La denuncia include accuse di:
Tra i rimedi richiesti figurano un’ingiunzione, il risarcimento dei danni, la restituzione delle somme e la restituzione degli eventuali profitti collegati all’uso dei contenuti. DW
Nell’agosto 2026 Twitch ha introdotto l’impostazione Training for Generative AI. Le spiegazioni pubblicate dalla piattaforma indicano che il materiale interessato può comprendere dirette, video on demand, clip, chat, immagini e testi presenti sul canale. L’opzione era attiva automaticamente: per escludere i propri contenuti, i gestori dei canali dovevano disattivarla manualmente. B
La scelta è rilevante sia sul piano pratico sia su quello legale. La teoria di Pandiscia non si limita a sostenere che Twitch abbia utilizzato i contenuti: contesta anche il modo in cui la piattaforma avrebbe comunicato il cambiamento e raccolto il consenso.
La denuncia afferma che Twitch avrebbe assunto impegni riguardo a informazione e consenso prima di adottare pratiche meno protettive della privacy o di condividere dati degli utenti con soggetti terzi. L’uso dei contenuti per l’addestramento dell’IA, secondo l’accusa, sarebbe iniziato non più tardi del 2024. DW
C’è inoltre un problema legato alla gestione per canale. Secondo le spiegazioni riportate dalla stampa, chi disattiva l’opzione sul proprio canale potrebbe comunque avere contenuti utilizzati quando appare o partecipa a un altro canale che resta aderente al programma. D
La preoccupazione pratica espressa nella denuncia è che la disattivazione successiva possa impedire soltanto gli utilizzi futuri, senza annullare quelli già avvenuti. Una volta inserito in un corpus di addestramento o utilizzato per influenzare un modello, un contenuto può diventare difficile da rintracciare e da rimuovere.
Questo resta un’argomentazione della parte attrice, non una decisione del tribunale sulla possibilità tecnica o giuridica di cancellare i dati da un modello.
La questione, inoltre, non riguarda soltanto la titolarità dei contenuti dello streamer. Una diretta può mostrare volti, voci, nomi, conversazioni e ambienti privati di altre persone. L’Autorità olandese per la protezione dei dati, l’Autoriteit Persoonsgegevens, ha invitato gli utenti di Twitch a disattivare la condivisione dei dati per l’addestramento dell’IA di Amazon, definendo l’impostazione molto rischiosa. Secondo l’autorità, i dati personali incorporati nei sistemi di IA potrebbero essere esposti o utilizzati impropriamente, anche per frodi e truffe.
Ne deriva un problema di consenso che coinvolge anche ospiti e pubblico. Una persona può comparire in una diretta, parlare durante una trasmissione o scrivere in chat senza gestire un proprio canale Twitch e senza avere un controllo diretto sull’impostazione scelta dal titolare del canale ospitante.
Mike Minton, chief product officer di Twitch, ha difeso l’adesione automatica in dichiarazioni riportate dalla stampa e durante interventi in livestream. Una ricostruzione gli attribuisce la frase secondo cui, se l’impostazione fosse stata basata sull’adesione volontaria, «nessuno avrebbe aderito». BD
A Minton è stata attribuita anche una precedente ammissione: i contenuti di Twitch sarebbero stati utilizzati per attività di IA su scala di prototipazione, non ancora produttiva. In seguito, il dirigente ha dichiarato che l’addestramento si sarebbe svolto nel rispetto della fiducia degli utenti e delle norme sulla privacy. Separatamente, ha detto di non sapere quali contenuti Amazon avesse già utilizzato per addestrare i propri modelli.
Per questo, tempi e portata dell’uso storico restano oggetto di contestazione e non possono essere considerati fatti accertati. BD
Il caso riunisce diverse domande che stanno emergendo nelle controversie sull’IA e sui dati digitali.
Twitch e Amazon dovranno probabilmente affrontare questioni relative al testo, alla visibilità e alla presentazione dei termini applicabili. Il punto centrale sarà capire se le clausole che disciplinano i contenuti ospitati su Twitch coprissero chiaramente il trasferimento o l’uso da parte di Amazon per sviluppare sistemi di IA generativa e se gli utenti abbiano accettato consapevolmente tale utilizzo.
Un’opzione attiva di default trasferisce sull’utente l’onere di trovare l’impostazione e modificarla. La causa offre ai giudici l’occasione di valutare se questo meccanismo sia sufficiente alla luce delle teorie contrattuali e sulle pratiche commerciali scorrette avanzate da Pandiscia.
La risposta potrebbe influenzare il modo in cui anche altre piattaforme definiscono i permessi per l’uso dei dati nell’addestramento dell’IA.
Se l’opt-out vale soltanto per il futuro, le piattaforme potrebbero subire pressioni per spiegare quali dati siano già stati utilizzati, mantenere sistemi affidabili di esclusione e affrontare il problema del materiale già inserito nei flussi di addestramento.
Un esito favorevole a Pandiscia potrebbe incentivare:
Una vittoria della difesa potrebbe invece rafforzare la possibilità per le piattaforme di fare affidamento su termini formulati in modo ampio e su opt-out con effetto prospettico. Ciò non risolverebbe necessariamente le questioni separate relative alla privacy di voci, volti, nomi, messaggi in chat e altri dati personali.
I controlli applicati al livello del canale non coincidono perfettamente con la realtà delle dirette, che possono coinvolgere ospiti, moderatori, spettatori e partecipanti alla chat. Gli avvertimenti dell’autorità olandese rendono il caso più ampio di una semplice controversia tra creator e piattaforma sui compensi.
Al momento delle prime notizie sulla causa, Twitch e Amazon non avevano risposto immediatamente alle richieste di commento. D Il procedimento è ancora in una fase iniziale.
Non è stato ancora deciso se i contratti applicabili autorizzassero l’uso contestato, quali contenuti Amazon abbia effettivamente utilizzato, se la causa possa essere certificata come class action o quali danni possano essere dimostrati.
Per gli streamer, la conclusione immediata è più limitata di una previsione sull’esito: disattivare l’opzione potrebbe incidere sugli utilizzi futuri, ma non chiarisce che cosa sia accaduto ai contenuti già acquisiti, come vengano trattati quelli condivisi con altre persone o se gli utenti abbiano ricevuto un’informazione legalmente sufficiente. Sono proprio queste domande ancora aperte a rendere la causa Pandiscia rilevante ben oltre Twitch.