BCA Research raccomanda di vendere il dollaro statunitense contro won sudcoreano, yen giapponese, dollaro taiwanese, dollaro di Singapore ed euro. La tesi ribassista si basa sulla possibile riduzione del vantaggio dei rendimenti reali statunitensi e su flussi esteri meno favorevoli verso gli asset in dollari.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What is BCA Research’s strategic recommendation for the U.S. dollar, which currencies does it advise selling the dollar against, and what st. Article summary: BCA Research’s strategic view is to be short the U.S. dollar—specifically versus the South Korean won, Japanese yen, Taiwan dollar, Singapore dollar, and euro. Its thesis is a medium-term, not a one-day, call: falling U.. Topic tags: general, education, general web, user generated, news. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermark
BCA Research mantiene una visione strategicamente ribassista sul dollaro statunitense. La raccomandazione è vendere il dollaro contro il won sudcoreano, lo yen giapponese, il dollaro taiwanese, il dollaro di Singapore e l’euro. 4 6
Non si tratta però della previsione di un calo quotidiano e ininterrotto. La casa di ricerca distingue tra un dollaro che potrebbe rimanere relativamente solido nei prossimi trimestri e un quadro più debole su un orizzonte superiore ai 12 mesi. 5
Gli strategist di BCA specializzati nei mercati emergenti raccomandano di mantenere posizioni corte sul dollaro rispetto a:
BCA segnala posizioni lunghe su won, yen e dollaro taiwanese contro il biglietto verde. Le valute incluse nel paniere sono inoltre sostenute da surplus delle partite correnti, un possibile elemento di protezione se gli investitori internazionali riducessero l’esposizione agli asset statunitensi. 4
Il franco svizzero non fa parte del paniere pubblicato delle cinque valute. È una distinzione importante: condizioni tattiche di breve periodo possono favorire il dollaro contro il CHF anche se la visione strategica complessiva di BCA resta ribassista sul biglietto verde.
Il principale rischio ciclico per il dollaro riguarda il rapporto tra i tassi d’interesse statunitensi e quelli delle altre economie. Se la Federal Reserve — la banca centrale degli Stati Uniti — dovesse tagliare i tassi in modo deciso, i rendimenti reali americani e il premio offerto dagli asset denominati in dollari potrebbero diminuire.
In uno scenario illustrativo contenuto nei materiali prospettici di BCA, il tasso ufficiale statunitense scenderebbe al 2,25% nel 2026. Si tratta di un’ipotesi di scenario, non di un percorso monetario garantito. 19
La tempistica sarà quindi determinante. Un allentamento più rapido del previsto rafforzerebbe la tesi ribassista di BCA. Al contrario, tagli ritardati o contenuti, un’inflazione persistente oppure un nuovo episodio di avversione al rischio potrebbero mantenere il sostegno derivante dai rendimenti e dal ruolo del dollaro come bene rifugio.
Nel breve termine, BCA riconosce infatti alcuni elementi favorevoli al biglietto verde: la crescita statunitense e la dinamica dei tassi potrebbero sostenere il dollaro nei prossimi trimestri. Oltre l’orizzonte dei 12 mesi, tuttavia, la casa di ricerca ritiene che il potenziale di ribasso sia significativamente maggiore di quello di rialzo. 5
La tesi di lungo periodo non si limita al differenziale dei tassi. BCA individua diverse pressioni strutturali sul dollaro:
BCA ipotizza un cambiamento nelle correlazioni tradizionali: il dollaro potrebbe diventare più pro-ciclico, mentre l’euro assumerebbe un ruolo più anticiclico. In questo quadro, il biglietto verde sarebbe più vulnerabile quando rallentano crescita globale e propensione al rischio, invece di beneficiare automaticamente di ogni fase di tensione sui mercati. 3
Per indebolire il dollaro non sarebbe nemmeno necessario un esodo massiccio dagli asset americani. Potrebbe bastare una riduzione degli afflussi esteri netti: meno nuova domanda significherebbe infatti meno sostegno alla valuta. 3
Le analogie storiche citate nella tesi ribassista indicano la possibilità di un ulteriore calo dell’8% dell’indice DXY nel 2026. L’indice DXY misura il valore del dollaro rispetto a un paniere di principali valute. 2
Quel dato non va interpretato come una previsione precisa né come un calendario già stabilito. L’ampiezza e la velocità del movimento dipenderanno soprattutto dalla politica della Fed e dal comportamento dei capitali internazionali.
Una crescita statunitense più forte del previsto, un’inflazione persistente, rendimenti più elevati sui Treasury o una fuga verso la liquidità americana potrebbero rinviare il ribasso. Al contrario, una decisa fase di tagli dei tassi accompagnata da un rallentamento degli Stati Uniti e da minori afflussi verso gli asset americani renderebbe più plausibile lo scenario ribassista.
