Borse asiatiche sotto pressione: rendimenti, petrolio e inflazione frenano gli investitori
All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%. Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su...
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All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%.
Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su infla...
L’inflazione giapponese è salita all’1,9% a luglio, con quella core all’1,8%, rafforzando le aspettative di una politica meno accomodante da parte della Bank of Japan.
Jackson Hole, i risultati di Nvidia e il dato sull’inflazione core PCE statunitense erano i principali appuntamenti osservati dai mercati per valutare la direzione di tassi e azioni.
What caused Asian stock markets to open broadly lower on Friday, August 21, with Japan’s Nikkei 225 down about 0.9%, South Korea’s Kospi losEditorial illustration of the market forces pressuring Asian equities.
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What caused Asian stock markets to open broadly lower on Friday, August 21, with Japan’s Nikkei 225 down about 0.9%, South Korea’s Kospi los. Article summary: Asian markets opened lower because investors were repricing a more persistent “higher yields, higher inflation” risk after Wall Street’s previous-session decline. The move was defensive rather than Asia-specific: pricier. Topic tags: general, news, general web, user generated, government. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermar
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Le Borse asiatiche hanno aperto in prevalenza in ribasso venerdì 21 agosto, dopo le perdite della seduta precedente a Wall Street e il nuovo aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza. Non si è trattato di uno shock specifico dell’Asia, ma di una più ampia rivalutazione del rischio: costi di finanziamento più elevati, petrolio caro e incertezza sull’inflazione hanno ridotto la propensione ad acquistare azioni, soprattutto nei mercati più esposti al settore tecnologico.
All’avvio, il Nikkei 225 ha perso circa lo 0,86%, il Kospi sudcoreano lo 0,99% e l’S&P/ASX 200 australiano lo 0,18%. Nel corso della giornata, tuttavia, l’andamento regionale è apparso più misto: il ribasso iniziale rappresentava quindi una fotografia del sentiment di apertura, non necessariamente l’esito uniforme dell’intera seduta.
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All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%.
What are the key points to validate first?
All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%. Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su infla...
What should I do next in practice?
L’inflazione giapponese è salita all’1,9% a luglio, con quella core all’1,8%, rafforzando le aspettative di una politica meno accomodante da parte della Bank of Japan.
Borse asiatiche sotto pressione: rendimenti, petrolio e inflazione frenano gli investitori
All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%. Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su...
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All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%.
Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su infla...
L’inflazione giapponese è salita all’1,9% a luglio, con quella core all’1,8%, rafforzando le aspettative di una politica meno accomodante da parte della Bank of Japan.
Jackson Hole, i risultati di Nvidia e il dato sull’inflazione core PCE statunitense erano i principali appuntamenti osservati dai mercati per valutare la direzione di tassi e azioni.
What caused Asian stock markets to open broadly lower on Friday, August 21, with Japan’s Nikkei 225 down about 0.9%, South Korea’s Kospi losEditorial illustration of the market forces pressuring Asian equities.
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Le Borse asiatiche hanno aperto in prevalenza in ribasso venerdì 21 agosto, dopo le perdite della seduta precedente a Wall Street e il nuovo aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi a lunga scadenza. Non si è trattato di uno shock specifico dell’Asia, ma di una più ampia rivalutazione del rischio: costi di finanziamento più elevati, petrolio caro e incertezza sull’inflazione hanno ridotto la propensione ad acquistare azioni, soprattutto nei mercati più esposti al settore tecnologico.
All’avvio, il Nikkei 225 ha perso circa lo 0,86%, il Kospi sudcoreano lo 0,99% e l’S&P/ASX 200 australiano lo 0,18%. Nel corso della giornata, tuttavia, l’andamento regionale è apparso più misto: il ribasso iniziale rappresentava quindi una fotografia del sentiment di apertura, non necessariamente l’esito uniforme dell’intera seduta.
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All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%.
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All’apertura, il Nikkei 225 è sceso di circa lo 0,86%, il Kospi dello 0,99% e l’S&P/ASX 200 dello 0,18%. Il ritorno dei rendimenti dei Treasury ha ridotto l’attrattiva dei titoli tecnologici e di crescita, mentre gli investitori hanno dubitato che i maggiori riacquisti di obbligazioni possano compensare i timori su infla...
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L’inflazione giapponese è salita all’1,9% a luglio, con quella core all’1,8%, rafforzando le aspettative di una politica meno accomodante da parte della Bank of Japan.
I rendimenti USA hanno trasmesso la debolezza di Wall Street all’Asia
Il principale fattore di pressione è stato l’abbinamento tra il calo delle azioni statunitensi e la risalita dei rendimenti obbligazionari. Quando i rendimenti dei Treasury aumentano, cresce anche il tasso utilizzato per attualizzare gli utili futuri delle società. Questo tende a penalizzare maggiormente i titoli growth e tecnologici, le cui valutazioni dipendono in misura più ampia dai profitti attesi negli anni successivi.
La ritirata di Wall Street ha così imposto un tono più prudente agli scambi asiatici. A pesare sono stati anche i timori che costi di finanziamento più alti possano indebolire i consumi e gli investimenti delle imprese. I dati sulla crescita delle vendite di Walmart hanno alimentato inoltre i dubbi sulla solidità del consumatore statunitense.
Perché il piano di riacquisto del Tesoro non ha convinto
Il Dipartimento del Tesoro americano aveva annunciato il raddoppio, almeno, della dimensione massima delle operazioni di riacquisto a sostegno della liquidità sui titoli nominali con scadenze più lunghe: da 2 a un minimo di 4 miliardi di dollari per operazione. Il programma riguarda i segmenti con scadenza tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, e sarebbe dovuto partire il 9 settembre.
