Il fermo della raffineria di Perm, la settima più grande della Russia, ha aggravato le difficoltà di approvvigionamento dopo l’attacco del 21 agosto. Mosca ha prorogato il divieto di esportazione di benzina e diesel fino al 31 gennaio 2027 e ha iniziato a valutare importazioni via mare, una scelta insolita per uno d...
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La Russia sta gestendo i danni alle proprie infrastrutture petrolifere come un’emergenza per il mercato interno. Gli attacchi con droni contro raffinerie e depositi hanno ridotto la disponibilità di carburante, alimentato la pressione sui prezzi e costretto il governo a dirottare verso i consumatori russi prodotti che normalmente sarebbero destinati all’estero.
Il 21 agosto un attacco ha provocato un incendio e danni alle unità tecnologiche della raffineria di Perm. L’impianto, gestito da Lukoil-Permnefteorgsintez, è la settima raffineria russa per volumi di lavorazione; secondo fonti industriali citate da Reuters, le operazioni sono state fermate. 17 Il blocco si aggiunge alle interruzioni precedenti e rende più difficile compensare la domanda stagionale di carburante.
Uno degli strumenti più insoliti adottati da Mosca è l’accordo con la raffineria Kondensat, nella regione kazaka del Kazakhstan occidentale. L’impianto lavorerà greggio russo e produrrà benzina e diesel destinati in gran parte nuovamente alla Russia.
I termini comunicati dalle autorità kazake prevedono che il 70% dei prodotti raffinati venga esportato in Russia, mentre il 30% resti sul mercato kazako. 1819 Il carburante dovrebbe essere trasportato su rotaia, poiché non esistono collegamenti tramite oleodotto tra la raffineria e le reti russe o kazake. 19
Si tratta, in sostanza, di un accordo di lavorazione per conto terzi: la Russia fornisce la materia prima, ma utilizza capacità estera per sostituire parte della raffinazione persa sul proprio territorio. Per il Kazakhstan, la quota del 30% garantisce invece una disponibilità riservata per il mercato nazionale, senza trasformare l’impianto in una semplice riserva di carburante per Mosca.
Il governo russo ha prorogato le restrizioni sull’export di benzina e diesel fino al 31 gennaio 2027, motivando la decisione con la necessità di stabilizzare il mercato interno e proteggere le forniture ai consumatori. 1 Il provvedimento si inserisce in una serie di divieti e limitazioni introdotti dopo i primi attacchi alle raffinerie. 2
Parallelamente, Mosca ha annunciato l’intenzione di acquistare benzina via mare. Per una delle principali potenze esportatrici di petrolio e prodotti raffinati, è un’inversione di rotta significativa: il carburante può arrivare dall’Asia attraverso i porti occidentali russi. 3
Le notizie su acquisti da Kazakhstan e India sono coerenti con questa strategia. Tuttavia, il volume preciso di oltre un milione di barili importati dalla fine di luglio non risulta confermato in modo indipendente dalle fonti esaminate e va quindi considerato con cautela.
Il blocco delle esportazioni e gli acquisti all’estero indicano che la sola riparazione degli impianti non è sufficiente a risolvere rapidamente il problema. Mosca sta cercando di combinare diverse misure:
Alcune stime diffuse pubblicamente parlano di oltre il 30% della capacità di raffinazione sotto pressione, di circa 50 milioni di persone coinvolte e di razionamenti in almeno dieci regioni. Questi dati, così come i dettagli su specifici limiti di vendita, non sono stati verificati in modo indipendente dalle fonti più solide disponibili e devono essere trattati con prudenza.
La crisi non si ferma ai confini russi. Il Kyrgyzstan importa normalmente dalla Russia oltre il 90% della propria benzina e ha dovuto affrontare il rischio di interruzioni quando Mosca ha ridotto la capacità di esportare prodotti petroliferi.
Bishkek ha chiesto aiuto a Kazakhstan, Belarus, Azerbaijan, Uzbekistan e Turkmenistan per mantenere stabili le forniture. A luglio il governo kirghiso ha inoltre imposto a tempo indeterminato il divieto di esportare benzina, diesel e petrolio, con l’obiettivo di preservare le scorte nazionali finché il mercato interno non sarà adeguatamente rifornito.
Il Paese ha cominciato a guardare anche alla Cina: ad agosto le autorità hanno avviato colloqui diretti con Sinopec, uno dei principali gruppi energetici cinesi, per diversificare le fonti di approvvigionamento. Secondo altre ricostruzioni, Bishkek si è rivolto anche a fornitori cinesi e bielorussi per compensare la minore disponibilità di carburante russo.
La risposta russa mette in luce un conflitto tra due priorità. Da una parte, il Cremlino deve garantire carburante, prezzi e stabilità politica sul mercato interno. Dall’altra, le esportazioni di prodotti petroliferi rappresentano uno strumento economico e politico nei rapporti con i Paesi vicini.
L’accordo con Kondensat può ridurre parzialmente il deficit russo, ma non elimina il problema: il Kazakhstan trattiene il 30% della produzione e il Kyrgyzstan sta cercando fornitori alternativi. 1819 I Paesi dell’Asia centrale stanno quindi dando precedenza alla propria sicurezza energetica, invece di poter contare automaticamente sulla Russia come fornitore di emergenza.
La crisi del carburante mostra così come gli attacchi alle raffinerie possano produrre effetti oltre il danno immediato agli impianti: riducono la capacità di Mosca di sostenere il mercato interno, limitano le esportazioni e spingono i partner regionali a diversificare le proprie rotte di approvvigionamento.
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Il fermo della raffineria di Perm, la settima più grande della Russia, ha aggravato le difficoltà di approvvigionamento dopo l’attacco del 21 agosto.
Il fermo della raffineria di Perm, la settima più grande della Russia, ha aggravato le difficoltà di approvvigionamento dopo l’attacco del 21 agosto. Mosca ha prorogato il divieto di esportazione di benzina e diesel fino al 31 gennaio 2027 e ha iniziato a valutare importazioni via mare, una scelta insolita per uno dei principali esportatori mondiali.
La raffineria kazaka Kondensat lavorerà greggio russo: il 70% di benzina e diesel tornerà in Russia, mentre il 30% resterà in Kazakhstan.