Il Consiglio costituzionale francese ha annullato il divieto generalizzato per gli under 15, giudicandolo una compressione non proporzionata della libertà di espressione e comunicazione. La bozza rivista, notificata alla Commissione europea, sembra puntare su servizi o funzioni considerate a rischio, anziché vietare...
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La Francia ci riprova, ma con un’impostazione diversa. Dopo che il Consiglio costituzionale — l’organo che verifica la conformità delle leggi alla Costituzione — ha bloccato il primo testo, il governo ha notificato alla Commissione europea una nuova proposta per limitare l’accesso ai social degli under 15. Il punto non è soltanto fissare un’età minima: è costruire regole che proteggano i minori senza imporre restrizioni troppo ampie alla libertà di espressione e senza introdurre controlli dell’età eccessivamente invasivi. 2
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La legge originaria avrebbe vietato ai minori di 15 anni di aprire account sui social dal 1° settembre 2026. Le piattaforme avrebbero dovuto chiudere gli account già esistenti entro quattro mesi e adottare sistemi di verifica dell’età approvati dall’autorità francese per la privacy. 2
Era però un divieto molto esteso, applicato a un’ampia categoria di servizi di social networking senza differenziare in modo adeguato fra piattaforme e rischi specifici. 16
Il 14 agosto il Consiglio costituzionale ha annullato la disposizione centrale. Secondo la decisione, il divieto comportava una lesione della libertà di espressione e comunicazione degli under 15 che non era «appropriata, necessaria o proporzionata». 3
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La soglia dei 15 anni, da sola, non è stata il problema decisivo. Il testo non distingueva sufficientemente né le situazioni individuali dei minori né il livello e il tipo di rischio dei diversi servizi. Inoltre, la verifica dell’età sollevava questioni di privacy: per far rispettare un divieto così ampio, anche gli adulti potrebbero essere costretti a dimostrare la propria età prima di accedere ai servizi interessati. 11
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In sostanza, la sentenza non esclude che la tutela dei minori possa giustificare limitazioni, ma impone che siano mirate, delimitate e proporzionate.
Il 14 settembre Emmanuel Macron ha annunciato che, dopo un «rigoroso lavoro tecnico», il governo aveva notificato una bozza rielaborata alla Commissione europea. La notifica serve a verificare, prima dell’entrata in vigore, la compatibilità di una misura nazionale con il diritto dell’Unione. 4
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Il testo operativo completo non è disponibile nei materiali esaminati. Non è quindi possibile affermare con certezza quali piattaforme, funzioni, eccezioni o metodi di verifica dell’età saranno inclusi nella versione finale.
La direzione, tuttavia, appare più circoscritta rispetto al primo bando:
L’idea sembra quindi passare da un blocco indistinto a un approccio basato sul rischio. Resta da vedere se il testo definitivo risponderà davvero alle obiezioni costituzionali su proporzionalità e privacy: molto dipenderà da quali servizi o funzionalità verranno coperti e da come sarà progettata la verifica dell’età.
Macron si muove su due piani. Da un lato, la Francia ha notificato il proprio progetto rivisto alla Commissione per valutarne la compatibilità con le norme Ue. Dall’altro, il presidente francese ha chiesto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, una nuova legge europea che armonizzi un divieto di accesso ai social per gli under 15 in tutta l’Unione. 1
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Un quadro comune per i 27 Stati membri ridurrebbe le difficoltà pratiche e giuridiche derivanti da norme nazionali diverse. Non eliminerebbe però i nodi fondamentali: tutela dei diritti, applicabilità concreta delle regole e sistemi di accertamento dell’età che non raccolgano dati inutilmente invasivi.
Paesi Bassi e Spagna hanno proposto un’età minima legale europea per l’uso dei social, da introdurre se i servizi non risultano sufficientemente sicuri per i minori. La loro linea chiede un sistema proporzionato, basato sul rischio e concretamente applicabile, con strumenti di verifica dell’età rispettosi della privacy e non un mosaico di regole nazionali.
