Meta sta sperimentando robot di Watney Robotics, Kinova e ABB nei data center di Altoona, in Iowa, e New Albany, in Ohio. Le macchine possono occuparsi di attività ripetitive come sostituire cavi di rete, riavviare server, riposizionare componenti e ispezionare apparecchiature.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How is Meta testing robots from Watney Robotics, Kinova, and ABB at data centers in Altoona, Iowa, and New Albany, Ohio, what technician tas. Article summary: Meta’s robot trials are an early, narrow attempt to automate repetitive physical data-center work—not evidence that technicians can yet be broadly replaced. They align with Meta’s wider drive to use AI and automation to . Topic tags: general. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers, clickbait thumbna
Meta sta mettendo alla prova robot fisici nei propri data center di Altoona, in Iowa, e New Albany, in Ohio. L’obiettivo è affidare alle macchine una parte del lavoro ripetitivo normalmente svolto dai tecnici: collegare o sostituire cavi, riavviare server, interrompere e ripristinare l’alimentazione, riposizionare componenti e controllare le apparecchiature. Secondo le informazioni raccolte da dipendenti attuali ed ex dipendenti, tra i fornitori coinvolti ci sono Watney Robotics, Kinova e ABB. 1718
Il progetto mostra dove l’automazione potrebbe entrare per prima nella gestione delle infrastrutture: nelle operazioni standardizzate e facilmente ripetibili. Non dimostra però che Meta possa gestire data center di grandi dimensioni senza tecnici qualificati.
Le attività riportate includono:
In uno degli esperimenti Meta sta valutando un braccio robotico Kinova Gen3 per eseguire il power cycling dei server, cioè spegnerli e riaccenderli interrompendo e ripristinando la corrente. Un altro sistema è invece destinato alla sostituzione dei cavi di rete. 18
Sono compiti interessanti per l’automazione perché si svolgono in un ambiente controllato e seguono spesso procedure predefinite. Un data center, però, è anche uno spazio affollato, delicato dal punto di vista della sicurezza e pieno di variabili. Un robot deve riconoscere il componente corretto, raggiungerlo con precisione, evitare ostacoli e capire come reagire quando la procedura prevista non funziona.
Un dipendente di Meta ha stimato che, se il test avesse successo, un robot per la sostituzione dei cavi potrebbe arrivare a svolgere fino all’80% del carico di lavoro di alcuni tecnici. 18
La cifra va interpretata con cautela. È una stima riferita alla quota di attività ripetitive svolte da alcune figure professionali: non è un dato misurato, non è una promessa di Meta e non significa che l’80% dei tecnici dei data center possa essere eliminato.
Anche un robot capace di cambiare molti cavi avrebbe bisogno di persone che preparino gli interventi, supervisionino le operazioni, diagnostichino i guasti, gestiscano le eccezioni, ricarichino e manutengano le macchine. Inoltre, automatizzare una parte consistente delle mansioni non equivale automaticamente ad automatizzare un intero ruolo.
Le prove riportate indicano un modello di collaborazione tra tecnici e robot, non un data center completamente autonomo. Le macchine risultano in alcuni casi più lente delle persone, hanno bisogno di supervisione e ricarica e incontrano difficoltà con cablaggi molto fitti, ispezioni visive e navigazione negli spazi tecnici.
Anche la qualità delle informazioni visive può rappresentare un limite: le telecamere in scala di grigi offrono meno elementi di contesto rispetto alla visione a colori e alla valutazione complessiva di un tecnico. I robot, inoltre, non sarebbero ancora in grado di gestire l’installazione di grandi volumi di cavi Nvidia GB300, un’attività che richiede velocità, destrezza, orientamento in infrastrutture affollate e capacità di adattarsi agli imprevisti. 1214
Il lavoro nei data center non consiste soltanto nel premere un pulsante o spostare un cavo da una porta all’altra. I tecnici devono interpretare problemi inediti, lavorare su infrastrutture che cambiano e prendere decisioni quando apparecchiature, disposizione fisica o procedure non corrispondono allo schema previsto.
Meta ha inoltre dichiarato di continuare ad assumere specialisti per i propri data center. La posizione è coerente con lo stato attuale dei test: i robot possono ridurre il lavoro di manutenzione più standardizzato, mentre le persone restano responsabili della costruzione, dell’avvio, delle riparazioni, della supervisione e degli interventi complessi.
