Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll... Secondo l’EIA, i flussi di greggio e liquidi attraverso Hormuz sono crollati a 4,9 milioni di ba...
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Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How have persistent disruptions in the Strait of Hormuz, conflict and sanctions involving the United States and Iran, and resulting global o. Article summary: The forecasts have been highly assumption-sensitive: EIA’s outlook moved from a Hormuz-closure, inventory-draw scenario to a lower-price recovery case after the U.S.–Iran MOU and a partial return of shipping. Rabobank ha. Topic tags: general, government, general web, news. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with
La crisi dello Stretto di Hormuz ha reso le previsioni sul petrolio insolitamente dipendenti da ipotesi politiche e logistiche. L’Energy Information Administration statunitense (EIA) ha prima abbassato il percorso dei prezzi immaginando il ritorno del traffico delle petroliere e della produzione ferma, poi ha rialzato le stime di breve periodo quando le restrizioni si sono prolungate e le scorte hanno continuato a ridursi. Rabobank mantiene una lettura più rialzista: secondo la banca, le riserve vengono consumate troppo rapidamente per costituire un cuscinetto duraturo. 1
2
6
Lo scenario di recupero dell’EIA presume che produzione globale e flussi commerciali tornino vicini ai livelli precedenti al conflitto entro la fine del 2026. La maggior parte della produzione precedentemente fermata dovrebbe ripartire nel primo trimestre del 2027. In questo caso, la ricostituzione delle scorte spingerebbe il Brent verso una media di 65 dollari al barile nel 2027. La previsione annuale dell’EIA per il Brent nel 2026, nello stesso scenario, era di 82 dollari, mentre la stima per il terzo trimestre 2026 era di 74 dollari. 1
Questa ipotesi è diventata meno lineare con il protrarsi delle difficoltà nei trasporti. L’EIA ha stimato che nel secondo trimestre 2026 attraverso Hormuz siano transitati in media soltanto 4,9 milioni di barili al giorno di greggio e liquidi petroliferi, contro i 21,6 milioni del quarto trimestre 2025, prima dell’inizio del conflitto. Nell’outlook di agosto, l’agenzia prevedeva il ritorno della maggior parte della produzione regionale verso i livelli precedenti all’inizio del 2027, ma stimava che circa 0,6 milioni di barili al giorno potessero restare fuori mercato fino alla fine del 2027. 2
Quando le limitazioni alla navigazione si sono aggravate, l’EIA ha rivisto al rialzo anche la previsione ravvicinata: le stime di agosto riportate dalla stampa collocavano il Brent del terzo trimestre intorno agli 85 dollari al barile. La sequenza mostra che le cifre dell’agenzia non rappresentano una previsione unica e immutabile, ma la risposta di un modello alle variazioni di traffico marittimo, produzione e scorte.
Nel caso di interruzione più severa, l’EIA aveva stimato una riduzione della produzione dei produttori mediorientali superiore a 11 milioni di barili al giorno. L’agenzia prevedeva un calo delle scorte globali pari in media a 6,3 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026 e a 7,6 milioni nel terzo trimestre, con un Brent medio di 105 dollari al barile tra giugno e luglio mentre le spedizioni restavano limitate. 17
L’outlook successivo indicava diminuzioni più contenute, ma ancora rilevanti: le scorte globali sarebbero diminuite in media di 4,2 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, con un ulteriore calo previsto di 3,8 milioni al giorno nel terzo trimestre. 2
Questi numeri descrivono la variazione delle scorte nel tempo, non la capacità fisica dei depositi. Un calo di 4,2 milioni di barili al giorno significa che le riserve mondiali sono state ridotte, nel trimestre, a un ritmo medio equivalente a 4,2 milioni di barili ogni giorno. Se il fenomeno persiste, può sostenere prezzi più alti anche senza una forte accelerazione della domanda: il mercato sta infatti usando il petrolio immagazzinato per compensare produzione e traffici interrotti.
