I documenti societari sostengono l’idea di una posizione molto consistente e mantenuta nel tempo. Non provano però che Coinbase non abbia mai venduto ETH derivati dai ricavi del sequencer di Base, né chiariscono la finalità di ogni trasferimento storico.
Nel resoconto trimestrale relativo al secondo trimestre del 2026, Coinbase indicava al 30 giugno 2026:
La distinzione è importante. Gli ETH classificati come investimenti rappresentano una riserva societaria, mentre quelli operativi sono destinati alle esigenze del business e non costituiscono necessariamente una scommessa direzionale sul prezzo di Ether.
Queste cifre sono la principale base documentale della tesi di Pollak: Coinbase risultava ancora un grande detentore aziendale di ETH alla data del 30 giugno 2026.
Pollak ha sostenuto che Coinbase mantiene circa 150.000 ETH «da anni». I dati disponibili descrivono una posizione societaria di lungo periodo, non l’abbandono generalizzato di Ether. Allo stesso tempo, le informazioni sul primo semestre del 2026 indicano che Coinbase ha aumentato le proprie disponibilità di Bitcoin, mentre l’esposizione all’ETH si è leggermente ridotta. Questo alimenta l’osservazione secondo cui la società potrebbe aver ribilanciato il proprio portafoglio verso Bitcoin.
La conclusione più prudente è quindi duplice: Coinbase conservava una quantità molto significativa di ETH, ma il suo portafoglio non era immutabile.
Un saldo di bilancio elevato contraddice la versione più netta dell’accusa secondo cui Coinbase starebbe semplicemente «scaricando» ETH. Tuttavia, una fotografia contabile non permette di ricostruire la provenienza di ogni singolo Ether.
I documenti pubblici non consentono di stabilire se specifici ricavi del sequencer di Base siano stati:
L’ipotesi secondo cui Coinbase avrebbe venduto ETH generati da Base per acquistare Bitcoin è stata presentata come un’inferenza basata sui documenti disponibili, non come una prova di un rapporto causale dimostrato transazione per transazione.
Anche le operazioni di unstaking e i trasferimenti verso Coinbase Prime non hanno un significato univoco. Senza attribuzione dei wallet, registri degli scambi o una comunicazione specifica di Coinbase, non è possibile stabilire se si sia trattato di:
Un trasferimento verso Prime, preso isolatamente, non equivale alla prova di una vendita.
Nella sua difesa, Pollak ha descritto Coinbase come un detentore rilevante di ETH e, allo stesso tempo, come un partecipante importante all’ecosistema Ethereum. Ha richiamato il ruolo di Base, il contributo all’aggiornamento EIP-4844, le infrastrutture collegate a USDC e i progressi verso la decentralizzazione di Base.
L’argomento più ampio è che il rapporto di Coinbase con Ethereum sia integrato: la società detiene ETH, gestisce Base, utilizza l’infrastruttura di Ethereum, offre servizi di custodia e rappresenta un punto di accesso per utenti e asset. Jason Chaskin ha espresso una tesi simile, sostenendo che Coinbase sia contemporaneamente detentore di ETH, operatore e cliente di Base, custode di grandi dimensioni e canale d’accesso all’ecosistema.
Questa è un’affermazione più articolata rispetto a «Coinbase non vende mai ETH». Non sostituisce, però, una politica trasparente su come vengano convertiti o gestiti i ricavi del sequencer. Pollak ha descritto Coinbase sia come cliente di Ethereum sia come detentore di lungo periodo di ETH.
Un altro elemento decisivo è la differenza tra la tesoreria di Coinbase e gli asset custoditi per conto terzi. Gli 150.279 ETH di investimento e i 10.480 ETH operativi sono disponibilità della società; non comprendono automaticamente gli ETH affidati a Coinbase da clienti e istituzioni.
La società è particolarmente osservabile perché è quotata negli Stati Uniti e pubblica periodicamente i propri dati finanziari. Ma la quantità di asset che custodisce per i clienti è una categoria distinta dalla sua tesoreria. Coinbase ha dichiarato di agire da custode per oltre l’80% degli asset degli ETF statunitensi su Bitcoin ed Ether, un dato che evidenzia la scala della custodia senza trasformarla in proprietà aziendale.
I documenti supportano una conclusione circoscritta: al 30 giugno 2026 Coinbase rimaneva un grande detentore societario di ETH tra le realtà non-DAT, nonostante una leggera riduzione dell’esposizione a Ether affiancata a un aumento delle disponibilità di Bitcoin.
Questo indebolisce la narrazione assoluta secondo cui Coinbase avrebbe venduto tutti i propri ETH. Non risolve però la domanda più specifica sulla storia on-chain: dai dati pubblici non si può determinare se determinati ETH rimossi dallo staking o trasferiti verso Prime siano stati ribilanciati, impiegati in operazioni OTC o venduti.
