Il dato aiuta a spiegare perché le misure contro il settore ittico siano state infine rimosse dal 21º pacchetto di sanzioni dell’UE. La Commissione europea aveva proposto restrizioni significative su alcuni prodotti e un divieto completo per altri, incluso il merluzzo. Tuttavia, prima dell’adozione del pacchetto, gli Stati membri hanno eliminato le disposizioni sulla pesca.
Tra gennaio e giugno la Russia ha esportato nell’UE 66.000 tonnellate di filetti di pollock congelati, l’11% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore delle forniture è arrivato a 218 milioni di dollari, con un aumento del 34%.
In termini di volume, la quota russa sul mercato UE è quindi cresciuta di sette punti percentuali, dal 44% al 51%.
Il valore è aumentato molto più rapidamente dei quantitativi. Questo può indicare un rialzo dei prezzi medi o una composizione delle vendite più remunerativa, ma i dati disponibili non permettono di stabilire con precisione quale fattore abbia inciso maggiormente sul pollock.
La fotografia parziale relativa a gennaio-maggio mostrava già la stessa tendenza: 51.000 tonnellate esportate per un valore di 164 milioni di dollari e una quota russa pari al 50% in volume.
L’avanzata russa è avvenuta mentre le forniture degli altri grandi esportatori diminuivano:
Il confronto è significativo: la Russia non ha dovuto conquistare il mercato attraverso un aumento eccezionale dei volumi. La sua posizione si è rafforzata perché le proprie spedizioni sono cresciute mentre quelle dei concorrenti si sono ridotte. Per gli acquirenti europei, questo ha mantenuto elevata l’esposizione alla materia prima russa nonostante la più ampia politica di sanzioni contro Mosca.
Il pollock rappresentava la voce principale, ma le esportazioni ittiche russe verso l’UE comprendevano anche altre categorie di pesce bianco e prodotti trasformati. Nel primo semestre la Russia ha fornito:
Nel complesso, le esportazioni russe di prodotti ittici verso l’UE hanno raggiunto 94.000 tonnellate, per un valore di 417 milioni di dollari tra gennaio e giugno 2026.
Anche il dato mensile conferma la continuità degli scambi. A giugno le forniture russe di pesce all’UE hanno raggiunto 74,9 milioni di euro, 1,7 volte il valore di maggio e il livello mensile più alto da novembre 2024. La quota maggiore è stata rappresentata da filetti e carne di pesce, soprattutto pollock e merluzzo congelati.
Nel frattempo, la Russia ha ampliato le esportazioni di prodotti ittici verso la Cina. Nel primo semestre hanno raggiunto 723.000 tonnellate e 2,33 miliardi di dollari, in crescita rispettivamente del 14% e del 52% su base annua.
I prezzi medi all’esportazione russi sono aumentati del 40% per il merluzzo congelato e del 30% per i filetti di merluzzo.
Tra i fattori indicati figura la riduzione del 16% del limite totale di cattura del merluzzo atlantico nel Mare di Barents per il 2026, fissato a 285.000 tonnellate. La quota attribuita alla Russia è stata riportata pari a 136.000 tonnellate.
Una riduzione del limite di pesca non spiega necessariamente ogni variazione dei prezzi, ma introduce un vincolo evidente sull’offerta. Per gli stabilimenti di trasformazione che utilizzano il merluzzo come materia prima, una disponibilità più limitata può tradursi in costi di approvvigionamento più elevati e rendere più complesso cambiare rapidamente fornitore.
Presentando il 21º pacchetto di sanzioni, la Commissione europea aveva descritto la pesca come uno degli ultimi grandi settori russi ancora non sottoposti a restrizioni sostanziali. La proposta prevedeva limiti su alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, tra cui il merluzzo.
Le misure sulla pesca sono state successivamente eliminate dopo l’opposizione di diversi Stati membri, tra cui Germania, Polonia e Portogallo.
