Leonardo Maria Del Vecchio lascia dal 31 agosto i ruoli di chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray Ban, dichiarando di voler dedicarsi a nuove iniziative. La sua uscita segue le tensioni riportate con l’amministratore delegato Francesco Milleri e non lo allontana dalla proprietà: Del Vecchio r...
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Le dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio segnano l’uscita di un esponente della famiglia dalla gestione quotidiana di EssilorLuxottica, ma non dalla sua area di controllo. Il passaggio trasforma una frattura manageriale in un problema di proprietà e governance più visibile all’interno di Delfin, la holding familiare che resta il principale azionista del gruppo dell’occhialeria. 1
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Dal 31 agosto 2026, Del Vecchio rinuncia agli incarichi di chief strategy officer di EssilorLuxottica e di presidente di Ray-Ban. Ha spiegato la decisione con la volontà di dedicarsi a nuove iniziative imprenditoriali. Le ricostruzioni pubblicate collegano però l’uscita anche alle tensioni con l’amministratore delegato Francesco Milleri e alle critiche di Del Vecchio verso una leadership percepita come distante dai dipendenti e troppo impersonale. 1
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La decisione non equivale a un disimpegno dalla società: Del Vecchio ha indicato che resterà un azionista attivo attraverso Delfin, dove possiede il 12,5% del capitale. 1
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L’uscita arriva dopo il fallimento del progetto con cui Del Vecchio puntava ad acquistare le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola. L’operazione, del valore di circa 10 miliardi di euro, avrebbe portato la sua quota individuale in Delfin dal 12,5% al 37,5%, rendendolo il maggiore azionista della holding. 4
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L’idea aveva ottenuto inizialmente il via libera della famiglia ad aprile, ma il piano si è poi bloccato. Il nodo riguardava sia il reperimento del debito necessario a finanziare l’acquisizione sia le protezioni di governance richieste dai finanziatori in caso di maggiore concentrazione del potere. 5
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La struttura proprietaria paritaria lasciata dall’eredità del fondatore Leonardo Del Vecchio aveva già complicato il processo decisionale. La rinuncia agli incarichi operativi non risolve quindi il confronto su controllo, influenza nei consigli di amministrazione, politica dei dividendi, eventuali cessioni di asset e successione. 6
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Delfin detiene il 32,4% di EssilorLuxottica, ma il suo portafoglio non si limita al proprietario di Ray-Ban. La holding possiede anche partecipazioni in Banca Monte dei Paschi di Siena, Assicurazioni Generali e UniCredit. Un conflitto familiare prolungato può dunque avere conseguenze sulla governance di un portafoglio di investimenti italiano strategico, non soltanto su un’azienda di occhiali. 4
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Nel breve periodo, l’uscita può rendere più chiara la catena di comando operativa: Milleri e il consiglio di amministrazione guidano EssilorLuxottica, mentre la famiglia mantiene il ruolo di azionista di riferimento attraverso Delfin.
La separazione, tuttavia, è solo parziale. Del Vecchio resta un azionista rilevante della holding e può continuare a esercitare pressione attraverso i meccanismi di governance di Delfin. Il rischio di interferenze nella gestione quotidiana può ridursi, ma quello di un conflitto tra azionisti non scompare.
Il gruppo deve inoltre accelerare sugli occhiali intelligenti dotati di funzioni basate sull’intelligenza artificiale, in un mercato dove si muovono concorrenti tecnologici molto capitalizzati come Apple, Google e Samsung. Questo scenario richiede investimenti costanti, rapidità nello sviluppo dei prodotti, gestione dei partner e una strategia di lungo periodo coerente.
Le fonti disponibili sostengono l’esistenza di una crescente pressione competitiva, ma non dimostrano che la disputa familiare abbia già provocato un ritardo strategico specifico. Il problema è piuttosto il rischio percepito: più tempo dedicato alla governance significa maggiore incertezza sulla capacità di esecuzione del gruppo. 10
Alla fine di agosto, le azioni EssilorLuxottica risultavano in calo di circa il 40% dall’inizio dell’anno. Il 28 agosto la società ha annunciato un programma di riacquisto fino a 5 milioni di azioni, per un valore superiore a 800 milioni di euro ai prezzi del momento. L’azienda lo ha presentato come un segnale di fiducia nella creazione di valore e nelle prospettive di lungo periodo. 2
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Un buyback può sostenere il prezzo, indicare la valutazione positiva del management e migliorare alcuni parametri per azione. Non può però risolvere la contesa sulla proprietà di Delfin, costruire da solo un assetto di governance stabile o eliminare l’incertezza strategica legata alla disputa familiare. Gli analisti hanno associato la complessità della governance alla pressione sul titolo, insieme all’intensificarsi della concorrenza. 10
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Le dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio non rappresentano, nell’immediato, una crisi operativa: EssilorLuxottica continua a essere guidata da Milleri. Rendono però più evidente la questione irrisolta della successione e del controllo all’interno dell’azionista principale.
La domanda decisiva è se Delfin riuscirà a separare abbastanza rapidamente i contrasti sulla proprietà familiare dalla gestione professionale della società. Da questo dipenderà anche la capacità di EssilorLuxottica di mantenere il focus sugli occhiali intelligenti e sulle altre iniziative di crescita.
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Leonardo Maria Del Vecchio lascia dal 31 agosto i ruoli di chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray Ban, dichiarando di voler dedicarsi a nuove iniziative.
Leonardo Maria Del Vecchio lascia dal 31 agosto i ruoli di chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray Ban, dichiarando di voler dedicarsi a nuove iniziative. La sua uscita segue le tensioni riportate con l’amministratore delegato Francesco Milleri e non lo allontana dalla proprietà: Del Vecchio resta azionista attivo di Delfin, la holding di famiglia.
Il tentativo di acquistare le quote dei fratelli Luca e Paola, per circa 10 miliardi di euro, avrebbe dovuto portare la sua partecipazione in Delfin dal 12,5% al 37,5%, ma si è arenato sul finanziamento e sulle garanz...