Le ipotesi attribuite a Rabobank sono più prudenti sulla possibilità di una normalizzazione rapida. La banca ha indicato un consumo delle scorte petrolifere globali di circa 2-5 milioni di barili al giorno, a cui si aggiungerebbe un prelievo di 5-6 milioni di barili al giorno dalle scorte di prodotti raffinati. Rabobank ha definito questi “conti di risparmio” del mercato insostenibili nel lungo periodo. 6
La previsione più recente riportata colloca il Brent a 90 dollari al barile sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026. Le stesse ricostruzioni indicano 86 dollari nel 2027 e 79 dollari nel 2028. 3
Rabobank prevede inoltre che i flussi attraverso Hormuz possano recuperare soltanto il 50%-60% dei livelli precedenti al conflitto entro il 2027, includendo le deviazioni verso rotte alternative. Le esportazioni di prodotti raffinati dal Medio Oriente, invece, potrebbero tornare alla normalità soltanto a metà del 2028. 6
9 La differenza è importante: il greggio può trovare percorsi alternativi prima che benzina, diesel, carburante per l’aviazione e altri prodotti riacquistino una capacità di esportazione normale.
Le previsioni della banca sono cambiate rapidamente con il calendario ipotizzato per la riapertura. In uno scenario successivo al memorandum d’intesa, Rabobank stimava il Brent a 79 dollari nel terzo trimestre 2026 e 78 dollari nel quarto, con il WTI rispettivamente a 75,50 e 74 dollari. Per quel percorso di recupero più morbido, prevedeva inoltre un Brent a 74,50 dollari nel 2027 e 71 dollari nel 2028. Si tratta di uno scenario precedente, da non confrontare direttamente con la previsione successiva e più rialzista. 10
| Istituzione e scenario | Brent | WTI | Ipotesi alla base della stima |
|---|---|---|---|
| EIA, scenario di recupero, media 2026 | 82 $/barile | Non indicato nei dati citati | Ripresa del traffico, ritorno della produzione e aumento delle scorte |
| EIA, scenario di recupero, media 2027 | 65 $/barile | Non indicato nei dati citati | Normalizzazione dell’offerta e ricostituzione delle scorte |
| EIA, scenario di forte interruzione, giugno-luglio 2026 | 105 $/barile | Non indicato | Spedizioni limitate e forte calo delle scorte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, terzo-quarto trimestre 2026 | 90 $/barile | Non indicato nel rapporto citato | Rischio geopolitico persistente e consumo rapido delle scorte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, 2027 | 86 $/barile | Non disponibile in modo affidabile | Ripresa parziale di Hormuz e scorte ridotte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, 2028 | 79 $/barile | Non disponibile in modo affidabile | Normalizzazione ritardata delle esportazioni di prodotti raffinati |
| Rabobank, precedente scenario post-intesa, terzo-quarto trimestre 2026 | 79; 78 $/barile | 75,50; 74 $/barile | Riapertura graduale e percorso dei prezzi più debole |
Le pubblicazioni EIA citate non forniscono una previsione ufficiale del Brent o del WTI per il 2028 direttamente comparabile. Anche le fonti disponibili su Rabobank non permettono di stabilire con sufficiente affidabilità i valori del WTI per il 2027 e il 2028. Colmare queste lacune deducendo un benchmark dall’altro sarebbe fuorviante.
Lo scenario di base dell’EIA prevede che gran parte della produzione torni vicino alle medie precedenti al conflitto all’inizio del 2027, ma non considera certo il recupero completo. La stima di circa 0,6 milioni di barili al giorno ancora interrotti alla fine del 2027 indica che alcuni produttori potrebbero continuare a subire vincoli operativi o logistici.