Le obiezioni riportate riguardavano soprattutto la vulnerabilità delle filiere. Le industrie di trasformazione tedesche e polacche dipendono in misura significativa dal pollock dell’Alaska, mentre il Portogallo ha una forte domanda di merluzzo e legami consolidati con la sua lavorazione. Un divieto improvviso avrebbe potuto aumentare il costo della materia prima, interrompere l’attività degli impianti e mettere sotto pressione l’occupazione. Avrebbe inoltre potuto contribuire a un aumento dei prezzi alimentari.
Il dietrofront non dimostra che l’UE abbia abbandonato la propria politica generale di sanzioni. Mostra piuttosto quanto sia difficile colpire una categoria di prodotti quando trasformatori e consumatori europei dipendono ancora da flussi di approvvigionamento consolidati. L’UE aveva già vietato le importazioni di caviale russo nel 2022, ma merluzzo e pollock conservavano un peso commerciale rilevante.
I dati del primo semestre descrivono un dilemma concreto. Le esportazioni russe di filetti di pollock verso l’UE sono salite a 66.000 tonnellate, mentre le forniture statunitensi e cinesi sono diminuite; considerando tutte le categorie ittiche indicate, l’export russo verso l’Unione ha raggiunto 417 milioni di dollari.
In questo contesto, un divieto generalizzato sarebbe stato più delicato da gestire perché i fornitori alternativi non stavano aumentando rapidamente i volumi. La Russia ha consolidato la propria posizione grazie alla combinazione di spedizioni in crescita, aumento più rapido del valore e indebolimento dell’offerta concorrente. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del merluzzo e la riduzione delle catture hanno evidenziato le pressioni sui costi già affrontate da importatori e trasformatori.
Il materiale disponibile non dimostra in modo indipendente il ruolo specifico di Norebo o di Murman Seafood Company e non verifica neppure l’affermazione secondo cui i prodotti russi rappresenterebbero circa un terzo del mercato UE. Questi dati non possono quindi essere considerati accertati senza ulteriori prove.
Il dato aiuta a spiegare perché le misure contro il settore ittico siano state infine rimosse dal 21º pacchetto di sanzioni dell’UE. La Commissione europea aveva proposto restrizioni significative su alcuni prodotti e un divieto completo per altri, incluso il merluzzo. Tuttavia, prima dell’adozione del pacchetto, gli Stati membri hanno eliminato le disposizioni sulla pesca.
Tra gennaio e giugno la Russia ha esportato nell’UE 66.000 tonnellate di filetti di pollock congelati, l’11% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore delle forniture è arrivato a 218 milioni di dollari, con un aumento del 34%.
In termini di volume, la quota russa sul mercato UE è quindi cresciuta di sette punti percentuali, dal 44% al 51%.
Il valore è aumentato molto più rapidamente dei quantitativi. Questo può indicare un rialzo dei prezzi medi o una composizione delle vendite più remunerativa, ma i dati disponibili non permettono di stabilire con precisione quale fattore abbia inciso maggiormente sul pollock.
La fotografia parziale relativa a gennaio-maggio mostrava già la stessa tendenza: 51.000 tonnellate esportate per un valore di 164 milioni di dollari e una quota russa pari al 50% in volume.
L’avanzata russa è avvenuta mentre le forniture degli altri grandi esportatori diminuivano:
Il confronto è significativo: la Russia non ha dovuto conquistare il mercato attraverso un aumento eccezionale dei volumi. La sua posizione si è rafforzata perché le proprie spedizioni sono cresciute mentre quelle dei concorrenti si sono ridotte. Per gli acquirenti europei, questo ha mantenuto elevata l’esposizione alla materia prima russa nonostante la più ampia politica di sanzioni contro Mosca.
Il pollock rappresentava la voce principale, ma le esportazioni ittiche russe verso l’UE comprendevano anche altre categorie di pesce bianco e prodotti trasformati. Nel primo semestre la Russia ha fornito:
Nel complesso, le esportazioni russe di prodotti ittici verso l’UE hanno raggiunto 94.000 tonnellate, per un valore di 417 milioni di dollari tra gennaio e giugno 2026.
