L’attacco a Kenscoff dimostra che le gang haitiane sono in grado di organizzare massacri e sequestri di massa anche fuori dalle loro roccaforti tradizionali nella capitale. Mostra inoltre quanto la risposta internazionale resti incompleta, proprio mentre il Paese cerca di preparare elezioni già rinviate.
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Che cosa è successo a Kenscoff
La notte del 23 agosto, e nelle ore successive fino al 24 agosto 2026, un gruppo stimato in circa 150 uomini armati ha attaccato Kenscoff, località collinare nell’area metropolitana di Port-au-Prince. Gli assalitori hanno sparato contro i residenti, incendiato abitazioni e veicoli e costretto circa 1.000 persone ad abbandonare le proprie case.
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Secondo il bilancio comunicato dalle Nazioni Unite, almeno 47 persone sono state uccise, tra cui almeno cinque bambini, 22 sono rimaste ferite e più di 50 sono state rapite. Si tratta di uno dei più grandi sequestri collettivi registrati ad Haiti negli ultimi anni.
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Le autorità locali hanno attribuito l’attacco alla coalizione di gang Viv Ansanm. Il gruppo ha preso di mira anche una chiesa protestante che ospitava famiglie sfollate a causa delle violenze nella capitale.
Le uccisioni nella chiesa e alle sue spalle
Le prime verifiche giudiziarie locali avevano individuato 25 corpi: 15 persone sarebbero state giustiziate all’interno della chiesa e altre 10 uccise nell’area retrostante. Il sindaco di Kenscoff, Jean Massillon, aveva descritto alcune morti come esecuzioni.
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Il dato successivo di almeno 47 vittime, confermato dalle Nazioni Unite, comprende l’intero attacco e il recupero di altri corpi. Per questo i numeri relativi alla chiesa — comprese le 22 persone indicate in alcune ricostruzioni come uccise nel complesso religioso — non devono essere sommati automaticamente al bilancio complessivo.
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Quanti ostaggi sono stati liberati
L’UNICEF ha riferito in seguito della liberazione di 13 persone rapite durante l’assalto: sette donne e sei bambini. Tra i minori liberati c’erano anche tre bambini di età inferiore ai due anni, un bambino di sette anni e due adolescenti.
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Il rilascio è stato favorito dal lavoro dell’UNICEF con i leader della comunità. Non è stato però indicato che tutti gli ostaggi presi durante l’attacco siano stati liberati.
La minaccia di Izo 2
Il capo della gang noto come Izo 2, o Didi, ha minacciato di uccidere gli ostaggi se le forze di sicurezza avessero ucciso suoi uomini durante le operazioni per riprendere il controllo di Kenscoff. In particolare, avrebbe messo in guardia la polizia haitiana dall’utilizzo di droni.
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La minaccia trasformava di fatto i civili sequestrati in uno strumento di pressione contro le operazioni di sicurezza, aumentando il rischio per le persone ancora nelle mani dei rapitori.
Che cosa è stato chiesto al Consiglio di sicurezza
Durante la sessione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU, le autorità haitiane, gli Stati Uniti, la Comunità dei Caraibi (CARICOM) e i rappresentanti delle Nazioni Unite hanno chiesto un intervento più rapido e consistente. Le richieste principali sono state:
- il dispiegamento pieno e urgente della Gang Suppression Force (GSF), la forza multinazionale sostenuta dal Consiglio di sicurezza;
- il rinnovo del mandato della GSF, in scadenza alla fine di settembre;
- l’invio da parte degli Stati di truppe, agenti di polizia, finanziamenti, equipaggiamento e sostegno logistico;
- il rafforzamento della capacità delle autorità haitiane di contrastare le gang e ristabilire la sicurezza.
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La forza è autorizzata a raggiungere circa 5.550 effettivi e dovrebbe operare a sostegno delle autorità haitiane contro i gruppi armati. Tuttavia, al momento dell’emergenza di Kenscoff, il suo dispiegamento non era ancora completo.
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Una crisi umanitaria sempre più grave
L’attacco si inserisce in una situazione umanitaria e di sicurezza già drammatica. Secondo funzionari ONU, nei primi otto mesi del 2026 quasi 200.000 persone sono state costrette a rientrare ad Haiti, mentre circa 1,5 milioni di abitanti risultano sfollati all’interno del Paese.
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Le gang controllano o influenzano circa il 70% di Port-au-Prince. L’Ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti, BINUH, ha inoltre registrato più di 3.050 uccisioni tra gennaio e giugno 2026.
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Questi numeri descrivono una crisi che non riguarda soltanto le aree direttamente colpite dai combattimenti: gli sfollati perdono casa e mezzi di sostentamento, mentre i rientri forzati aumentano la pressione su servizi e comunità già allo stremo.
Perché le elezioni sono a rischio
Il Consiglio elettorale haitiano ha fissato il primo turno delle elezioni presidenziali e legislative per il 13 dicembre 2026, con un ballottaggio presidenziale previsto il 21 febbraio 2027. Il calendario era già stato modificato dopo l’abbandono di una precedente tabella di marcia a causa delle condizioni di sicurezza.
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La prosecuzione degli attacchi mette in dubbio ogni fase del voto: la registrazione e la protezione degli elettori, il trasporto del materiale, l’apertura dei seggi, la possibilità per i candidati di fare campagna in sicurezza e la partecipazione effettiva delle zone fuori dal controllo statale.
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Di conseguenza, il voto potrebbe subire un nuovo rinvio oppure svolgersi con una copertura territoriale molto limitata, compromettendo la credibilità e la legittimità del risultato. La richiesta di rinnovare e potenziare la GSF nasce quindi non solo dall’urgenza di fermare la violenza, ma anche dalla necessità di creare le condizioni minime per un processo elettorale nazionale.
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