Il recupero fisico non dipende soltanto dalla possibilità tecnica di estrarre greggio. Se le rotte di esportazione sono bloccate, i depositi nei Paesi produttori possono riempirsi e costringere le aziende a fermare i pozzi. Servono inoltre petroliere disponibili, coperture assicurative, accesso ai porti, sicurezza delle infrastrutture, rotte alternative e la certezza che sanzioni o accordi politici siano rispettati. L’EIA ha già spiegato come la scarsità di navi e la cancellazione delle assicurazioni possano lasciare la produzione bloccata dietro il punto di passaggio obbligato.
L’ipotesi attribuita a Rabobank è più cauta sui flussi commerciali: entro il 2027 potrebbe tornare soltanto il 50%-60% dei volumi precedenti attraverso Hormuz, mentre le esportazioni delle raffinerie si normalizzerebbero più tardi. 6
9 La distinzione tra ripresa della produzione e ripresa delle esportazioni è quindi decisiva. Il petrolio può essere disponibile tecnicamente, ma non riuscire a raggiungere gli acquirenti allo stesso ritmo di prima.
Il principale rischio rialzista immediato è un nuovo peggioramento del traffico delle petroliere attraverso Hormuz. La stima di 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre era molto inferiore al livello di confronto precedente al conflitto e mostra quanto rapidamente un collo di bottiglia marittimo possa cambiare il mercato fisico. 2
Anche Bab el-Mandab resta un fattore da monitorare. L’EIA ha stimato flussi di greggio e liquidi pari in media a 8,1 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, in aumento dai 5,4 milioni del quarto trimestre 2025. Il dato suggerisce che parte dei carichi sia stata reindirizzata mentre il traffico a Hormuz si indeboliva. 2 Una nuova interruzione a Bab el-Mandab ridurrebbe ulteriormente la capacità del mercato di deviare le navi e potrebbe aumentare la pressione sia sul greggio sia sui prodotti raffinati.
Questi ultimi possono essere particolarmente esposti. La capacità limitata di raffinazione e conversione, insieme alle scorte ridotte di benzina, può rendere più vulnerabili diesel, carburante per aerei, bunker fuel e benzina rispetto al solo benchmark del greggio. Rabobank ha sottolineato che i flussi di prodotti potrebbero riprendersi più lentamente della disponibilità di greggio, perché il vincolo principale è la capacità delle raffinerie e non soltanto l’offerta di petrolio. 12
Il profilo dei rischi è dunque asimmetrico. Una de-escalation duratura, la ripresa del traffico a Hormuz e il ritorno della produzione ferma potrebbero spingere il Brent verso il percorso dell’EIA, nella fascia dei 65 dollari nel 2027. Al contrario, nuovi attacchi, restrizioni assicurative prolungate, ulteriori interruzioni della produzione o problemi a Bab el-Mandab potrebbero mantenere il Brent nella fascia di 90-105 dollari al barile nel breve periodo, riaprendo anche la possibilità di prezzi oltre i 100 dollari. 3
6
17
La previsione dell’EIA dipende da una ripresa relativamente ordinata: il traffico a Hormuz migliora, la produzione ferma torna online entro l’inizio del 2027 e le scorte ricominciano a crescere. Rabobank attribuisce invece più peso all’ipotesi che le spedizioni restino ostacolate, che le riserve continuino ad assorbire lo shock e che i colli di bottiglia nei prodotti raffinati arrivino fino al 2028.
La conclusione più solida non è che una delle due istituzioni possieda un obiettivo di prezzo definitivo. È che l’intervallo delle previsioni dipende soprattutto dalla velocità della normalizzazione. Se produzione e commercio ripartiranno insieme, i prezzi potranno scendere rapidamente. Se invece le scorte continueranno a diminuire mentre greggio e prodotti resteranno difficili da reindirizzare, il rischio di rialzo resterà significativo.
Studio Global AI
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Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll...
Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll... Secondo l’EIA, i flussi di greggio e liquidi attraverso Hormuz sono crollati a 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, dai 21,6 milioni del quarto trimestre 2025; nello stesso periodo le scorte glo...
