Le età e le metallicità misurate da Hubble hanno trasformato gli ammassi globulari dell’alone interno in autentici fossili delle galassie in cui nacquero. I 39 ammassi analizzati si distribuiscono lungo tre sequenze: una originaria della Via Lattea, una legata alla fusione Gaia Sausage Enceladus e una terza attribui...
Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did NASA’s Hubble Space Telescope study of the ages and metallicities of 39 globular clusters within the Milky Way’s inner 20,000 light. Article summary: Hubble’s precise ages and metallicities turned inner halo globular clusters into “fossils” of their birth galaxies.. Topic tags: general web, workflow, growth, education, climate. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers, clickbait thumbnails, icons, and tiny thumbnail layouts. Make it useful as an ill
Le galassie non lasciano sempre dietro di sé strutture facilmente riconoscibili dopo una fusione. Le stelle si mescolano, le correnti stellari si disperdono e, dopo miliardi di anni, l’evento può sembrare cancellato. Ma gli ammassi globulari — dense sfere che contengono centinaia di migliaia di stelle molto antiche — possono conservare una sorta di memoria cosmica.
Analizzando con il telescopio spaziale Hubble 39 ammassi globulari situati nei 20.000 anni luce più interni della Via Lattea, gli astronomi hanno individuato tre distinte sequenze nel rapporto tra età e metallicità. Una di queste, intermedia rispetto alle altre, è la traccia di una galassia progenitrice ormai scomparsa: Low-energy-Kraken-Heracles, o LKH.
In astronomia, “metallicità” indica la quantità di elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio presenti nelle stelle. Questo dato funziona come un’impronta chimica: una galassia più massiccia tende ad arricchirsi di metalli più rapidamente, mentre la composizione degli ammassi cambia nel tempo seguendo la storia della formazione stellare della galassia ospite.
Le immagini profonde e ad alta risoluzione di Hubble hanno permesso di stimare con grande precisione l’età relativa e il contenuto di metalli degli ammassi. I ricercatori hanno poi applicato modelli statistici e confrontato questi risultati con le informazioni sui movimenti e sulle orbite raccolte dalla missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea. Il risultato non è stato un’unica popolazione continua, ma tre sequenze separate di età e metallicità.
Questa terza sequenza è il passaggio decisivo. Se gli ammassi fossero semplicemente una parte della popolazione nativa o dei resti di GSE, i loro dati dovrebbero inserirsi nelle rispettive sequenze. Il fatto che seguano invece un andamento autonomo indica che nacquero in un’altra galassia e furono incorporati successivamente nella Via Lattea.
L’età della sequenza intermedia colloca l’assorbimento di LKH a circa 11,8 miliardi di anni fa. È un’epoca eccezionalmente remota: la descrizione divulgativa la colloca intorno a 2 miliardi di anni dopo il Big Bang, mentre il preprint dello studio indica circa 1,5 miliardi di anni. In entrambi i casi, si tratta di una fase in cui la Via Lattea era ancora molto giovane.
Il numero e le proprietà degli ammassi sopravvissuti suggeriscono che LKH contenesse circa 500 milioni di masse solari in stelle. Non era quindi un piccolo flusso stellare, ma un componente significativo tra i primi “mattoni” che contribuirono alla crescita della Via Lattea.
La scoperta arretra di circa 1,8 miliardi di anni la storia delle grandi fusioni della nostra galassia ricostruita con sicurezza. Mostra inoltre che l’assemblaggio della Via Lattea era già in corso in una fase molto precoce dell’universo.
Il risultato non significa che tutte le stelle antiche della Via Lattea siano state importate. Al contrario, le tre popolazioni indicano uno scenario misto: una parte degli ammassi si formò direttamente nella galassia primordiale, mentre altre popolazioni arrivarono da sistemi esterni come LKH e GSE.
Le fusioni potevano aggiungere stelle, ammassi e gas, oltre a perturbare la struttura e la dinamica della galassia. La Via Lattea, dunque, non nacque attraverso un unico processo: crebbe sia formando stelle al proprio interno sia incorporando galassie più piccole, in linea con il modello gerarchico di formazione galattica.
Gli astronomi non possono osservare direttamente LKH: la galassia è stata distrutta e i suoi resti si sono mescolati alla Via Lattea. La sua storia viene ricostruita a partire dai “fossili” rimasti — età, composizione chimica, orbite e proprietà dinamiche degli ammassi globulari.
Questo approccio, noto come archeologia galattica, permette di riconoscere fusioni antichissime anche quando i normali resti stellari dell’evento sono ormai difficili da distinguere. La distribuzione di età e metallicità degli ammassi può quindi conservare la firma di progenitori galattici scomparsi.
La scoperta si inserisce nello stesso filone di ricerca celebrato dal Premio Kavli 2026 per l’astrofisica. Vasily Belokurov, Amina Helmi e Rodrigo Ibata hanno ricevuto il riconoscimento per aver individuato prove fossili di fusioni passate e dimostrato che la Via Lattea si è formata attraverso un processo di accrescimento gerarchico.
Il caso di LKH offre un esempio concreto di questo metodo: una galassia non più osservabile viene ricostruita attraverso le tracce che ha lasciato negli ammassi e nei movimenti delle stelle.
Nuove osservazioni di ammassi globulari ancora poco studiati, soprattutto quelli nascosti dalle polveri nelle regioni interne della Via Lattea, potrebbero far emergere altre sequenze discrete di età e metallicità. Queste firme aiuterebbero a individuare progenitori completamente dissolti, a stimarne la massa e a datare con maggiore precisione le fusioni.
Potrebbero anche chiarire se alcuni gruppi di ammassi rappresentino davvero eventi indipendenti oppure estensioni delle popolazioni associate a LKH, GSE o alla Via Lattea nativa. Sulla base dei dati attuali non è ancora possibile identificare specifiche ulteriori fusioni, ma ogni nuovo ammasso potrebbe aggiungere un capitolo alla storia più antica della nostra galassia.
Studio Global AI
This page includes a source-backed answer you can continue inside Studio Global.
Le età e le metallicità misurate da Hubble hanno trasformato gli ammassi globulari dell’alone interno in autentici fossili delle galassie in cui nacquero.
Le età e le metallicità misurate da Hubble hanno trasformato gli ammassi globulari dell’alone interno in autentici fossili delle galassie in cui nacquero. I 39 ammassi analizzati si distribuiscono lungo tre sequenze: una originaria della Via Lattea, una legata alla fusione Gaia Sausage Enceladus e una terza attribuita a LKH.
La sequenza intermedia suggerisce che LKH contenesse circa 500 milioni di masse solari in stelle e fosse stata assorbita dalla Via Lattea 11,8 miliardi di anni fa.