Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili. I raid ucraini hanno ridotto la capacità di raffinazione e in alcune aree hanno prodotto code, limiti agli acquisti e difficoltà nel reperire specifici tipi di benzina.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did Vladimir Putin acknowledge that Russia misjudged Ukraine’s willingness to strike oil refineries, what has Ukraine’s intensified 2026. Article summary: Putin’s acknowledgement was unusually direct: he said Russian authorities had been mistaken in assuming Ukraine would not systematically strike refineries, while still describing the resulting damage and fuel deficit as . Topic tags: general, news, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers
Vladimir Putin ha riconosciuto in modo insolitamente esplicito che le autorità russe avevano ritenuto le raffinerie al riparo dagli attacchi perché considerate strutture civili. «Su questo ci siamo sbagliati», ha detto, secondo quanto riportato dal Forum economico orientale. 6
8
L’ammissione arriva dopo mesi di intensificazione degli attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Putin continua a descrivere il deficit di carburante come gestibile, ma le misure adottate dalle autorità e le segnalazioni del settore indicano un problema nazionale: minore capacità di raffinazione, distribuzione sotto pressione e carenze visibili sul mercato interno. 2
3
Secondo i calcoli di Reuters, fra gennaio e maggio 2026 i droni ucraini hanno colpito circa 700.000 barili al giorno di capacità di raffinazione russa, distribuiti su 16 impianti. Il numero delle raffinerie prese di mira era circa doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. 22
Non si è trattato di episodi isolati. A maggio, Reuters ha riferito che quasi tutte le principali raffinerie della Russia centrale avevano sospeso o ridotto la produzione dopo gli attacchi. La capacità coinvolta superava gli 83 milioni di tonnellate annue, circa un quarto della capacità di raffinazione complessiva del Paese. 21
Gli attacchi successivi hanno aumentato la pressione:
Anche KINEF, la raffineria di Kirishi, risulta tra gli impianti colpiti alla fine di agosto. Le informazioni disponibili confermano l’attacco e gli incendi nel sito, ma non dimostrano in modo indipendente un fermo totale né quantificano durata e capacità persa. Le affermazioni più specifiche su questo punto vanno quindi trattate con cautela.
I fermi degli impianti hanno ampliato il divario fra produzione interna di benzina e domanda. A luglio, Reuters stimava che la produzione fosse scesa a circa il 65% dei consumi medi stagionali dopo l’arresto di grandi raffinerie. Alla fine di agosto, la produzione era valutata intorno a 80.000 tonnellate al giorno, pari a circa il 70% di una domanda giornaliera stimata in 115.000 tonnellate.
Le conseguenze pratiche hanno incluso code ai distributori, difficoltà a trovare alcune qualità di carburante e problemi per automobilisti e aziende. Lo stesso Putin ha ammesso che le «difficoltà persistono» e che le code alle stazioni di servizio non erano scomparse. 2
3
In alcune località sono arrivati anche limiti alle vendite. Le cronache hanno segnalato razionamenti e tetti agli acquisti, compresi limiti in Crimea, mentre le autorità cercavano di reindirizzare le forniture verso le regioni più colpite. 11
La strategia russa punta a mantenere il mercato interno rifornito e, nello stesso tempo, a rimettere in funzione gli impianti danneggiati.
Alle misure di contenimento Putin ha affiancato minacce di risposta. Ad agosto ha affermato che l’Ucraina aveva aperto un «vaso di Pandora» colpendo obiettivi economici russi e ha avvertito che Mosca avrebbe preso di mira i «settori economici più sensibili» dell’Ucraina. 1
Kyiv sostiene che gli attacchi a lungo raggio contro raffinerie, terminali, depositi e altri asset energetici mirino a ridurre le entrate e il carburante che sostengono lo sforzo bellico russo. 19 La campagna si svolge parallelamente ai ripetuti attacchi russi contro il sistema energetico ucraino: l’energia è quindi diventata un fronte centrale del conflitto, non un obiettivo economico secondario.
Le evidenze disponibili non indicano che la Russia abbia esaurito il carburante. Mostrano però che l’Ucraina è riuscita a creare colli di bottiglia ricorrenti nella raffinazione, nelle riparazioni, nella distribuzione regionale, nelle esportazioni e nell’allocazione delle difese antiaeree. L’ammissione di Putin è rilevante perché conferma che la campagna ha cambiato le ipotesi di pianificazione di Mosca, e non soltanto il calendario della manutenzione delle raffinerie. 6
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Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili.
Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili. I raid ucraini hanno ridotto la capacità di raffinazione e in alcune aree hanno prodotto code, limiti agli acquisti e difficoltà nel reperire specifici tipi di benzina.
