Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto al ministro delle Finanze irlandese di inserire una tassa europea sugli extra profitti nell’agenda della riunione del 18 19 settembre a Dublino. L’obiettivo è usare una parte dei guadagni legati allo shock dei prezzi per sostenere famiglie e impre...
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La nuova iniziativa nasce soprattutto da una combinazione di caro-vita e percezione di ingiustizia sul mercato. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna sostengono che le aziende che beneficiano di rincari provocati da una crisi — senza necessariamente aver aumentato gli investimenti o la produzione — dovrebbero contribuire a finanziare gli aiuti a famiglie e imprese. RA
In una lettera indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, i sei governi hanno chiesto di inserire il tema nell’agenda della riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE, prevista il 18 e 19 settembre a Dublino. L’ingresso della Polonia amplia una coalizione che ad aprile comprendeva cinque Paesi. RA
Il timore è che le forniture limitate di petrolio e gas, anche a causa delle tensioni e delle interruzioni dei trasporti nello Stretto di Hormuz, mantengano elevati i prezzi di carburanti ed energia. Un quadro europeo viene presentato come il modo per contenere l’inflazione e distribuire meglio il peso della crisi, soprattutto su consumatori e piccole imprese. AE
Una regola comune avrebbe anche un’altra funzione: evitare che ogni Stato introduca un prelievo diverso, con possibili disparità fiscali e distorsioni della concorrenza all’interno del mercato unico.
La pressione politica è aumentata dopo la pubblicazione dei risultati delle grandi compagnie. ExxonMobil ha registrato 14,53 miliardi di dollari di utile tra aprile e giugno, mentre Chevron ha dichiarato 12,07 miliardi, in entrambi i casi con forti aumenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stime separate hanno quantificato in circa 48 miliardi di dollari l’utile trimestrale delle cinque principali supermajor occidentali. BD
Le cifre di quasi 40 miliardi di euro di profitti complessivi per sei società e di 17,9 miliardi di euro di “extra-profitti” per otto compagnie richiedono però cautela. Il risultato cambia in base alle aziende incluse, al cambio utilizzato, al criterio contabile e soprattutto alla definizione di “extra-profitto”. Una stima più prudente riferita alle attività europee parla di circa 7,5 miliardi di euro per otto società nel primo semestre. N
L’ipotesi non sarebbe quella di tassare indistintamente tutti gli utili del settore, ma di introdurre un prelievo temporaneo sulla parte che supera una soglia storica di riferimento. Il modello evocato è il contributo di solidarietà adottato dall’UE dopo l’impennata dei prezzi energetici seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
I sei Paesi chiedono inoltre di esaminare con attenzione i margini della raffinazione. Anche quando il greggio viene importato, infatti, le raffinerie possono beneficiare di ampi aumenti dei margini durante uno shock dell’offerta. Il Parlamento europeo ha riconosciuto che le restrizioni alle forniture possono generare guadagni eccezionali nel settore energetico e ha indicato un contributo di solidarietà temporaneo tra le possibili risposte. G
Lisbona è andata oltre la richiesta politica e ha approvato un prelievo temporaneo del 33% sui profitti straordinari realizzati nel 2026 dalle aziende attive nell’estrazione e nella raffinazione del petrolio. La tassa si applicherebbe alla quota di utile che supera di oltre il 20% la media dei profitti registrati nel 2024 e nel 2025. E
La misura dovrebbe servire sia a raccogliere risorse sia a dimostrare che un’impostazione mirata, limitata agli utili eccezionali, è concretamente applicabile.
La principale difficoltà non è soltanto tecnica. Ad aprile la Commissione europea non aveva promesso di introdurre un simile prelievo: aveva parlato invece di possibili interventi mirati per affrontare la crisi. R
Anche la posizione della Germania è divisa. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil e il Partito socialdemocratico (SPD) sostengono almeno l’apertura di un confronto su un quadro europeo; la CDU, invece, si oppone alla proposta. E A livello dell’UE, inoltre, le decisioni fiscali restano politicamente sensibili e richiedono un consenso tra governi con interessi differenti.
La richiesta dei sei Paesi punta a trasformare una parte dei guadagni generati dalla crisi — in particolare nel petrolio e nella raffinazione — in sostegno contro il caro-energia. Il Portogallo offre già un precedente nazionale e la coalizione è cresciuta rispetto ad aprile, ma non esistono ancora né un progetto europeo condiviso né una maggioranza politica sufficiente a garantire l’approvazione della tassa.
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Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto al ministro delle Finanze irlandese di inserire una tassa europea sugli extra profitti nell’agenda della riunione del 18 19 settembre a Dublino.
Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto al ministro delle Finanze irlandese di inserire una tassa europea sugli extra profitti nell’agenda della riunione del 18 19 settembre a Dublino. L’obiettivo è usare una parte dei guadagni legati allo shock dei prezzi per sostenere famiglie e imprese, evitando che le misure nazionali creino distorsioni nel mercato unico.
Il Portogallo ha già approvato un prelievo temporaneo del 33% sulla quota di profitti straordinari del 2026 delle aziende petrolifere e della raffinazione.