Il Public Procurement Act dovrebbe sostituire tre direttive del 2014 con un unico regolamento direttamente applicabile nei Paesi Ue. Secondo le anticipazioni, per alcuni grandi contratti le stazioni appaltanti potrebbero escludere offerte con meno del 50% di contenuto Ue o di Paesi partner ammessi.
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Gli appalti pubblici potrebbero diventare uno strumento molto più esplicito della politica industriale e della sicurezza economica dell’Unione europea. La Commissione dovrebbe presentare il Public Procurement Act il 9 settembre, dopo lo slittamento rispetto alla tabella di marcia iniziale. Il testo è ancora una proposta in evoluzione e, prima di entrare in vigore, dovrà essere concordato dai legislatori Ue. 17
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La bozza riportata dalla stampa prevede l’abrogazione e la sostituzione delle tre principali direttive del 2014 sugli appalti nel settore pubblico, nei servizi di pubblica utilità e nelle concessioni con un unico regolamento europeo. La differenza è rilevante: un regolamento si applica direttamente in tutti gli Stati membri, mentre una direttiva richiede il recepimento nelle legislazioni nazionali. 18
L’obiettivo dichiarato della revisione è rendere le procedure più semplici e il quadro normativo più coerente, dotando al contempo l’Ue di strumenti più forti per sicurezza economica e sovranità. Per imprese e amministrazioni, un corpus unico di regole potrebbe ridurre le differenze tra ordinamenti nazionali; renderebbe però anche più incisive su scala europea le condizioni fissate a Bruxelles.
Non sarebbe un ordine generalizzato di acquistare soltanto prodotti fabbricati nell’Ue. L’impostazione emersa dalle bozze darebbe invece alle stazioni appaltanti maggiori margini per privilegiare l’offerta europea nei contratti grandi o strategici.
Tra le misure riportate figurano:
Soglie definitive, categorie di contratti, deroghe e modalità di trattamento dei contenuti provenienti dai Paesi partner dipenderanno dal testo finale della Commissione e dal negoziato legislativo. La versione pubblicata potrebbe dunque differire in modo sostanziale dalle anticipazioni. 19
La Cina non è citata nella bozza riportata a luglio, ma la riforma viene ampiamente letta come una risposta alla dipendenza europea da fornitori esteri e al peso cinese nelle materie prime critiche e nelle filiere industriali. Reuters ha riferito che le misure mirano a ridurre questa dipendenza, sullo sfondo di un crescente squilibrio commerciale tra Ue e Cina. 19
Esiste già un precedente concreto. Nel giugno 2025 la Commissione ha usato per la prima volta lo Strumento per gli appalti internazionali (International Procurement Instrument, IPI) per limitare la partecipazione cinese alle gare Ue per dispositivi medici di valore superiore a 5 milioni di euro. Nei contratti interessati, gli input di dispositivi medici di origine cinese non possono superare il 50%, salvo eccezioni in assenza di fornitori alternativi. La Commissione ha motivato l’intervento con le discriminazioni riscontrate nei confronti di produttori europei sul mercato cinese degli appalti.
Quella misura riguarda uno specifico settore e una determinata soglia di valore. Il Public Procurement Act sarebbe invece una revisione più ampia delle regole di base sugli appalti nell’Ue.
Associazioni della manifattura europea chiedono a Bruxelles una risposta più dura. Eurometal, organismo che rappresenta interessi nella distribuzione e lavorazione dei metalli, ha stimato che nel resto del 2026 l’Ue potrebbe perdere 300.000 posti di lavoro manifatturieri per l’intensificarsi della concorrenza dei fornitori cinesi di componenti. Si tratta di una previsione dell’associazione, non di un dato ufficiale su licenziamenti già annunciati. 6
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Il 7 settembre Eurometal ha organizzato a Bruxelles una protesta con dieci bare simboliche, per richiamare l’attenzione sulla competitività, sui posti di lavoro industriali e sulle fabbriche europee. 21
I sostenitori di criteri più rigidi sostengono che i produttori europei affrontino costi energetici, obblighi legati al carbonio e altri oneri regolatori, mentre competono con importazioni meno costose. Sono argomenti politicamente rilevanti, ma non dimostrano di per sé che una preferenza negli appalti salverà posti di lavoro o aumenterà la competitività. Il nodo è il compromesso tra capacità produttiva e resilienza delle filiere da un lato, concorrenza e prezzi contenuti per le amministrazioni pubbliche dall’altro.
La Commissione presenta le restrizioni negli appalti come uno strumento per ottenere un accesso al mercato equo e reciproco, non come una chiusura generalizzata del mercato europeo. L’azione del 2025 sui dispositivi medici puntava esplicitamente a indurre la Cina a cessare le discriminazioni verso imprese e prodotti Ue.
La possibile preferenza per i Paesi con accordi reciproci sugli appalti segue la stessa logica: condizioni di accesso più favorevoli per chi offre alle imprese europee aperture comparabili.
Commenti cinesi hanno criticato la riforma prospettata come protezionistica, sostenendo che l’esclusione dei fornitori cinesi a basso costo potrebbe aumentare i costi pubblici e ridurre la concorrenza in Europa. La reazione evidenzia il rischio diplomatico: un sistema di preferenze più esteso potrebbe generare contenziosi, contromisure commerciali o nuove barriere per gli esportatori europei.
La presentazione della Commissione aprirebbe il percorso legislativo, non lo concluderebbe. Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue, che riunisce i governi degli Stati membri, dovranno negoziare e approvare il testo finale. Il calendario legislativo del Parlamento indica il quarto trimestre del 2027 come obiettivo per la conclusione dei negoziati, ma non è una scadenza garantita. 17
Le questioni più controverse potrebbero riguardare:
Il Public Procurement Act si inserisce nella più ampia strategia europea di riduzione dei rischi nelle dipendenze economiche, con criteri di contenuto locale, basse emissioni e resilienza nei settori strategici. Il separato Industrial Accelerator Act, per esempio, propone requisiti di produzione nell’Ue e di basse emissioni di carbonio per una parte della spesa pubblica legata a manifattura e tecnologie. 20
La direzione politica è quindi chiara anche prima del testo definitivo: Bruxelles vuole che gli acquisti pubblici facciano più che aggiudicare l’offerta meno cara. Dovrebbero contribuire alla resilienza delle filiere, alla reciprocità nell’accesso ai mercati e alla capacità industriale europea. Resta da capire se la legge finale riuscirà a farlo senza aumentare i costi, restringere la concorrenza o provocare ritorsioni. 17
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Il Public Procurement Act dovrebbe sostituire tre direttive del 2014 con un unico regolamento direttamente applicabile nei Paesi Ue.
Il Public Procurement Act dovrebbe sostituire tre direttive del 2014 con un unico regolamento direttamente applicabile nei Paesi Ue. Secondo le anticipazioni, per alcuni grandi contratti le stazioni appaltanti potrebbero escludere offerte con meno del 50% di contenuto Ue o di Paesi partner ammessi.
La proposta non è ancora legge: dopo la presentazione della Commissione dovranno negoziare e approvare Parlamento europeo e Consiglio dell'Ue.