Nel breve e medio periodo, la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe creare squilibri e carenze di componenti, come i chip, aumentando la pressione sui prezzi. Nel lungo periodo l’IA potrebbe aumentare la produttività e ridurre i costi, ma questo non significa automaticamente una minore infla...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What did Swiss National Bank governing board member Petra Tschudin say about how artificial intelligence could affect inflation in the short. Article summary: Petra Tschudin’s message was that AI is not automatically disinflationary: its near term and medium term effects could raise prices, while any longer run productivity benefit may lower costs but does not necessarily prod. Topic tags: general web, ai, productivity, regulation, benchmarks. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermark
L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a far salire l’inflazione nel breve periodo, mentre i suoi effetti di lungo termine sui prezzi sono ancora difficili da valutare. È questo il punto sottolineato da Petra Tschudin, membro del direttorio della Banca nazionale svizzera (BNS), in un’intervista pubblicata il 21 agosto.
Secondo Tschudin, l’impatto dell’IA può muoversi in entrambe le direzioni. Per questo la BNS non considera la tecnologia di per sé una forza destinata a ridurre l’inflazione e continuerà a orientare la politica monetaria sulla base dei dati che arriveranno, senza impegnarsi in anticipo su un preciso percorso dei tassi. 1
La rapida crescita degli investimenti legati all’IA sta spostando capitali verso determinati settori. Questo processo può generare difficoltà di adattamento per altre parti dell’economia, soprattutto se la capacità produttiva non riesce a tenere il passo con la domanda.
Un possibile punto critico è rappresentato dai semiconduttori. Una domanda molto elevata di chip destinati ai sistemi di intelligenza artificiale potrebbe provocare carenze e far aumentare i prezzi dei componenti. In questo scenario, l’IA non ridurrebbe subito l’inflazione: al contrario, nel breve o medio termine potrebbe creare ulteriore pressione al rialzo sui prezzi. 1
Nel lungo periodo, l’IA potrebbe aumentare la produttività delle imprese e rendere più efficienti i processi produttivi. Se ciò accadesse, i costi delle aziende potrebbero diminuire, esercitando una spinta verso il basso sui prezzi.
Tschudin ha però messo in guardia da una conclusione troppo automatica: una maggiore produttività non equivale necessariamente a deflazione. L’esito complessivo dipenderà dall’equilibrio tra investimenti, domanda, capacità produttiva e tempi con cui i benefici dell’IA si manifesteranno. Per la BNS, dunque, l’effetto netto della tecnologia sull’inflazione rimane incerto. 1
Una valutazione simile è arrivata da Silvana Tenreyro, economista capo del Fondo monetario internazionale. In una ricerca pubblicata dallo staff della Banca d’Inghilterra, Tenreyro ha avvertito che anche un aumento della produttività dovuto all’IA potrebbe non tradursi in una riduzione dell’inflazione.
Il motivo è soprattutto temporale: gli investimenti e la spesa possono aumentare in anticipo, sulla base delle aspettative sui futuri guadagni di efficienza, mentre la nuova capacità produttiva potrebbe arrivare solo più tardi. Se la domanda cresce prima dell’offerta, la pressione sui prezzi può intensificarsi invece di diminuire. 2
L’ultima previsione condizionata della BNS colloca l’inflazione annuale all’interno dell’intervallo considerato compatibile con la stabilità dei prezzi, tra lo 0% e il 2%, fino al primo trimestre del 2029. 1
Questa previsione, tuttavia, non significa che il tasso ufficiale resterà necessariamente allo 0% per i prossimi tre anni. Si tratta di una proiezione formulata sulla base di determinate ipotesi, tra cui l’impostazione monetaria corrente, non di un impegno vincolante sul futuro dei tassi.
Tschudin ha ribadito che la banca centrale non lascerebbe invariata la politica monetaria se i nuovi dati modificassero le prospettive sull’inflazione. La BNS resta quindi pronta ad adeguare i tassi per mantenere l’inflazione nel proprio intervallo obiettivo, compresa la possibilità di tornare, se necessario, a tassi negativi. 1
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Nel breve e medio periodo, la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe creare squilibri e carenze di componenti, come i chip, aumentando la pressione sui prezzi.
Nel breve e medio periodo, la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe creare squilibri e carenze di componenti, come i chip, aumentando la pressione sui prezzi. Nel lungo periodo l’IA potrebbe aumentare la produttività e ridurre i costi, ma questo non significa automaticamente una minore inflazione o deflazione.
Anche l’economista capo del Fondo monetario internazionale, Silvana Tenreyro, ha avvertito che la domanda generata dagli investimenti potrebbe precedere i guadagni di produttività.