I dati disponibili non consentono di costruire una tabella annuale pienamente comparabile per Brent e WTI, dal 2026 al 2028, per entrambe le istituzioni.
Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll... Secondo l’EIA, i flussi di greggio e liquidi attraverso Hormuz sono crollati a 4,9 milioni di ba...
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La crisi dello Stretto di Hormuz ha reso le previsioni sul petrolio insolitamente dipendenti da ipotesi politiche e logistiche. L’Energy Information Administration statunitense (EIA) ha prima abbassato il percorso dei prezzi immaginando il ritorno del traffico delle petroliere e della produzione ferma, poi ha rialzato le stime di breve periodo quando le restrizioni si sono prolungate e le scorte hanno continuato a ridursi. Rabobank mantiene una lettura più rialzista: secondo la banca, le riserve vengono consumate troppo rapidamente per costituire un cuscinetto duraturo. 1
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Lo scenario di recupero dell’EIA presume che produzione globale e flussi commerciali tornino vicini ai livelli precedenti al conflitto entro la fine del 2026. La maggior parte della produzione precedentemente fermata dovrebbe ripartire nel primo trimestre del 2027. In questo caso, la ricostituzione delle scorte spingerebbe il Brent verso una media di 65 dollari al barile nel 2027. La previsione annuale dell’EIA per il Brent nel 2026, nello stesso scenario, era di 82 dollari, mentre la stima per il terzo trimestre 2026 era di 74 dollari. 1
Questa ipotesi è diventata meno lineare con il protrarsi delle difficoltà nei trasporti. L’EIA ha stimato che nel secondo trimestre 2026 attraverso Hormuz siano transitati in media soltanto 4,9 milioni di barili al giorno di greggio e liquidi petroliferi, contro i 21,6 milioni del quarto trimestre 2025, prima dell’inizio del conflitto. Nell’outlook di agosto, l’agenzia prevedeva il ritorno della maggior parte della produzione regionale verso i livelli precedenti all’inizio del 2027, ma stimava che circa 0,6 milioni di barili al giorno potessero restare fuori mercato fino alla fine del 2027. 2
Quando le limitazioni alla navigazione si sono aggravate, l’EIA ha rivisto al rialzo anche la previsione ravvicinata: le stime di agosto riportate dalla stampa collocavano il Brent del terzo trimestre intorno agli 85 dollari al barile. La sequenza mostra che le cifre dell’agenzia non rappresentano una previsione unica e immutabile, ma la risposta di un modello alle variazioni di traffico marittimo, produzione e scorte.
Nel caso di interruzione più severa, l’EIA aveva stimato una riduzione della produzione dei produttori mediorientali superiore a 11 milioni di barili al giorno. L’agenzia prevedeva un calo delle scorte globali pari in media a 6,3 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026 e a 7,6 milioni nel terzo trimestre, con un Brent medio di 105 dollari al barile tra giugno e luglio mentre le spedizioni restavano limitate. 17
L’outlook successivo indicava diminuzioni più contenute, ma ancora rilevanti: le scorte globali sarebbero diminuite in media di 4,2 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, con un ulteriore calo previsto di 3,8 milioni al giorno nel terzo trimestre. 2
Questi numeri descrivono la variazione delle scorte nel tempo, non la capacità fisica dei depositi. Un calo di 4,2 milioni di barili al giorno significa che le riserve mondiali sono state ridotte, nel trimestre, a un ritmo medio equivalente a 4,2 milioni di barili ogni giorno. Se il fenomeno persiste, può sostenere prezzi più alti anche senza una forte accelerazione della domanda: il mercato sta infatti usando il petrolio immagazzinato per compensare produzione e traffici interrotti.
