Il 19 agosto 2026 la Cina ha vietato a organizzazioni e individui di attuare o assistere alcune misure investigative dell’UE nel caso JD.com, sostenendo che Bruxelles avesse richiesto informazioni ampie e non necessar... La disputa riguarda l’offerta di JD.com, del valore di circa 2,2 miliardi di euro, per acquisire...
Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What prompted China’s Ministry of Justice, together with the Ministry of Commerce and other departments, to determine that the European Unio. Article summary: China’s order is a direct response to the Commission’s FSR investigation of JD.com’s proposed €2.2 billion (about $2.5 billion) acquisition of Ceconomy. Beijing says the EU improperly extended its investigatory reach int. Topic tags: general, news, general web, government. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with
La Cina ha bloccato la cooperazione con alcune richieste investigative dell’Unione europea perché considera il metodo usato dalla Commissione europea un esercizio improprio di autorità pubblica sul territorio cinese. Al centro dello scontro ci sono le informazioni richieste a soggetti cinesi, comprese — secondo Pechino — richieste rivolte a istituti bancari per ottenere dati e documenti conservati in Cina.
Bruxelles sostiene invece di stare verificando se eventuali contributi finanziari di governi extra-UE abbiano dato a JD.com un vantaggio tale da falsare la concorrenza nel mercato interno europeo attraverso l’acquisizione di Ceconomy. Il risultato è un conflitto diretto tra il divieto cinese di collaborare e gli obblighi informativi imposti dalla procedura europea.
Il 19 agosto 2026 il ministero della Giustizia cinese, insieme al ministero del Commercio e ad altri dipartimenti, ha stabilito che determinate misure investigative transfrontaliere dell’UE nell’ambito dell’indagine sui sussidi esteri a JD.com costituiscono una «giurisdizione extraterritoriale impropria». L’ordine è entrato in vigore al momento della pubblicazione e vieta a organizzazioni e individui cinesi di attuare o assistere tali misure.
L’obiezione cinese non riguarda soltanto l’oggetto dell’indagine, ma soprattutto il modo in cui la Commissione raccoglie le prove. Le autorità di Pechino affermano che l’UE abbia chiesto informazioni e registri presenti in Cina in quantità eccessiva, non necessaria o non pertinente, anche coinvolgendo istituti bancari cinesi.
Secondo la posizione ufficiale cinese, queste richieste violerebbero la sovranità, il principio di non ingerenza e i principi dello Stato di diritto internazionale applicabili alla raccolta transfrontaliera delle prove. Si tratta della posizione giuridica e politica espressa da Pechino, non di una decisione vincolante di un tribunale internazionale.
La Cina ha chiesto all’Unione europea di correggere rapidamente quelle che definisce pratiche errate e ha affermato che adotterà le misure necessarie per tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi. Sul piano pratico, l’ordine crea un possibile conflitto di leggi: i soggetti in Cina non possono collaborare con le misure indicate da Pechino, mentre JD.com resta coinvolta in un procedimento regolatorio europeo ancora in corso.
JD.com ha proposto di acquisire Ceconomy per circa 2,2 miliardi di euro, pari a circa 2,5 miliardi di dollari. Ceconomy è un gruppo tedesco di vendita al dettaglio di prodotti elettronici, noto soprattutto per le catene MediaMarkt e Saturn.
L’operazione ha superato un primo esame in Germania: il Bundeskartellamt, l’autorità federale tedesca per la concorrenza, ha autorizzato l’acquisizione del controllo nel settembre 2025. Quella decisione riguardava però gli effetti concorrenziali dell’operazione secondo il diritto tedesco sulle concentrazioni, non la questione dei possibili sussidi concessi da uno Stato extra-UE.
La Foreign Subsidies Regulation, o FSR, è lo strumento europeo che consente alla Commissione di esaminare i contributi finanziari ricevuti da governi non appartenenti all’UE da parte di imprese attive nel mercato europeo. La normativa si applica dal luglio 2023 e mira a individuare eventuali distorsioni del mercato interno provocate da questi sostegni.
