Gli attacchi ucraini alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche hanno ridotto la produzione di carburante, provocando code, razionamenti e nuove restrizioni alle vendite in almeno 10 regioni russe. Le finanze pubbliche sono sotto pressione: il deficit federale potrebbe raggiungere 6,5 trilioni di rubli, mentr...
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A poche settimane dalle elezioni della Duma di Stato previste per settembre 2026, Vladimir Putin si trova a gestire una combinazione politicamente sensibile di disagi legati alla guerra, servizi pubblici più fragili e crescenti vincoli di bilancio.
Il quadro è reale, ma va letto con prudenza: le fonti disponibili documentano una crisi del carburante e un peggioramento delle finanze pubbliche, mentre non dimostrano che questi fattori abbiano già reso incerto l’esito elettorale o che Putin tema personalmente una sconfitta.
Gli attacchi con droni contro raffinerie, depositi e altre infrastrutture energetiche russe hanno ridotto la disponibilità di benzina e diesel. Ad agosto, le autorità di almeno 10 regioni hanno nuovamente irrigidito i controlli sulle vendite, mentre in alcune stazioni di servizio sono comparsi razionamenti, code e interruzioni temporanee della vendita di benzina.
Mosca ha reagito cercando di aumentare le importazioni di carburante raffinato, limitando le esportazioni e sfruttando al massimo la capacità degli impianti ancora operativi. Il Cremlino ha riconosciuto che gli attacchi hanno danneggiato diverse raffinerie e provocato un calo temporaneo della produzione di benzina e diesel.
Putin ha ammesso che i raid stanno creando «problemi» e una certa carenza, ma ha definito la situazione non critica. In un altro intervento ha sostenuto che l’economia e i suoi settori principali restano stabili, nonostante i tentativi di destabilizzare il comparto energetico.
Proprio perché il problema è immediatamente percepibile da automobilisti, agricoltori, imprese di trasporto e famiglie, la crisi del carburante ha un peso politico particolare. Le autorità hanno adottato misure locali per mantenere l’ordine presso le stazioni di servizio e sono stati segnalati arresti legati a proteste, lamentele o scontri. Tuttavia, le prove di buona qualità disponibili non confermano un dispiegamento nazionale della Rosgvardija — la guardia nazionale russa — specificamente per reprimere proteste contro la scarsità di carburante.
Alla pressione sui rifornimenti si aggiunge quella sui conti pubblici. La spesa federale e il deficit previsti per il 2026 sono aumentati rispetto ai piani iniziali. Una stima riportata dalle fonti porta il disavanzo federale a 6,5 trilioni di rubli, pari a circa 79 miliardi di dollari al cambio di riferimento.
Anche le regioni stanno accumulando difficoltà: le entrate derivanti dalle imposte sugli utili societari si sono indebolite, mentre aumentano le spese sociali e i costi legati alla guerra. Il deficit complessivo dei bilanci regionali è stimato in 1,9 trilioni di rubli nel 2026.
È importante però correggere un dato circolato in alcune ricostruzioni. La cifra di 3,3 trilioni di dollari di debito regionale non è sostenuta dalle prove disponibili ed è probabilmente il risultato di un errore di valuta o di unità di misura. Le fonti parlano invece di circa 3,3 trilioni di rubli — all’incirca 39 miliardi di dollari secondo i cambi citati — di debito regionale complessivo.
Il governo federale sta cercando di tamponare la situazione con cancellazioni di prestiti e rinvii dei rimborsi. Secondo una ricostruzione, 76 regioni hanno già beneficiato nel 2026 della cancellazione di 518 miliardi di rubli di prestiti federali; nonostante ciò, il debito complessivo è diminuito solo in misura limitata.
La crescita ha rallentato nettamente dopo l’espansione sostenuta dalla spesa militare. Rosstat, l’agenzia statistica statale russa, ha registrato una contrazione annua dello 0,2% nel primo trimestre del 2026, seguita da una crescita dell’1,3% nel secondo trimestre. I dati sono compatibili con una fase di quasi stagnazione, anche se le previsioni annuali restano diverse tra loro e nessuna singola stima dovrebbe essere considerata definitiva.
Il sostegno alla produzione garantito dalla spesa pubblica e militare può attenuare il rallentamento nel breve periodo, ma aumenta anche il peso sul bilancio. Sanzioni, tassi d’interesse elevati, difficoltà di investimento e attacchi alle infrastrutture contribuiscono a limitare il potenziale di crescita dell’economia di guerra russa.
In questo contesto, VEB.RF — la società statale russa per lo sviluppo economico — ha rimosso il suo economista capo Andrei Klepach. Reuters, citando due persone a conoscenza della vicenda, ha riferito che Klepach aveva affermato che la Russia stava rimanendo indietro rispetto all’Occidente e alla Cina e subendo danni economici sempre più pesanti a causa della guerra.
Altre ricostruzioni gli attribuiscono un avvertimento ancora più netto: Mosca non sarebbe in grado di vincere una lunga guerra di logoramento contro l’Ucraina e rischierebbe di andare incontro a una grave crisi sociale.
La tempistica della destituzione suggerisce che l’obiettivo fosse imporre una maggiore disciplina sul messaggio pubblico. Le valutazioni di Klepach contraddicevano la narrazione ufficiale del Cremlino, secondo cui l’economia russa resta resiliente e la guerra è sostenibile.
Questo, però, non dimostra che la sua rimozione sia stata causata separatamente dalla crisi del carburante, dal debito regionale o dai timori elettorali. La conclusione più prudente è che, nel sistema russo, le critiche pubbliche alla narrazione ufficiale sui costi economici della guerra siano diventate difficili da accettare.
Il problema strategico per il Cremlino è tenere sotto controllo il disagio quotidiano prima del voto senza ridurre la spesa bellica. Le code ai distributori, i limiti agli acquisti e i salvataggi finanziari delle regioni rendono concreti problemi che altrimenti resterebbero confinati ai dati macroeconomici.
Una nuova mobilitazione dopo le elezioni potrebbe alleviare le difficoltà di personale delle forze armate, ma rischierebbe di aggravare la carenza di lavoratori, l’ansia delle famiglie e le tensioni sociali già messe in luce dalla crisi del carburante e dalle restrizioni di bilancio.
Le fonti disponibili non consentono invece di verificare l’affermazione secondo cui Putin temerebbe privatamente l’esito delle elezioni o starebbe già pianificando una nuova mobilitazione. Il dato più solido è un altro: alla vigilia del voto, il Cremlino deve preservare l’apparenza di stabilità mentre cerca di assorbire costi economici e sociali sempre più difficili da nascondere.
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Gli attacchi ucraini alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche hanno ridotto la produzione di carburante, provocando code, razionamenti e nuove restrizioni alle vendite in almeno 10 regioni russe.
Gli attacchi ucraini alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche hanno ridotto la produzione di carburante, provocando code, razionamenti e nuove restrizioni alle vendite in almeno 10 regioni russe. Le finanze pubbliche sono sotto pressione: il deficit federale potrebbe raggiungere 6,5 trilioni di rubli, mentre il deficit complessivo dei bilanci regionali è stimato in 1,9 trilioni di rubli nel 2026.
La destituzione dell’economista capo di VEB.RF, Andrei Klepach, è arrivata dopo dichiarazioni secondo cui la Russia non potrebbe vincere una lunga guerra di logoramento e rischierebbe una crisi sociale.