Anche il dato mensile conferma la continuità degli scambi. A giugno le forniture russe di pesce all’UE hanno raggiunto 74,9 milioni di euro, 1,7 volte il valore di maggio e il livello mensile più alto da novembre 2024. La quota maggiore è stata rappresentata da filetti e carne di pesce, soprattutto pollock e merluzzo congelati.
Nel frattempo, la Russia ha ampliato le esportazioni di prodotti ittici verso la Cina. Nel primo semestre hanno raggiunto 723.000 tonnellate e 2,33 miliardi di dollari, in crescita rispettivamente del 14% e del 52% su base annua.
I prezzi medi all’esportazione russi sono aumentati del 40% per il merluzzo congelato e del 30% per i filetti di merluzzo.
Tra i fattori indicati figura la riduzione del 16% del limite totale di cattura del merluzzo atlantico nel Mare di Barents per il 2026, fissato a 285.000 tonnellate. La quota attribuita alla Russia è stata riportata pari a 136.000 tonnellate.
Una riduzione del limite di pesca non spiega necessariamente ogni variazione dei prezzi, ma introduce un vincolo evidente sull’offerta. Per gli stabilimenti di trasformazione che utilizzano il merluzzo come materia prima, una disponibilità più limitata può tradursi in costi di approvvigionamento più elevati e rendere più complesso cambiare rapidamente fornitore.
Presentando il 21º pacchetto di sanzioni, la Commissione europea aveva descritto la pesca come uno degli ultimi grandi settori russi ancora non sottoposti a restrizioni sostanziali. La proposta prevedeva limiti su alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, tra cui il merluzzo.
Le misure sulla pesca sono state successivamente eliminate dopo l’opposizione di diversi Stati membri, tra cui Germania, Polonia e Portogallo.
Le obiezioni riportate riguardavano soprattutto la vulnerabilità delle filiere. Le industrie di trasformazione tedesche e polacche dipendono in misura significativa dal pollock dell’Alaska, mentre il Portogallo ha una forte domanda di merluzzo e legami consolidati con la sua lavorazione. Un divieto improvviso avrebbe potuto aumentare il costo della materia prima, interrompere l’attività degli impianti e mettere sotto pressione l’occupazione. Avrebbe inoltre potuto contribuire a un aumento dei prezzi alimentari.
Il dietrofront non dimostra che l’UE abbia abbandonato la propria politica generale di sanzioni. Mostra piuttosto quanto sia difficile colpire una categoria di prodotti quando trasformatori e consumatori europei dipendono ancora da flussi di approvvigionamento consolidati. L’UE aveva già vietato le importazioni di caviale russo nel 2022, ma merluzzo e pollock conservavano un peso commerciale rilevante.
I dati del primo semestre descrivono un dilemma concreto. Le esportazioni russe di filetti di pollock verso l’UE sono salite a 66.000 tonnellate, mentre le forniture statunitensi e cinesi sono diminuite; considerando tutte le categorie ittiche indicate, l’export russo verso l’Unione ha raggiunto 417 milioni di dollari.
In questo contesto, un divieto generalizzato sarebbe stato più delicato da gestire perché i fornitori alternativi non stavano aumentando rapidamente i volumi. La Russia ha consolidato la propria posizione grazie alla combinazione di spedizioni in crescita, aumento più rapido del valore e indebolimento dell’offerta concorrente. Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del merluzzo e la riduzione delle catture hanno evidenziato le pressioni sui costi già affrontate da importatori e trasformatori.
Il materiale disponibile non dimostra in modo indipendente il ruolo specifico di Norebo o di Murman Seafood Company e non verifica neppure l’affermazione secondo cui i prodotti russi rappresenterebbero circa un terzo del mercato UE. Questi dati non possono quindi essere considerati accertati senza ulteriori prove.