Una creazione nella tesoreria può servire a preparare riserve per la domanda futura dei clienti. Da sola, però, non dimostra che i token siano arrivati sugli exchange, siano entrati nei protocolli della finanza decentralizzata o siano stati utilizzati per acquistare criptovalute. La transazione on-chain conferma la creazione; non dimostra l’immissione finale sul mercato.
La distinzione è fondamentale quando si parla di “3 miliardi di liquidità”. L’importo creato è una cifra lorda di emissione. La nuova liquidità netta dipende da quanti token sono stati riscattati o rimossi dalla circolazione nello stesso periodo e dalla destinazione effettiva dei token appena creati.
L’attività riportata da Circle per i sette giorni terminati il 13 agosto illustra bene la differenza tra flusso lordo e crescita netta. La società ha emesso circa 5,4 miliardi di USDC e ne ha riscattati circa 5,3 miliardi, con un aumento netto di circa 100 milioni di dollari. La circolazione totale di USDC si è attestata intorno ai 71,9 miliardi.
Questo andamento è coerente con un mercato che utilizza le stablecoin per spostare ripetutamente denaro tra exchange, wallet, piattaforme di trading, applicazioni e istituzioni finanziarie. Non è la prova di un’iniezione unidirezionale di 5,4 miliardi di dollari negli asset speculativi.
I dati del secondo trimestre di Circle rafforzano la stessa lettura. La circolazione di USDC ha raggiunto 73,3 miliardi di dollari a fine trimestre, mentre il volume delle transazioni on-chain è arrivato a 14.800 miliardi, in aumento del 151% su base annua. Il valore delle transazioni, molto superiore all’offerta in circolazione, suggerisce che USDC venga utilizzato sempre più come asset di regolamento ad alta velocità, non semplicemente detenuto come liquidità inattiva del mercato crypto.
USDT resta la stablecoin più grande per offerta, con circa 183 miliardi di dollari in circolazione contro i circa 72-73 miliardi di USDC nei periodi più recenti. Insieme, USDT e USDC rappresentano oltre 250 miliardi di dollari su un mercato delle stablecoin stimato in circa 308 miliardi nell’agosto 2026.
Questa concentrazione attribuisce ai due emittenti un’influenza significativa sulla disponibilità di liquidità in dollari nei mercati crypto. Mostra anche che il settore sta crescendo, pur rimanendo dominato da un numero ristretto di prodotti.
La competizione non riguarda soltanto l’offerta totale. Distribuzione, disponibilità sulle diverse blockchain, accesso ai rimborsi, riserve, conformità normativa e integrazione con le piattaforme finanziarie determinano dove una stablecoin risulta davvero utile. USDT ha mantenuto una presenza rilevante su reti come Tron ed Ethereum, mentre la crescita dichiarata di USDC è stata accompagnata dall’aumento dell’attività istituzionale e transazionale. I dati disponibili indicano posizionamenti diversi, ma non dimostrano che un modello finirà per sostituire l’altro.
La creazione di stablecoin può sostenere l’attività di trading rendendo disponibile liquidità in dollari per exchange, market maker, garanzie, rimesse o regolamenti. Non stabilisce però se quella liquidità verrà utilizzata per comprare Bitcoin, vendere Bitcoin, restare nei wallet di tesoreria, entrare nella finanza decentralizzata oppure rimanere inutilizzata.
La storia recente invita alla cautela. Un episodio distinto, all’inizio di febbraio, ha visto Tether e Circle creare più di 3 miliardi di dollari in stablecoin nell’arco di alcuni giorni, mentre Bitcoin è sceso sotto quota 70.000 dollari in un mercato fragile e alle prese con un forte processo di riduzione della leva. La concomitanza dimostra che l’aumento dell’offerta di stablecoin può coesistere con il calo dei prezzi crypto. Per questo è più corretto considerarlo una misura della capacità di liquidità o della preparazione del mercato, non un segnale direzionale autonomo per il trading.
La stessa prudenza vale per le affermazioni sulla “domanda istituzionale”. Un’emissione può riflettere la domanda dei clienti, ma anche la decisione dell’emittente di mantenere scorte immediatamente disponibili. Prima di descrivere l’evento come capitale effettivamente impiegato, è necessario osservare i trasferimenti successivi, i saldi sugli exchange, i rimborsi e le variazioni della capitalizzazione di mercato.
La tendenza più ampia è più duratura di qualsiasi singola emissione. Le stablecoin sono ormai utilizzate per il trading, la gestione delle garanzie, i trasferimenti e il regolamento delle transazioni. La Federal Reserve ha stimato che la capitalizzazione complessiva del mercato delle stablecoin abbia raggiunto 317 miliardi di dollari nell’aprile 2026, con una crescita superiore al 50% dall’inizio del 2025.
Questa espansione assegna alle stablecoin funzioni che vanno oltre la speculazione crypto:
Di conseguenza, la metrica più importante non è soltanto quanti token vengono creati. Conta soprattutto se le stablecoin vengono utilizzate più spesso, su un numero crescente di piattaforme, con valori di regolamento più elevati e infrastrutture di rimborso affidabili.
Solana è un esempio di come la competizione tra stablecoin si stia estendendo alle diverse blockchain. Dati recenti collocano l’offerta di stablecoin sulla rete a circa 16,3 miliardi di dollari: circa 6,8 miliardi in USDC, 2,9 miliardi in USDT e 1,2 miliardi in USDG. Il numero di indirizzi attivi che detengono stablecoin basate su Solana avrebbe superato 1,7 milioni.
Questi numeri non fanno di Solana un sostituto di Ethereum per l’intero mercato, ma mostrano perché emittenti e applicazioni competano su costi di transazione, velocità, accesso alla liquidità e distribuzione. Una stablecoin è più utile quando è disponibile nei luoghi in cui gli utenti fanno trading, effettuano pagamenti, regolano transazioni o sviluppano applicazioni.
Per capire se una nuova emissione rappresenta una domanda significativa di liquidità, è utile seguire quattro indicatori:
In questo caso, le evidenze sostengono l’idea di una forte domanda di capacità in dollari on-chain e di un’elevata rotazione delle stablecoin. Non dimostrano però, da sole, che Circle e Tether abbiano immesso 3 miliardi di dollari di potere d’acquisto netto nei mercati crypto.
Il mercato in evoluzione delle stablecoin va quindi interpretato come un’infrastruttura ancora in costruzione: concentrata soprattutto in USDT e USDC, sempre più distribuita tra blockchain concorrenti e utilizzata per funzioni che vanno oltre il trading. L’emissione da 3 miliardi conta, ma contano ancora di più i flussi che la seguono.