Il confronto non riguarda soltanto i social tradizionali. I due governi hanno sostenuto che l’approccio Ue dovrebbe poter includere videogiochi, chatbot di intelligenza artificiale e altri servizi digitali esposti a dinamiche di progettazione dannose o che possono favorire comportamenti compulsivi. 20
Nei materiali della Commissione figurano anche altre iniziative nazionali: la Francia a 15 anni, la Grecia che valuta 15 anni per i servizi di social networking e la Danimarca che considera un limite per gli under 16. Si tratta di proposte o orientamenti, non di una regola europea già definita. 17
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Il dibattito europeo non si riduce a un sì o un no ai divieti. Un approccio sostenuto dalla Commissione raccomanda un accesso limitato per gli under 13, salvo che il fornitore dimostri che il servizio è sicuro fin dalla progettazione; gli Stati membri potrebbero poi introdurre ulteriori misure precauzionali per gli adolescenti più grandi. 17
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Anche le anticipazioni su un possibile EU Kids Act descrivono un sistema di accesso a livelli per social e piattaforme di video-sharing prima dei 15 anni, accompagnato da account e prodotti più sicuri per i minori. 22
La domanda politica cambia così prospettiva: non solo se i minori possano usare i social, ma quali funzioni, livelli di autonomia e protezioni siano appropriati alle diverse fasce d’età. E una quota maggiore della responsabilità ricade sulla progettazione delle piattaforme, non esclusivamente su genitori e ragazzi.
La mossa francese rientra in una tendenza globale verso protezioni online più rigide legate all’età.
In Australia le restrizioni sono in vigore dal 10 dicembre 2025. Le piattaforme soggette alla misura devono adottare provvedimenti ragionevoli per impedire agli australiani sotto i 16 anni di creare o mantenere un account; tra i grandi servizi interessati figurano TikTok, YouTube, Instagram e Facebook.
Nel Regno Unito il governo ha annunciato l’intenzione di presentare al Parlamento, prima di Natale, un divieto per gli under 16, con tutele previste nella primavera del 2027. Il modello proposto riguarderebbe piattaforme social user-to-user; servizi di messaggistica come WhatsApp e Signal non dovrebbero rientrare nel perimetro. Londra valuta inoltre restrizioni per le dirette streaming e per i contatti con sconosciuti attraverso app di gioco.
Le fonti disponibili non consentono invece di descrivere con sufficiente affidabilità una proposta specifica del Giappone. Questa cautela è importante: il trend internazionale esiste, ma i Paesi stanno scegliendo strumenti molto diversi — blocchi degli account, età minime, limiti a determinate funzioni, supervisione degli adulti e obblighi di sicurezza fin dalla progettazione.
La prima legge francese ha mostrato che un obiettivo di protezione dell’infanzia, anche quando gode di forte consenso politico, può fallire se il suo campo di applicazione è troppo vasto. Per la nuova bozza conteranno i dettagli: servizi e funzioni interessati, criteri di valutazione del rischio, eventuale ruolo dei genitori, tecnologie di verifica dell’età e garanzie per i dati personali.
La Francia prova ora a spostare questo difficile equilibrio dal piano nazionale a quello europeo. L’esito potrebbe incidere sul modello che l’Europa adotterà per la sicurezza digitale dei minori: divieti generalizzati, accesso graduale oppure una combinazione di limiti d’età e obblighi di progettazione più sicura. 1
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Il Consiglio costituzionale francese ha annullato il divieto generalizzato per gli under 15, giudicandolo una compressione non proporzionata della libertà di espressione e comunicazione.
Il Consiglio costituzionale francese ha annullato il divieto generalizzato per gli under 15, giudicandolo una compressione non proporzionata della libertà di espressione e comunicazione. La bozza rivista, notificata alla Commissione europea, sembra puntare su servizi o funzioni considerate a rischio, anziché vietare indistintamente tutti i social.
Macron chiede una norma comune Ue; Paesi Bassi e Spagna sostengono un sistema europeo applicabile e rispettoso della privacy, che potrebbe coinvolgere anche videogiochi e chatbot di IA.