Nel settimo mese della guerra, il conflitto si è allargato invece di avvicinarsi a una soluzione. I negoziati sullo Stretto di Hormuz si sono fermati, gli Houthi hanno rafforzato la pressione sulle rotte del Mar Rosso e i timori per gli impianti e le esportazioni energetiche regionali hanno spinto verso l’alto i prezzi dell’energia.
1
2
3
Teheran respinge Trump, mentre Washington evoca il petrolio
L’Iran ha respinto l’affermazione del presidente Donald Trump secondo cui sarebbe alla ricerca urgente di un accordo di pace. Trump, dal canto suo, ha ipotizzato che gli Stati Uniti possano restare in Iran e «tenere il petrolio», tracciando un parallelo esplicito con l’accordo petrolifero statunitense in Venezuela.
6
La Casa Bianca ha presentato l’intesa con il Venezuela come un accordo che darebbe agli Stati Uniti il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve accertate. Tuttavia, diversi aspetti operativi dell’intesa più ampia restavano poco chiari nelle informazioni pubbliche disponibili.
1
5 Non erano emersi termini pubblici e verificabili per un eventuale accordo analogo sull’industria petrolifera iraniana.
6
Teheran ha inoltre dichiarato di aver abbattuto sullo Stretto di Hormuz un drone MQ-1 di fabbricazione statunitense. Si tratta però di una rivendicazione iraniana non verificata in modo indipendente.
14
Hormuz e Bab el-Mandeb: il nodo delle rotte energetiche
Il punto strategico centrale restava l’accesso marittimo all’energia. Hormuz, passaggio cruciale tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, continuava a essere pesantemente compromesso. Parallelamente, la conquista houthi del porto yemenita di Mokha e l’avanzata verso isole strategiche del Mar Rosso hanno aumentato la loro capacità di minacciare lo stretto di Bab el-Mandeb, la porta meridionale del Mar Rosso, e le opzioni di esportazione saudite.
3
I colloqui che l’Oman avrebbe dovuto ospitare tra l’Iran e gli Stati del Golfo su una possibile intesa per Hormuz sono stati rinviati. Il rinvio ha eliminato, almeno nel breve periodo, il principale canale diplomatico per tentare di riaprire la via d’acqua.
2
14
Attacchi e rincari: l’effetto sui carburanti
Gli attacchi contro obiettivi sauditi e i rischi di interruzione delle infrastrutture energetiche hanno accresciuto i timori per l’offerta. Il greggio è salito oltre i 100 dollari al barile, mentre i prodotti raffinati — in particolare diesel, benzina e carburante aereo — hanno registrato un impatto più pesante.
3
4
Le quotazioni citate nelle cronache hanno incluso il Brent sopra i 109 dollari al barile e un prezzo medio del diesel negli Stati Uniti oltre i 6 dollari al gallone, con punte oltre 6,23 dollari.
3
4
7 Per i consumatori e le imprese, il messaggio era chiaro: anche quando il rincaro del petrolio è visibile, le strozzature su trasporto, raffinazione e navigazione possono colpire ancora più duramente il prezzo dei carburanti.
Washington non ha avviato l’intervento diretto richiesto dall’Arabia Saudita, mentre i contributi navali alleati risultavano limitati. I fatti riportati confermano sia il rinvio del tavolo diplomatico sia l’escalation houthi, ma non consentono di quantificare in modo affidabile l’impegno navale di ogni singolo Paese.
2
3
Trump ha previsto che l’Iran avrebbe ceduto e che la guerra sarebbe finita subito dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in novembre, con un forte calo dei prezzi dei carburanti.
3
13 Era una previsione politicamente rischiosa: le cronache descrivevano crescenti preoccupazioni per l’effetto della guerra e dei carburanti più cari sul consenso ai repubblicani.
16