Gli attacchi hanno colpito due punti sensibili dell’economia russa in guerra: la capacità di distribuire merci attraverso le piattaforme di commercio online e la produzione di benzina. I danni fisici immediati sembrano circoscritti — e a Ufa sono stati descritti ufficialmente come lievi — ma l’effetto complessivo è cumulativo: interruzioni operative, maggiori costi di protezione e ulteriore pressione su un sistema dei carburanti già in difficoltà.
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Cosa è successo ai centri Ozon
Il sito logistico Ozon nella regione di Orenburg è stato colpito dalla caduta di detriti dopo che le autorità russe hanno dichiarato di aver respinto sei droni sull’area. Secondo le notizie disponibili, più di 300 lavoratori sono stati evacuati.
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16 Il centro Ozon in Bashkortostan, vicino a Ufa, avrebbe riportato danni minori ed è stato chiuso temporaneamente per le verifiche, anche se i dettagli verificabili in modo indipendente restano limitati.
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Questi episodi sono arrivati dopo gli attacchi contro almeno sei hub Ozon nell’arco di tre giorni. In uno dei casi, il centro di Makhachkala, in Daghestan, è stato interessato da un incendio e ha interrotto le attività; Ozon ha riferito anche di alcune persone ferite.
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Una campagna più ampia contro la logistica dell’e-commerce
Ozon non è l’unico grande operatore coinvolto. La campagna contro Wildberries aveva già danneggiato almeno sette magazzini e ridotto di circa il 10% la capacità di stoccaggio dell’azienda, con ripercussioni sulle scorte e su decine di migliaia di piccoli venditori che utilizzano la piattaforma.
12 Un successivo deposito Wildberries nella regione di Tambov sarebbe stato completamente distrutto da un incendio.
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Le stime sulle perdite complessive restano incerte e non risultano sottoposte a revisione indipendente. Alcuni resoconti hanno quantificato in 600-800 miliardi di rubli — circa 6-8,5 miliardi di dollari — le perdite di Wildberries e dei suoi venditori; altre fonti hanno parlato più genericamente di merci distrutte per miliardi di dollari. Si tratta di stime, non di bilanci aziendali certificati.
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Per i marketplace, il problema non riguarda soltanto gli edifici danneggiati. Un magazzino fuori uso significa merci da ricollocare, ordini rallentati, assicurazioni più costose e possibili rimborsi ai venditori. La ripetizione degli attacchi aumenta inoltre la vulnerabilità dell’intera rete, anche quando un singolo impianto subisce danni limitati.
Il nodo petrolifero: il peso della raffineria NORSI
Il raid del 27 agosto contro la raffineria Bashneft-Ufaneftekhim è stato descritto dal governatore della Baschiria come un episodio con danni soltanto lievi.
4 Più rilevante sul piano nazionale è stato però l’attacco del giorno precedente alla raffineria NORSI di Lukoil: secondo fonti del settore, l’impianto ha sospeso la lavorazione del greggio. NORSI è la quarta raffineria russa per dimensioni, può lavorare circa 15 milioni di tonnellate di petrolio all’anno ed è il secondo maggiore produttore di benzina del Paese.
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La sospensione di NORSI si è aggiunta alle interruzioni di altri asset importanti di Lukoil, tra cui la raffineria di Perm, fermata dopo un attacco del 21 agosto.
7 Le informazioni disponibili documentano una grave perturbazione nella rete di raffinazione di Lukoil, ma non consentono di confermare in modo indipendente l’affermazione assoluta secondo cui tutte le principali raffinerie del gruppo sarebbero state contemporaneamente chiuse.
Carburante più scarso e razionamento locale
Gli attacchi alle raffinerie hanno già ridotto la disponibilità di carburante, provocando carenze e aumenti dei prezzi presso alcune stazioni di servizio.
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11 Autorità locali e società energetiche hanno inoltre introdotto restrizioni alla vendita di benzina e diesel. Le prove disponibili indicano un peggioramento delle carenze regionali e forme di razionamento adottate caso per caso, non un regime nazionale uniforme applicato ovunque.
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Questo significa che l’impatto economico può propagarsi oltre gli impianti colpiti: meno benzina disponibile rende più costosi i trasporti, complica la distribuzione delle merci e può incidere anche sui costi operativi dei marketplace e dei loro venditori.
Difesa aerea e bilancio delle vittime: cosa si può dire
Le cifre ufficiali russe — per esempio i sei droni dichiarati intercettati sopra Orenburg — descrivono i risultati rivendicati dalla difesa aerea, ma non escludono i danni provocati dai detriti o da droni che abbiano superato le difese locali.
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Gli attacchi contro altri centri Ozon alla fine di agosto hanno causato feriti. Una più ampia ondata di droni del 22 agosto è stata invece associata alla morte di almeno 10 persone; senza prove più solide, quel bilancio non può essere attribuito esclusivamente agli attacchi del 27 agosto contro i siti logistici e industriali.
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La risposta del Cremlino
Mosca ha promesso una rappresaglia, mentre Vladimir Putin ha riconosciuto pubblicamente che i contrattacchi ucraini stavano provocando danni economici alla Russia.
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Il 25 agosto Putin ha inoltre firmato un decreto che consente il controllo temporaneo da parte dello Stato delle infrastrutture considerate critiche quando i proprietari privati non riescono a proteggerle dagli attacchi con droni o a ricostruirle in seguito ai raid.
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In pratica, il provvedimento trasferisce alle aziende una parte crescente dei costi e della responsabilità della protezione, ma offre allo Stato anche una leva per assumere il controllo di asset strategici dopo presunte carenze di sicurezza. Per l’e-commerce e l’industria petrolifera, il messaggio è chiaro: anche un danno fisico limitato può trasformarsi in un problema operativo, finanziario e politico se gli attacchi continuano.