Il 31 agosto 2026 autorità statunitensi ed europee, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno interrotto Sality sequestrando domini collegati agli operatori e deviando la rete peer to peer verso infrastrutture co... La struttura decentralizzata della botnet, che consentiva ai computer compromessi di scambiarsi...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What was the coordinated September 2026 operation by CrowdStrike, the FBI, the U.S. Justice Department, European law enforcement, and other. Article summary: On August 31, 2026, a multinational public-private operation disrupted—not necessarily permanently eradicated—the Sality peer-to-peer botnet. It combined U.S. legal seizures, cooperation by Bulgaria, Hungary, and Romania. Topic tags: general, government, general web, user generated, news. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermark
Il 31 agosto 2026 un’operazione internazionale ha interrotto Sality, una botnet peer-to-peer (P2P) attiva da più di due decenni. L’azione ha combinato sequestri di domini autorizzati dal tribunale e un’operazione tecnica di sinkholing: i computer infetti sono stati reindirizzati lontano dall’infrastruttura dell’operatore. Hanno partecipato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, FBI e Defense Criminal Investigative Service (DCIS), le autorità di Bulgaria, Ungheria e Romania, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation. 1
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Le autorità statunitensi hanno sequestrato domini associati a Sality, impiegati per controllare dispositivi compromessi e distribuire carichi malevoli. Autorità bulgare, ungheresi e romene sono intervenute su ulteriori infrastrutture nelle rispettive giurisdizioni. 1
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Non sarebbe però bastato rimuovere alcuni domini. Sality era una botnet P2P: anziché dipendere esclusivamente da pochi server centrali di comando e controllo, le macchine infette potevano scambiarsi informazioni su altri computer compromessi. Questa architettura decentralizzata le permetteva di continuare a funzionare anche quando singoli server o domini venivano eliminati. 6
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Per questo il team Counter Adversary Operations di CrowdStrike ha condotto, insieme alle forze dell’ordine e ai partner del settore, un’operazione di sinkholing P2P. L’obiettivo era isolare i dispositivi infetti e rendere inutilizzabile il canale di comando dell’operatore. 1
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I ricercatori di CrowdStrike hanno analizzato tramite reverse engineering le comunicazioni P2P della botnet, concentrandosi sul meccanismo con cui ogni sistema infetto costruiva e condivideva l’elenco dei peer. Hanno individuato debolezze nel modo in cui queste informazioni venivano accettate e propagate, quindi hanno immesso nella rete dati falsi sui peer. 6
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In sostanza, i dispositivi compromessi sono stati indotti a connettersi a infrastrutture sinkhole controllate invece che alla rete dell’operatore. Ciò ha impedito all’operatore di usare la rete ancora attiva per inviare nuove istruzioni di download o ulteriori payload malevoli. 6
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La complessità dell’intervento sta proprio qui: non si trattava soltanto di spegnere un server centrale. Gli investigatori dovevano contrastare un sistema distribuito, nel quale le macchine infette potevano scambiarsi autonomamente informazioni di rete. Servivano quindi, nello stesso momento, azioni legali sui domini e un intervento tecnico capace di prevalere sul processo di scoperta dei peer della botnet. 1
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Sality è stata usata per oltre vent’anni per distribuire payload malevoli sui sistemi infetti. Resoconti giornalistici e fonti ufficiali descrivono impieghi per attività di spam, attacchi DDoS (distributed denial of service, cioè saturazione di un servizio con traffico), furto di credenziali e furto di criptovalute. 6
Uno dei payload segnalati, EggJagger, monitorava gli indirizzi di wallet di criptovalute copiati negli appunti della vittima e li sostituiva con un indirizzo controllato dall’attaccante. In questo modo potevano essere dirottati trasferimenti in Bitcoin o Ethereum. CrowdStrike ha stimato che EggJagger da solo abbia sottratto almeno 150.000 dollari in criptovalute. 6
La Shadowserver Foundation è stata partner del settore privato nell’operazione multinazionale, insieme a CrowdStrike e alle agenzie di polizia. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha indicato entrambe le organizzazioni come collaboratrici dell’azione coordinata contro Sality e la sua infrastruttura. 1
Operazioni di questo tipo non sono soltanto un esercizio tecnico né esclusivamente giudiziario. Il sequestro di domini richiede autorità legale e coordinamento fra Paesi; il sinkholing richiede analisi specialistiche e capacità operativa. L’unione dei due elementi ha ridotto la capacità dell’operatore di raggiungere la rete di dispositivi compromessi. 1
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Interrompere una botnet non significa che ogni dispositivo infetto sia stato ripulito. Secondo CrowdStrike, Sality aveva consentito la distribuzione di payload malevoli a oltre 33.000 macchine infette nel mondo. 7
Per chi difende una rete, un endpoint infetto può restare un punto d’accesso potenziale: può ancora contenere malware, essere stato esposto al furto di credenziali o richiedere verifiche su attività successive. Il sinkhole interrompe il canale di comando attivo descritto dall’operazione, ma aziende e amministratori devono comunque identificare e bonificare i sistemi coinvolti.
Resta inoltre incerto l’esito sul lungo periodo. L’operatore di Sality non è stato identificato pubblicamente: le informazioni disponibili consentono di parlare di un’interruzione, non di una garanzia che la minaccia non possa riemergere. L’operatore potrebbe tentare di recuperare l’accesso, modificare il malware o creare infrastrutture sostitutive. 1
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Il caso Sality mostra perché le botnet P2P possano durare nel tempo e perché non basti chiudere qualche server per smantellarle. La decentralizzazione ha aiutato la rete a sopravvivere per anni, ma lo stesso sistema di scoperta dei peer ha offerto agli investigatori un modo per isolarla, grazie al coordinamento tra reverse engineering, sinkholing e azione legale internazionale. 1
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Il 31 agosto 2026 autorità statunitensi ed europee, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno interrotto Sality sequestrando domini collegati agli operatori e deviando la rete peer to peer verso infrastrutture co...
Il 31 agosto 2026 autorità statunitensi ed europee, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno interrotto Sality sequestrando domini collegati agli operatori e deviando la rete peer to peer verso infrastrutture co... La struttura decentralizzata della botnet, che consentiva ai computer compromessi di scambiarsi informazioni sui peer, l’aveva resa resistente ai tradizionali sequestri di server.
L’interruzione non equivale alla pulizia dei dispositivi: i sistemi ancora infetti devono essere individuati, analizzati e bonificati.