Il rimbalzo del dollaro contro il franco svizzero in vista dei verbali della riunione del FOMC — il comitato della Fed che decide sui tassi — è stato un movimento tattico, non un test diretto del paniere strategico di BCA. Il rialzo è stato collegato ai timori che prezzi del petrolio più elevati potessero riaccendere le aspettative per una Fed più restrittiva, oltre al confronto con una Banca nazionale svizzera relativamente accomodante.
Successivamente, la coppia USD/CHF ha restituito parte dei guadagni mentre gli operatori attendevano i verbali.
La distinzione da tenere a mente è questa:
Un rally di breve termine è quindi compatibile con una posizione ribassista di medio-lungo periodo.
Quando il DXY si trovava intorno a 100, il 54% dei clienti istituzionali di BCA prevedeva un dollaro più debole 12 mesi dopo. 11 Il risultato segnala un orientamento ribassista tra gli intervistati, ma è un indicatore di sentiment e posizionamento, non una prova indipendente della correttezza della previsione.
Un consenso ribassista molto diffuso può inoltre aumentare il rischio di un movimento contrario. Se gli investitori chiudono le posizioni corte o un nuovo shock spinge il mercato verso la liquidità statunitense, il dollaro può mettere a segno un rimbalzo anche all’interno di una tendenza più ampia al ribasso.
Se la tesi di BCA dovesse concretizzarsi, gli effetti non riguarderebbero soltanto il mercato valutario.
Un dollaro più debole può sostenere le materie prime quotate in dollari, come petrolio e rame, sia attraverso l’effetto di conversione sui prezzi sia favorendo la domanda internazionale. BCA ha affiancato alla visione ribassista sul dollaro un’esposizione a petrolio, rame e oro. 10
Anche l’oro potrebbe beneficiare di un dollaro più debole e di minori pressioni derivanti dai rendimenti reali. BCA ha citato questi fattori, insieme a elementi strutturali di lungo periodo, per motivare una posizione più costruttiva sul metallo prezioso. 3
Un finanziamento in dollari più agevole e una minore pressione sul debito denominato in USD potrebbero migliorare le condizioni finanziarie dei mercati emergenti. Questo sarebbe favorevole a valute come won e dollaro taiwanese, sempre che la crescita globale non subisca contemporaneamente un forte deterioramento.
Un dollaro più debole renderebbe in genere le esportazioni statunitensi più competitive e le importazioni più costose. Non eliminerebbe automaticamente il deficit commerciale americano: l’aumento dei costi dei beni importati potrebbe anzi alimentare nuove tensioni commerciali.
L’euro è una delle principali controparti della strategia short sul dollaro di BCA e potrebbe beneficiare del possibile passaggio a un ruolo più anticiclico. 3
Lo yen potrebbe rafforzarsi se il differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone si riducesse. BCA avverte però che il solo intervento valutario difficilmente produrrebbe un’inversione duratura dello yen senza un cambiamento più sostanziale nei differenziali dei tassi. 8
La raccomandazione strategica di BCA Research è vendere il dollaro contro KRW, JPY, TWD, SGD ed EUR. Non significa aspettarsi un calo lineare del biglietto verde né esclude rialzi temporanei, soprattutto contro valute a basso rendimento come il franco svizzero.
La tesi ribassista dipende dall’allineamento di diversi fattori: una politica della Fed significativamente più accomodante, rendimenti reali statunitensi meno favorevoli, minori afflussi esteri, valutazioni elevate, pressioni fiscali e una trasformazione dei flussi globali di capitale.
Il modo più corretto di leggere la posizione di BCA è quindi come una tesi condizionata di medio periodo. Il prossimo grande movimento al ribasso del dollaro dipenderà meno da un singolo comunicato della Fed e più dalla possibilità che politica monetaria e flussi internazionali ne riducano, nel tempo, i vantaggi ciclici e strutturali.
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BCA Research raccomanda di vendere il dollaro statunitense contro won sudcoreano, yen giapponese, dollaro taiwanese, dollaro di Singapore ed euro.
BCA Research raccomanda di vendere il dollaro statunitense contro won sudcoreano, yen giapponese, dollaro taiwanese, dollaro di Singapore ed euro. La tesi ribassista si basa sulla possibile riduzione del vantaggio dei rendimenti reali statunitensi e su flussi esteri meno favorevoli verso gli asset in dollari.
Un eventuale ulteriore calo dell'indice DXY dell'8% nel 2026 è uno scenario basato su analogie storiche, non una previsione puntuale.