I documenti societari sostengono l’idea di una posizione molto consistente e mantenuta nel tempo. Non provano però che Coinbase non abbia mai venduto ETH derivati dai ricavi del sequencer di Base, né chiariscono la finalità di ogni trasferimento storico.
Nel resoconto trimestrale relativo al secondo trimestre del 2026, Coinbase indicava al 30 giugno 2026:
La distinzione è importante. Gli ETH classificati come investimenti rappresentano una riserva societaria, mentre quelli operativi sono destinati alle esigenze del business e non costituiscono necessariamente una scommessa direzionale sul prezzo di Ether.
Queste cifre sono la principale base documentale della tesi di Pollak: Coinbase risultava ancora un grande detentore aziendale di ETH alla data del 30 giugno 2026.
Pollak ha sostenuto che Coinbase mantiene circa 150.000 ETH «da anni». I dati disponibili descrivono una posizione societaria di lungo periodo, non l’abbandono generalizzato di Ether. Allo stesso tempo, le informazioni sul primo semestre del 2026 indicano che Coinbase ha aumentato le proprie disponibilità di Bitcoin, mentre l’esposizione all’ETH si è leggermente ridotta. Questo alimenta l’osservazione secondo cui la società potrebbe aver ribilanciato il proprio portafoglio verso Bitcoin.
La conclusione più prudente è quindi duplice: Coinbase conservava una quantità molto significativa di ETH, ma il suo portafoglio non era immutabile.
Un saldo di bilancio elevato contraddice la versione più netta dell’accusa secondo cui Coinbase starebbe semplicemente «scaricando» ETH. Tuttavia, una fotografia contabile non permette di ricostruire la provenienza di ogni singolo Ether.
I documenti pubblici non consentono di stabilire se specifici ricavi del sequencer di Base siano stati:
L’ipotesi secondo cui Coinbase avrebbe venduto ETH generati da Base per acquistare Bitcoin è stata presentata come un’inferenza basata sui documenti disponibili, non come una prova di un rapporto causale dimostrato transazione per transazione.
Anche le operazioni di unstaking e i trasferimenti verso Coinbase Prime non hanno un significato univoco. Senza attribuzione dei wallet, registri degli scambi o una comunicazione specifica di Coinbase, non è possibile stabilire se si sia trattato di:
Un trasferimento verso Prime, preso isolatamente, non equivale alla prova di una vendita.
Nella sua difesa, Pollak ha descritto Coinbase come un detentore rilevante di ETH e, allo stesso tempo, come un partecipante importante all’ecosistema Ethereum. Ha richiamato il ruolo di Base, il contributo all’aggiornamento EIP-4844, le infrastrutture collegate a USDC e i progressi verso la decentralizzazione di Base.
L’argomento più ampio è che il rapporto di Coinbase con Ethereum sia integrato: la società detiene ETH, gestisce Base, utilizza l’infrastruttura di Ethereum, offre servizi di custodia e rappresenta un punto di accesso per utenti e asset. Jason Chaskin ha espresso una tesi simile, sostenendo che Coinbase sia contemporaneamente detentore di ETH, operatore e cliente di Base, custode di grandi dimensioni e canale d’accesso all’ecosistema.
Questa è un’affermazione più articolata rispetto a «Coinbase non vende mai ETH». Non sostituisce, però, una politica trasparente su come vengano convertiti o gestiti i ricavi del sequencer. Pollak ha descritto Coinbase sia come cliente di Ethereum sia come detentore di lungo periodo di ETH.
Un altro elemento decisivo è la differenza tra la tesoreria di Coinbase e gli asset custoditi per conto terzi. Gli 150.279 ETH di investimento e i 10.480 ETH operativi sono disponibilità della società; non comprendono automaticamente gli ETH affidati a Coinbase da clienti e istituzioni.
La società è particolarmente osservabile perché è quotata negli Stati Uniti e pubblica periodicamente i propri dati finanziari. Ma la quantità di asset che custodisce per i clienti è una categoria distinta dalla sua tesoreria. Coinbase ha dichiarato di agire da custode per oltre l’80% degli asset degli ETF statunitensi su Bitcoin ed Ether, un dato che evidenzia la scala della custodia senza trasformarla in proprietà aziendale.
I documenti supportano una conclusione circoscritta: al 30 giugno 2026 Coinbase rimaneva un grande detentore societario di ETH tra le realtà non-DAT, nonostante una leggera riduzione dell’esposizione a Ether affiancata a un aumento delle disponibilità di Bitcoin.
Questo indebolisce la narrazione assoluta secondo cui Coinbase avrebbe venduto tutti i propri ETH. Non risolve però la domanda più specifica sulla storia on-chain: dai dati pubblici non si può determinare se determinati ETH rimossi dallo staking o trasferiti verso Prime siano stati ribilanciati, impiegati in operazioni OTC o venduti.