Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le retrocessioni manuali per il “site reputation abuse” agli utenti dello Spazio economico europeo. La modifica riguarda le ricerche effettuate nei 27 Paesi dell’UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia: conta la posizione dell’utente, non quella dell’editore.
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Google ha annunciato un allentamento circoscritto della propria policy sul “site reputation abuse”. A partire dal 30 agosto, le azioni manuali che retrocedono i siti per questa specifica violazione non verranno applicate ai risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo (SEE): i 27 Paesi dell’Unione europea più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. 2
Il criterio decisivo sarà la posizione dell’utente che effettua la ricerca, non il Paese in cui ha sede l’editore. Un contenuto potrà quindi avere una visibilità diversa a seconda che venga cercato dal SEE o da un’altra area geografica.
La decisione non equivale all’abolizione della policy né alla fine dei controlli antispam. Google precisa che il cambiamento riguarda lo strumento delle azioni manuali: i normali sistemi di ranking e gli altri meccanismi automatici di rilevamento dello spam non vengono necessariamente meno. 2
“Parasite SEO” è il termine usato nel settore per descrivere la pubblicazione di contenuti di terze parti su un sito già affermato, con l’obiettivo principale di sfruttarne i segnali di autorevolezza e posizionamento.
Google definisce questa pratica site reputation abuse: il contenuto viene ospitato su un dominio noto per ottenere un ranking migliore di quello che potrebbe raggiungere sul proprio sito. Secondo la documentazione di Google, il problema può riguardare pagine sponsorizzate, pubblicitarie, di partner o di altro tipo quando vengono pubblicate soprattutto per manipolare i risultati di ricerca. 14
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La policy è stata contestata perché, secondo gli editori, la sua applicazione ampia rischiava di colpire anche materiale legittimo pubblicato su testate autorevoli: contenuti commerciali, partnership editoriali e pagine di terze parti che potevano comunque essere sottoposti a controllo o supervisione da parte dell’editore.
La Commissione europea ha rilevato indicazioni secondo cui Google avrebbe potuto non garantire agli editori un accesso equo, ragionevole e non discriminatorio alla Ricerca. Nel novembre 2025 ha quindi avviato un procedimento nell’ambito del Digital Markets Act (DMA) per esaminare le retrocessioni applicate ai siti di media e ad altri publisher che ospitano contenuti di partner commerciali. 2
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Il passo di Google mira a ridurre il rischio di una decisione sfavorevole nell’indagine europea sull’accesso degli editori alla Ricerca. In caso di violazione del DMA, la Commissione può imporre una sanzione fino al 10% del fatturato mondiale annuo dell’azienda, percentuale che può arrivare al 20% in caso di recidiva. Sono inoltre possibili penalità periodiche. 3
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Questo cambiamento non costituisce però una conclusione secondo cui Google abbia violato il DMA. La Commissione dovrà ancora valutare se la soluzione adottata sia sufficiente o se siano necessari ulteriori interventi. 5
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La modifica alla policy sul site reputation abuse è distinta dalla multa da 890 milioni di euro annunciata dalla Commissione europea nel luglio 2026. Quella sanzione riguardava due contestazioni relative al DMA: l’autopreferenza dei servizi Google nella Ricerca e le restrizioni che ostacolavano la possibilità per gli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi su Google Play. 1
È inoltre separata dalla multa antitrust da 4,1 miliardi di euro relativa ad Android, ormai confermata dopo il ricorso di Google. Quel caso riguardava gli accordi e le pratiche legate al sistema operativo mobile, non l’indagine sul posizionamento degli editori nella Ricerca. 12
In sintesi, dal 30 agosto la policy avrà un’applicazione geografica a due velocità: niente retrocessioni manuali per questo specifico motivo nelle ricerche del SEE, ma regole sostanzialmente invariate nel resto del mondo.
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Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le retrocessioni manuali per il “site reputation abuse” agli utenti dello Spazio economico europeo.
Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le retrocessioni manuali per il “site reputation abuse” agli utenti dello Spazio economico europeo. La modifica riguarda le ricerche effettuate nei 27 Paesi dell’UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia: conta la posizione dell’utente, non quella dell’editore.
La policy non viene eliminata: fuori dal SEE le azioni manuali continueranno ad applicarsi e Google potrà continuare a individuare lo spam con altri sistemi.