Le ipotesi attribuite a Rabobank sono più prudenti sulla possibilità di una normalizzazione rapida. La banca ha indicato un consumo delle scorte petrolifere globali di circa 2-5 milioni di barili al giorno, a cui si aggiungerebbe un prelievo di 5-6 milioni di barili al giorno dalle scorte di prodotti raffinati. Rabobank ha definito questi “conti di risparmio” del mercato insostenibili nel lungo periodo. 6
La previsione più recente riportata colloca il Brent a 90 dollari al barile sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026. Le stesse ricostruzioni indicano 86 dollari nel 2027 e 79 dollari nel 2028. 3
Rabobank prevede inoltre che i flussi attraverso Hormuz possano recuperare soltanto il 50%-60% dei livelli precedenti al conflitto entro il 2027, includendo le deviazioni verso rotte alternative. Le esportazioni di prodotti raffinati dal Medio Oriente, invece, potrebbero tornare alla normalità soltanto a metà del 2028. 6
9 La differenza è importante: il greggio può trovare percorsi alternativi prima che benzina, diesel, carburante per l’aviazione e altri prodotti riacquistino una capacità di esportazione normale.
Le previsioni della banca sono cambiate rapidamente con il calendario ipotizzato per la riapertura. In uno scenario successivo al memorandum d’intesa, Rabobank stimava il Brent a 79 dollari nel terzo trimestre 2026 e 78 dollari nel quarto, con il WTI rispettivamente a 75,50 e 74 dollari. Per quel percorso di recupero più morbido, prevedeva inoltre un Brent a 74,50 dollari nel 2027 e 71 dollari nel 2028. Si tratta di uno scenario precedente, da non confrontare direttamente con la previsione successiva e più rialzista. 10
| Istituzione e scenario | Brent | WTI | Ipotesi alla base della stima |
|---|---|---|---|
| EIA, scenario di recupero, media 2026 | 82 $/barile | Non indicato nei dati citati | Ripresa del traffico, ritorno della produzione e aumento delle scorte |
| EIA, scenario di recupero, media 2027 | 65 $/barile | Non indicato nei dati citati | Normalizzazione dell’offerta e ricostituzione delle scorte |
| EIA, scenario di forte interruzione, giugno-luglio 2026 | 105 $/barile | Non indicato | Spedizioni limitate e forte calo delle scorte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, terzo-quarto trimestre 2026 | 90 $/barile | Non indicato nel rapporto citato | Rischio geopolitico persistente e consumo rapido delle scorte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, 2027 | 86 $/barile | Non disponibile in modo affidabile | Ripresa parziale di Hormuz e scorte ridotte |
| Rabobank, ultima previsione riportata, 2028 | 79 $/barile | Non disponibile in modo affidabile | Normalizzazione ritardata delle esportazioni di prodotti raffinati |
| Rabobank, precedente scenario post-intesa, terzo-quarto trimestre 2026 | 79; 78 $/barile | 75,50; 74 $/barile | Riapertura graduale e percorso dei prezzi più debole |
Le pubblicazioni EIA citate non forniscono una previsione ufficiale del Brent o del WTI per il 2028 direttamente comparabile. Anche le fonti disponibili su Rabobank non permettono di stabilire con sufficiente affidabilità i valori del WTI per il 2027 e il 2028. Colmare queste lacune deducendo un benchmark dall’altro sarebbe fuorviante.
Lo scenario di base dell’EIA prevede che gran parte della produzione torni vicino alle medie precedenti al conflitto all’inizio del 2027, ma non considera certo il recupero completo. La stima di circa 0,6 milioni di barili al giorno ancora interrotti alla fine del 2027 indica che alcuni produttori potrebbero continuare a subire vincoli operativi o logistici.
Il recupero fisico non dipende soltanto dalla possibilità tecnica di estrarre greggio. Se le rotte di esportazione sono bloccate, i depositi nei Paesi produttori possono riempirsi e costringere le aziende a fermare i pozzi. Servono inoltre petroliere disponibili, coperture assicurative, accesso ai porti, sicurezza delle infrastrutture, rotte alternative e la certezza che sanzioni o accordi politici siano rispettati. L’EIA ha già spiegato come la scarsità di navi e la cancellazione delle assicurazioni possano lasciare la produzione bloccata dietro il punto di passaggio obbligato.
