Si tratta di somme legate alle clausole di risoluzione dei contratti: in altre parole, il regno dovrebbe pagare per fermare o ridimensionare lavori già affidati. Secondo la ricostruzione, nei prossimi cinque anni cancellare alcuni progetti potrebbe costare più che costruirli.
Il dato mostra il peso degli impegni accumulati durante la fase di massima espansione di Neom. La scala finanziaria dell’operazione non è quindi determinata solo da ciò che resta da costruire, ma anche dal costo di abbandonare opere, accordi e cantieri già avviati.
Anche Trojena, il resort montano di Neom, ha subito una battuta d’arresto decisiva. Il complesso avrebbe dovuto essere pronto per ospitare i Giochi asiatici invernali del 2029, ma l’evento è stato cancellato o trasferito e il Kazakistan è stato scelto come sede alternativa.
La vicenda rende visibile il contrasto tra le scadenze annunciate e lo stato effettivo dei lavori. Un progetto destinato a diventare una vetrina internazionale della capacità saudita di costruire una destinazione sciistica nel deserto non sarebbe stato pronto nei tempi previsti.
L’inchiesta descrive inoltre una distanza tra la comunicazione ufficiale e ciò che accadrebbe dietro le quinte. Da una parte, i funzionari sauditi continuano a presentare Neom come una priorità di lungo periodo; dall’altra, sospensioni, cancellazioni e riduzioni dell’attività indicano un ridimensionamento sostanziale.
Questa discrepanza alimenta i dubbi sul futuro del progetto. Se Neom non viene più costruita secondo la visione originaria, resta da capire quali parti saranno effettivamente completate, con quali tempi e attraverso quale nuovo modello economico.
Al momento, secondo la ricostruzione disponibile, non è stato annunciato pubblicamente un piano organico per gestire le strutture incomplete e le infrastrutture lasciate dai progetti interrotti.
Il risultato immediato è dunque un paesaggio costoso e irrisolto: grandi opere parzialmente realizzate, contratti da chiudere e cantieri ridotti, ma non ancora una città futuristica funzionante come quella inizialmente promessa.
La lezione dell’inchiesta è soprattutto finanziaria. Il problema di Neom non sarebbe soltanto il ritardo di singoli cantieri o una revisione delle priorità, ma lo scontro tra ambizioni senza precedenti e sostenibilità economica.
Il Wall Street Journal attribuisce il blocco al conflitto tra i costi eccezionali del progetto e la realtà finanziaria del regno. Anche con il sostegno dello Stato e del suo fondo sovrano, costruire contemporaneamente una città lineare, un resort montano e altre infrastrutture avveniristiche si è rivelato molto più oneroso di quanto suggerissero gli annunci iniziali.
Neom appare così non come la realizzazione graduale di una città del futuro, ma come una drastica ritirata da una visione diventata troppo costosa da mantenere nella sua forma originale.