Mosca ha risposto con una task force per le forniture, riparazioni accelerate, restrizioni all’export, maggiori importazioni di prodotti petroliferi e promesse di rafforzare la difesa aerea.
Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili. I raid ucraini hanno ridotto la capacità di raffinazione e in alcune aree hanno prodotto code, limiti agli acquisti e difficoltà nel reperire specifici tipi di benzina.
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Vladimir Putin ha riconosciuto in modo insolitamente esplicito che le autorità russe avevano ritenuto le raffinerie al riparo dagli attacchi perché considerate strutture civili. «Su questo ci siamo sbagliati», ha detto, secondo quanto riportato dal Forum economico orientale. 6
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L’ammissione arriva dopo mesi di intensificazione degli attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Putin continua a descrivere il deficit di carburante come gestibile, ma le misure adottate dalle autorità e le segnalazioni del settore indicano un problema nazionale: minore capacità di raffinazione, distribuzione sotto pressione e carenze visibili sul mercato interno. 2
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Secondo i calcoli di Reuters, fra gennaio e maggio 2026 i droni ucraini hanno colpito circa 700.000 barili al giorno di capacità di raffinazione russa, distribuiti su 16 impianti. Il numero delle raffinerie prese di mira era circa doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. 22
Non si è trattato di episodi isolati. A maggio, Reuters ha riferito che quasi tutte le principali raffinerie della Russia centrale avevano sospeso o ridotto la produzione dopo gli attacchi. La capacità coinvolta superava gli 83 milioni di tonnellate annue, circa un quarto della capacità di raffinazione complessiva del Paese. 21
Gli attacchi successivi hanno aumentato la pressione:
Anche KINEF, la raffineria di Kirishi, risulta tra gli impianti colpiti alla fine di agosto. Le informazioni disponibili confermano l’attacco e gli incendi nel sito, ma non dimostrano in modo indipendente un fermo totale né quantificano durata e capacità persa. Le affermazioni più specifiche su questo punto vanno quindi trattate con cautela.
I fermi degli impianti hanno ampliato il divario fra produzione interna di benzina e domanda. A luglio, Reuters stimava che la produzione fosse scesa a circa il 65% dei consumi medi stagionali dopo l’arresto di grandi raffinerie. Alla fine di agosto, la produzione era valutata intorno a 80.000 tonnellate al giorno, pari a circa il 70% di una domanda giornaliera stimata in 115.000 tonnellate.
Le conseguenze pratiche hanno incluso code ai distributori, difficoltà a trovare alcune qualità di carburante e problemi per automobilisti e aziende. Lo stesso Putin ha ammesso che le «difficoltà persistono» e che le code alle stazioni di servizio non erano scomparse. 2
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In alcune località sono arrivati anche limiti alle vendite. Le cronache hanno segnalato razionamenti e tetti agli acquisti, compresi limiti in Crimea, mentre le autorità cercavano di reindirizzare le forniture verso le regioni più colpite. 11
La strategia russa punta a mantenere il mercato interno rifornito e, nello stesso tempo, a rimettere in funzione gli impianti danneggiati.
Alle misure di contenimento Putin ha affiancato minacce di risposta. Ad agosto ha affermato che l’Ucraina aveva aperto un «vaso di Pandora» colpendo obiettivi economici russi e ha avvertito che Mosca avrebbe preso di mira i «settori economici più sensibili» dell’Ucraina. 1
Kyiv sostiene che gli attacchi a lungo raggio contro raffinerie, terminali, depositi e altri asset energetici mirino a ridurre le entrate e il carburante che sostengono lo sforzo bellico russo. 19 La campagna si svolge parallelamente ai ripetuti attacchi russi contro il sistema energetico ucraino: l’energia è quindi diventata un fronte centrale del conflitto, non un obiettivo economico secondario.
Le evidenze disponibili non indicano che la Russia abbia esaurito il carburante. Mostrano però che l’Ucraina è riuscita a creare colli di bottiglia ricorrenti nella raffinazione, nelle riparazioni, nella distribuzione regionale, nelle esportazioni e nell’allocazione delle difese antiaeree. L’ammissione di Putin è rilevante perché conferma che la campagna ha cambiato le ipotesi di pianificazione di Mosca, e non soltanto il calendario della manutenzione delle raffinerie. 6
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Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili.
Putin ha dichiarato che la Russia aveva sbagliato a ritenere le raffinerie impianti civili non attaccabili. I raid ucraini hanno ridotto la capacità di raffinazione e in alcune aree hanno prodotto code, limiti agli acquisti e difficoltà nel reperire specifici tipi di benzina.
Mosca ha risposto con una task force per le forniture, riparazioni accelerate, restrizioni all’export, maggiori importazioni di prodotti petroliferi e promesse di rafforzare la difesa aerea.