La ripetizione degli attacchi alle raffinerie trasforma guasti circoscritti in un rischio operativo più duraturo per il settore petrolifero russo. La previsione russa per il 2026 è scesa a 494,2 milioni di tonnellate: 17,2 milioni in meno rispetto alla stima di maggio e il livello più basso dal 2009.
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La definizione di calo temporaneo usata dal vicepremier russo Alexander Novak può valere per la singola raffineria che torna in funzione dopo una riparazione. Ma, se gli attacchi con droni continuano e colpiscono impianti diversi o già danneggiati, l’effetto economico diventa cumulativo: meno carburanti prodotti, più difficoltà logistiche, maggiori costi di riparazione e una minore capacità di esportare greggio e prodotti raffinati.
In altre parole, non è soltanto un problema di «manutenzione non programmata». È un vincolo che si propaga lungo tutta la filiera: dalla raffineria al mercato interno, fino alla produzione di greggio.
Il dato di 511 milioni di tonnellate non era la stima che prefigurava il minimo pluriennale: era la previsione di maggio per il 2026, riferita a petrolio e condensati, sostanzialmente stabile su base annua.
Nella successiva bozza di scenario di base, il governo russo ha ridotto la previsione per la produzione di greggio a circa 494,2 milioni di tonnellate, pari a 9,88 milioni di barili al giorno: 17,2 milioni di tonnellate in meno rispetto alla precedente proiezione e il livello più basso dal 2009. Reuters collega il peggioramento alle strozzature dell’export, alle sanzioni e all’intensificazione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. 17
Quando una raffineria rallenta o si ferma, diminuisce la domanda interna di greggio. In teoria, il petrolio non lavorato può essere deviato verso l’estero; in pratica, questa soluzione dipende da capacità di stoccaggio, terminali portuali, navi cisterna, assicurazioni e canali di vendita disponibili.
Se queste vie sono già sotto pressione, i produttori non riescono a reindirizzare ogni barile e possono essere costretti a ridurre l’estrazione. L’Agenzia internazionale dell’energia ha stimato per il 2026 un calo di circa il 3% della produzione russa, a 8,9 milioni di barili al giorno, proprio per gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Anche Rystad Energy ha rivisto al ribasso la propria stima: 8,95 milioni di barili al giorno nel 2026 e circa 8,6 milioni nel 2027, citando un anno di sanzioni più severe e attacchi ucraini a raffinerie, porti e petroliere.
I danni alle raffinerie pesano in modo particolare quando riguardano le unità secondarie e terziarie, cioè gli impianti che trasformano i semilavorati nei prodotti a maggior valore, come diesel, benzina e carburante per aerei. Non basta quindi riavviare una colonna di distillazione per recuperare automaticamente tutta la produzione di carburanti.
Tra gennaio e maggio, i calcoli di Reuters indicavano circa 700.000 barili al giorno di capacità di raffinazione fuori uso in 16 raffinerie, alcune colpite più volte. 18 A maggio, quasi tutti i principali impianti della Russia centrale erano stati costretti a fermare o ridurre la produzione; la capacità coinvolta superava 83 milioni di tonnellate l’anno e rappresentava oltre il 30% della produzione russa di benzina e circa il 25% di quella di diesel.
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Il diesel è il prodotto più sensibile per trasporti, agricoltura e attività industriali. In Russia la produzione è diminuita di circa il 10% in aprile rispetto al mese precedente e di un ulteriore 10% in maggio, dopo che le raffinerie colpite avevano ridotto o sospeso le lavorazioni. 20
In estate, secondo Bloomberg, la campagna di attacchi ha portato i tassi giornalieri di lavorazione del greggio a minimi pluriennali e ha aggravato le tensioni nelle forniture locali. 3
La risposta di Mosca è stata trattenere più combustibile sul mercato domestico. A luglio la Russia ha vietato le esportazioni di diesel e Novak ha dichiarato che il Paese avrebbe iniziato a importare carburante per alleviare le carenze. 4
Il divieto è stato poi esteso fino al 30 settembre e include diesel, combustibile marino e gasoli esportati dai produttori russi. La motivazione ufficiale è la stabilità del mercato interno. 2
Parallelamente, diverse regioni hanno registrato limiti alle vendite, rincari, code ai distributori e razionamenti. 5
3 Queste misure indicano che il carburante disponibile viene dirottato dall’export ai consumi interni: una scelta utile per contenere l’emergenza domestica, ma che riduce i volumi disponibili per i clienti esteri.
L’Unione europea riceve oggi molto meno diesel russo direttamente rispetto a prima dell’embargo. L’esposizione europea, però, resta indiretta: le minori disponibilità russe costringono gli acquirenti di altre aree — come Turchia, Nord Africa e America Latina — a cercare carichi alternativi, entrando in competizione con gli stessi fornitori cui può rivolgersi l’Europa.
L’effetto da osservare non è quindi soltanto un’interruzione della rotta Russia-UE, ma un mercato mondiale più teso per i distillati medi: diesel, jet fuel, gasolio marino e olio da riscaldamento. Il primo stop all’export russo di diesel ha coinciso con prezzi globali del prodotto ai massimi pluriennali. 7
La durata resta l’incognita fondamentale. Se le riparazioni terranno e gli attacchi diminuiranno, una parte della produzione può recuperare. Se invece i colpi proseguiranno con la stessa intensità, la Russia rischia una carenza ricorrente di prodotti raffinati che, a sua volta, limita l’estrazione di greggio e mantiene più rigido il mercato internazionale del diesel. 1
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La ripetizione degli attacchi alle raffinerie trasforma guasti circoscritti in un rischio operativo più duraturo per il settore petrolifero russo.
La ripetizione degli attacchi alle raffinerie trasforma guasti circoscritti in un rischio operativo più duraturo per il settore petrolifero russo. La previsione russa per il 2026 è scesa a 494,2 milioni di tonnellate: 17,2 milioni in meno rispetto alla stima di maggio e il livello più basso dal 2009.
Il divieto di export del diesel e le difficoltà di approvvigionamento interno segnalano che Mosca sta privilegiando il mercato domestico.