Mohsen Rezaei ha avvertito che ogni Paese vicino all’Iran che aderirà alla campagna economica statunitense sarà considerato un nemico. Secondo la minaccia riferita, Teheran colpirebbe gli interessi di questi Paesi e non lascerebbe passare «neppure una goccia di petrolio» dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What warning did Iran’s Supreme National Security Council secretary Mohsen Rezaei issue to neighboring countries that support the Trump admi. Article summary: Rezaei warned that any neighboring state that joins Washington’s economic campaign would be treated as an enemy: Iran would target that state’s interests, and—he said—“not a drop of oil” would be allowed to leave the Per. Topic tags: general web, workflow, security, regulation, marketing. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermar
Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che qualsiasi Paese confinante o vicino all’Iran che sostenga la campagna economica guidata dagli Stati Uniti sarà trattato come un nemico. Teheran, secondo quanto riferito, colpirebbe gli interessi di quello Stato e impedirebbe il passaggio del petrolio dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz: «non una goccia di petrolio» dovrebbe lasciare l’area. RB
L’avvertimento arriva mentre lo Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi mondiali per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto, resta al centro dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Il corridoio è delimitato a nord dall’Iran e a sud da Oman ed Emirati Arabi Uniti; nel punto più stretto misura circa 33 chilometri. CB
La linea delineata da Rezaei può essere riassunta in tre livelli di escalation:
Prevenzione diplomatica. Teheran intende avvertire i governi della regione e convincerli a non facilitare le sanzioni o altre misure economiche statunitensi.
Ritorsione politico-securitaria. Se un Paese dovesse comunque partecipare alla campagna, verrebbe classificato come ostile e i suoi interessi potrebbero diventare obiettivi iraniani.
Pressione sulle rotte energetiche. L’Iran minaccia di impedire le esportazioni di petrolio attraverso Hormuz e di agire potenzialmente contro rotte alternative progettate per aggirare lo Stretto. Le informazioni disponibili non specificano in modo attendibile quali sarebbero queste rotte né quali azioni verrebbero intraprese. RB
La minaccia iraniana si inserisce in un conflitto più ampio, iniziato dopo gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio 2026. In risposta, Teheran ha cercato di esercitare il controllo sullo Stretto di Hormuz e ha limitato fortemente il transito commerciale. CH
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha definito le misure annunciate da Washington «terrorismo economico», sostenendo che rappresentino una pretesa illegittima di applicare l’autorità statunitense al commercio di altri Paesi. L’obiettivo principale della protesta iraniana è la pressione indiretta sui partner commerciali, tra cui la Cina. R
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha respinto la definizione trumpiana di «D-Day economico» e sostiene che la coercizione non possa costringere l’Iran a fare concessioni. La posizione ufficiale di Teheran è quella di continuare a resistere, lasciando aperta la diplomazia ma alle proprie condizioni. I negoziati, compreso il dossier su Hormuz, sono rimasti fermi. RN
Washington, invece, ha adottato una linea esplicitamente coercitiva verso i Paesi terzi. Il segretario al Tesoro Scott Bessent l’ha riassunta con la formula «o con noi o contro di noi». L’amministrazione Trump minaccia conseguenze per governi, aziende e banche che forniscano all’Iran una qualsiasi forma di sostegno economico. BN
La riuscita della campagna americana dipende in larga misura dalla posizione di Pechino. Secondo i dati di Kpler citati da Reuters, nel 2025 la Cina ha acquistato oltre l’80% del petrolio esportato via mare dall’Iran. R
Per Teheran, le sanzioni non sono soltanto uno strumento per riportare gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati. L’obiettivo attribuito a Washington è anche creare pressione sull’economia interna iraniana, indebolire la coesione sociale e ridurre la necessità — o aumentare l’efficacia — di nuove operazioni militari statunitensi. La stessa amministrazione americana ha suggerito pubblicamente che una maggiore pressione economica potrebbe diminuire il bisogno di un’azione militare di ampia portata. R
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Mohsen Rezaei ha avvertito che ogni Paese vicino all’Iran che aderirà alla campagna economica statunitense sarà considerato un nemico.
Mohsen Rezaei ha avvertito che ogni Paese vicino all’Iran che aderirà alla campagna economica statunitense sarà considerato un nemico. Secondo la minaccia riferita, Teheran colpirebbe gli interessi di questi Paesi e non lascerebbe passare «neppure una goccia di petrolio» dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz.
La strategia annunciata prevede tre passaggi: pressione diplomatica, ritorsioni politico securitarie e interruzione delle rotte energetiche.