JD.com ha notificato formalmente l’operazione alla Commissione il 17 aprile 2026. Il 28 maggio Bruxelles ha avviato un’indagine approfondita, spiegando di voler verificare se il gruppo cinese avesse ricevuto sussidi esteri, tra cui finanziamenti a condizioni preferenziali, vantaggi fiscali o altre forme di sostegno che avrebbero potuto incidere sulla sua capacità di presentare l’offerta.
Il 22 luglio la Commissione ha inviato a JD.com una comunicazione degli addebiti, lo Statement of Objections. Si tratta di un atto che espone le preoccupazioni preliminari dell’autorità e non di una decisione definitiva sulla violazione del diritto europeo. Tra i dubbi di Bruxelles c’è la possibilità che un sostegno statale cinese abbia permesso a JD.com di pagare un premio elevato e di alterare la concorrenza nel mercato dell’UE.
Il registro pubblico della Commissione indica il 2 ottobre 2026 come termine provvisorio per la decisione. La scadenza potrebbe tuttavia cambiare: JD.com ha presentato proposte di rimedio, ma il documento pubblico non ne ha reso noto il contenuto.
In linea generale, l’operazione potrebbe:
La limitazione cinese all’accesso alle informazioni potrebbe rendere più difficile la valutazione, aumentare il rischio di ritardi e complicare la fase sui rimedi. Al momento, però, non esiste una decisione finale dell’UE che stabilisca che JD.com abbia ricevuto sussidi distorsivi o che l’acquisizione debba essere bloccata.
Il caso JD.com non è isolato. Nel maggio 2026 la Cina aveva adottato un approccio simile contro l’indagine della Commissione su Nuctech, azienda cinese di apparecchiature per i controlli di sicurezza. Anche in quel caso Pechino aveva definito eccessivamente ampie e non necessarie le richieste di informazioni rivolte a soggetti cinesi e aveva vietato a organizzazioni e individui di assistere le misure investigative indicate.
I due episodi rappresentano applicazioni rilevanti del nuovo quadro cinese contro quella che Pechino considera una giurisdizione extraterritoriale impropria, introdotto nell’aprile 2026. La questione è dove si trovi il confine tra il potere dell’UE di indagare su condotte che incidono sul suo mercato interno e la facoltà della Cina di impedire alle entità presenti sul proprio territorio di collaborare.
La revisione di Ceconomy è quindi sia un caso commerciale sia un test giurisdizionale. Per l’UE, la sfida è capire se le regole sui sussidi esteri possano essere applicate quando dati finanziari e documenti societari rilevanti sono conservati in Cina. Per la Cina, il punto è stabilire se quelle richieste impongano illegittimamente l’autorità regolatoria europea oltre i confini dell’Unione.
Fino alla decisione della Commissione, gli aspetti da seguire saranno soprattutto tre: se i rimedi proposti da JD.com risponderanno alle preoccupazioni europee, se il contenzioso sull’accesso alle prove rallenterà l’esame e se Pechino e Bruxelles riusciranno a conciliare le rispettive richieste di cooperazione. Per ora, il nodo non è ancora una conclusione sui sussidi di JD.com, ma la possibilità stessa di completare l’indagine mentre entrambe le parti applicano le proprie regole.
Studio Global AI
This page includes a source-backed answer you can continue inside Studio Global.
Il 19 agosto 2026 la Cina ha vietato a organizzazioni e individui di attuare o assistere alcune misure investigative dell’UE nel caso JD.com, sostenendo che Bruxelles avesse richiesto informazioni ampie e non necessar...
Il 19 agosto 2026 la Cina ha vietato a organizzazioni e individui di attuare o assistere alcune misure investigative dell’UE nel caso JD.com, sostenendo che Bruxelles avesse richiesto informazioni ampie e non necessar... La disputa riguarda l’offerta di JD.com, del valore di circa 2,2 miliardi di euro, per acquisire Ceconomy, gruppo tedesco che gestisce le catene MediaMarkt e Saturn.
La Commissione europea ha fissato provvisoriamente al 2 ottobre 2026 il termine per decidere.