I test con i robot fanno parte di una strategia di automazione più ampia. Con il progetto interno Project OT, abbreviazione di “Organization Transformation”, i dirigenti di Meta avevano valutato come rendere l’azienda più “AI native”, assegnando il lavoro ordinario ad agenti di intelligenza artificiale e affidando a squadre umane più piccole il compito di supervisionarli. Gli scenari interni consideravano una riduzione fino al 60% delle dimensioni di alcune squadre. 12
Gli esperimenti fisici nei data center applicano un’idea simile all’infrastruttura: gli agenti software automatizzano i flussi di lavoro digitali, mentre i robot gestiscono alcune operazioni materiali nelle strutture che alimentano i sistemi di intelligenza artificiale di Meta.
Project OT, tuttavia, non è stato portato avanti nella sua forma più ambiziosa. Meta ha proceduto con circa 8.000 licenziamenti, pari a circa il 10% della forza lavoro, ma la successiva ondata di riduzioni è stata cancellata. Secondo le ricostruzioni, la retromarcia è stata legata alle proteste dei dipendenti, a comportamenti degli agenti considerati inaffidabili o destabilizzanti e a guadagni di produttività inferiori alle attese. 13
Un confronto interno avrebbe mostrato un aumento del 220% nelle modifiche al codice, accompagnato però da una crescita di appena il 36% nelle nuove funzioni destinate agli utenti. Il divario suggerisce che produrre più codice o più attività automatizzate non porta necessariamente a un aumento proporzionale dei risultati utili. 1
Meta sta costruendo l’infrastruttura necessaria ai propri progetti sull’intelligenza artificiale a costi elevatissimi. Nel secondo trimestre del 2026 l’azienda ha registrato 60,8 miliardi di dollari di ricavi e 31,1 miliardi di dollari di spese in conto capitale, prevedendo per l’intero anno investimenti compresi tra 130 e 145 miliardi di dollari.
Una rete di data center in rapida espansione crea quindi un incentivo concreto a ridurre i costi di gestione e la quantità di lavoro necessaria per la manutenzione. In prospettiva, i robot potrebbero occuparsi di operazioni standard con meno personale oppure permettere a un tecnico di supervisionare un numero maggiore di apparecchiature.
L’incentivo economico, però, non dimostra che la tecnologia sia pronta a sostituire in blocco gli specialisti dei data center. Le informazioni disponibili sostengono una conclusione più limitata: Meta sta verificando se i robot possano assorbire compiti definiti e ripetitivi, lasciando alle persone la gestione dell’operatività complessiva.
Gli esperimenti di Meta vanno letti come automazione di singole attività, non come sostituzione completa dei posti di lavoro. La gestione dei cavi, il riavvio dei server e altre operazioni di routine potrebbero essere affidate alle macchine se i sistemi diventassero abbastanza affidabili, rapidi ed economici da poter essere impiegati su larga scala.
Per ora, la necessità di supervisione, i limiti fisici dei robot e la scelta di Meta di continuare ad assumere specialisti indicano una forza lavoro ibrida. La domanda non è se i robot possano svolgere alcune mansioni dei tecnici: possono farlo. Il punto ancora irrisolto è quanta parte del giudizio professionale, della gestione delle eccezioni e della responsabilità operativa possa essere automatizzata senza compromettere l’affidabilità.
È la stessa lezione suggerita da Project OT: produrre più output automatizzato non basta. Prima di sostituire le persone che rispondono del risultato, l’automazione deve dimostrare di saper generare lavoro affidabile e realmente utile.
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Meta sta sperimentando robot di Watney Robotics, Kinova e ABB nei data center di Altoona, in Iowa, e New Albany, in Ohio.
Meta sta sperimentando robot di Watney Robotics, Kinova e ABB nei data center di Altoona, in Iowa, e New Albany, in Ohio. Le macchine possono occuparsi di attività ripetitive come sostituire cavi di rete, riavviare server, riposizionare componenti e ispezionare apparecchiature.
Un dipendente stima che un robot per la sostituzione dei cavi potrebbe arrivare a gestire l’80% del carico di lavoro di alcuni tecnici, ma si tratta di una stima e non di un risultato dimostrato.