L’ipotesi attribuita a Rabobank è più cauta sui flussi commerciali: entro il 2027 potrebbe tornare soltanto il 50%-60% dei volumi precedenti attraverso Hormuz, mentre le esportazioni delle raffinerie si normalizzerebbero più tardi. 6
9 La distinzione tra ripresa della produzione e ripresa delle esportazioni è quindi decisiva. Il petrolio può essere disponibile tecnicamente, ma non riuscire a raggiungere gli acquirenti allo stesso ritmo di prima.
Il principale rischio rialzista immediato è un nuovo peggioramento del traffico delle petroliere attraverso Hormuz. La stima di 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre era molto inferiore al livello di confronto precedente al conflitto e mostra quanto rapidamente un collo di bottiglia marittimo possa cambiare il mercato fisico. 2
Anche Bab el-Mandab resta un fattore da monitorare. L’EIA ha stimato flussi di greggio e liquidi pari in media a 8,1 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, in aumento dai 5,4 milioni del quarto trimestre 2025. Il dato suggerisce che parte dei carichi sia stata reindirizzata mentre il traffico a Hormuz si indeboliva. 2 Una nuova interruzione a Bab el-Mandab ridurrebbe ulteriormente la capacità del mercato di deviare le navi e potrebbe aumentare la pressione sia sul greggio sia sui prodotti raffinati.
Questi ultimi possono essere particolarmente esposti. La capacità limitata di raffinazione e conversione, insieme alle scorte ridotte di benzina, può rendere più vulnerabili diesel, carburante per aerei, bunker fuel e benzina rispetto al solo benchmark del greggio. Rabobank ha sottolineato che i flussi di prodotti potrebbero riprendersi più lentamente della disponibilità di greggio, perché il vincolo principale è la capacità delle raffinerie e non soltanto l’offerta di petrolio. 12
Il profilo dei rischi è dunque asimmetrico. Una de-escalation duratura, la ripresa del traffico a Hormuz e il ritorno della produzione ferma potrebbero spingere il Brent verso il percorso dell’EIA, nella fascia dei 65 dollari nel 2027. Al contrario, nuovi attacchi, restrizioni assicurative prolungate, ulteriori interruzioni della produzione o problemi a Bab el-Mandab potrebbero mantenere il Brent nella fascia di 90-105 dollari al barile nel breve periodo, riaprendo anche la possibilità di prezzi oltre i 100 dollari. 3
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La previsione dell’EIA dipende da una ripresa relativamente ordinata: il traffico a Hormuz migliora, la produzione ferma torna online entro l’inizio del 2027 e le scorte ricominciano a crescere. Rabobank attribuisce invece più peso all’ipotesi che le spedizioni restino ostacolate, che le riserve continuino ad assorbire lo shock e che i colli di bottiglia nei prodotti raffinati arrivino fino al 2028.
La conclusione più solida non è che una delle due istituzioni possieda un obiettivo di prezzo definitivo. È che l’intervallo delle previsioni dipende soprattutto dalla velocità della normalizzazione. Se produzione e commercio ripartiranno insieme, i prezzi potranno scendere rapidamente. Se invece le scorte continueranno a diminuire mentre greggio e prodotti resteranno difficili da reindirizzare, il rischio di rialzo resterà significativo.
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Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll...
Nello scenario di ripresa dell’EIA, il Brent scende a una media di 65 dollari al barile nel 2027; l’ultima previsione riportata di Rabobank indica invece 90 dollari sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2026, 86 doll... Secondo l’EIA, i flussi di greggio e liquidi attraverso Hormuz sono crollati a 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre 2026, dai 21,6 milioni del quarto trimestre 2025; nello stesso periodo le scorte glo...
I dati disponibili non consentono di costruire una tabella annuale pienamente comparabile per Brent e WTI, dal 2026 al 2028, per entrambe le istituzioni.