L’annuncio aveva inizialmente fatto scendere i rendimenti a lunga scadenza e sostenuto il rimbalzo delle Borse asiatiche nella seduta precedente. Il sollievo, però, si è rivelato temporaneo. Gli investitori si sono chiesti se operazioni di queste dimensioni siano sufficienti a contrastare pressioni più profonde, tra cui l’inflazione, l’enorme quantità di debito pubblico da assorbire e la domanda degli investitori privati.
I rendimenti sono quindi tornati a salire. Giovedì il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,70%, mentre anche quello trentennale è aumentato: un segnale che i mercati considerano il piano del Tesoro soprattutto un intervento di liquidità, non una soluzione ai problemi fiscali e inflazionistici di fondo.
Petrolio e tensioni con l’Iran hanno riacceso i timori sull’inflazione
A complicare il quadro sono stati i prezzi del petrolio. Le tensioni irrisolte legate all’Iran e l’assenza di una svolta diplomatica rapida hanno mantenuto elevati i costi energetici. All’inizio della settimana il Brent era salito oltre 91 dollari al barile, dopo la scadenza del cessate il fuoco e il ridimensionamento delle speranze di una soluzione negoziale in tempi brevi.
L’energia più costosa può far aumentare l’inflazione generale e ridurre il potere d’acquisto delle famiglie. Può inoltre comprimere i margini delle aziende, aumentando i costi degli input, e rendere le banche centrali più caute nel tagliare i tassi. Per le azioni è una combinazione sfavorevole: prospettive di crescita più deboli insieme a tassi di attualizzazione più elevati.
Il Giappone ha dovuto fare i conti anche con la politica monetaria interna
I dati sull’inflazione giapponese hanno aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione per il mercato obbligazionario. L’inflazione generale è salita all’1,9% a luglio, dall’1,6% di giugno, mentre quella core — che esclude gli alimenti freschi ma include l’energia — è aumentata all’1,8%.
Dati separati sui prezzi all’ingrosso hanno mostrato un’inflazione alla produzione annua del 7,2% a luglio, mantenendo vive le aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, la banca centrale giapponese, a settembre. Una BOJ meno accomodante aumenterebbe la possibilità di rendimenti domestici più alti e aggiungerebbe pressione sulle valutazioni delle azioni giapponesi, già penalizzate dal sell-off globale sulle obbligazioni.
I dati non rendevano comunque certo un rialzo dei tassi. L’inflazione core restava sotto l’obiettivo del 2% della BOJ e tempi e dimensioni di un eventuale intervento dipendevano dai dati successivi e dalla valutazione della banca centrale.
I prossimi appuntamenti decisivi per i mercati
Nel breve periodo, la direzione delle Borse dipendeva soprattutto dalla stabilizzazione dei rendimenti e dei prezzi del petrolio. Tre eventi erano particolarmente importanti:
Il simposio di Jackson Hole: i commenti dei responsabili della politica monetaria potevano chiarire come le banche centrali valutino l’inflazione persistente, i rendimenti a lunga scadenza e il futuro percorso dei tassi.
I risultati di Nvidia: la trimestrale era attesa come un test per capire se gli utili legati all’intelligenza artificiale potessero continuare a sostenere valutazioni elevate nel settore tecnologico anche con rendimenti obbligazionari in aumento.
L’inflazione core PCE negli Stati Uniti: questo indicatore, seguito con particolare attenzione dalla Federal Reserve, poteva modificare le aspettative sui futuri tassi. Un dato più debole avrebbe favorito rendimenti inferiori; una lettura più alta avrebbe potuto prolungare la pressione sugli asset rischiosi.
La lettura più utile della seduta era quindi intermarket: le obbligazioni segnalavano costi di finanziamento a lungo termine più elevati, il petrolio manteneva vivi i timori sull’inflazione e le azioni dovevano giustificare valutazioni già ambiziose. Un calo delle tensioni legate all’Iran, dati rassicuranti sui prezzi o una stabilizzazione dei Treasury avrebbero potuto favorire un recupero. In assenza di questi segnali, i mercati giapponese, sudcoreano e gli altri listini con una forte componente tecnologica restavano particolarmente vulnerabili.
home.treasury.govTreasury Announces Increased Sizes of Nominal Long- ...
I rendimenti USA hanno trasmesso la debolezza di Wall Street all’Asia
Il principale fattore di pressione è stato l’abbinamento tra il calo delle azioni statunitensi e la risalita dei rendimenti obbligazionari. Quando i rendimenti dei Treasury aumentano, cresce anche il tasso utilizzato per attualizzare gli utili futuri delle società. Questo tende a penalizzare maggiormente i titoli growth e tecnologici, le cui valutazioni dipendono in misura più ampia dai profitti attesi negli anni successivi.
La ritirata di Wall Street ha così imposto un tono più prudente agli scambi asiatici. A pesare sono stati anche i timori che costi di finanziamento più alti possano indebolire i consumi e gli investimenti delle imprese. I dati sulla crescita delle vendite di Walmart hanno alimentato inoltre i dubbi sulla solidità del consumatore statunitense.
Perché il piano di riacquisto del Tesoro non ha convinto
Il Dipartimento del Tesoro americano aveva annunciato il raddoppio, almeno, della dimensione massima delle operazioni di riacquisto a sostegno della liquidità sui titoli nominali con scadenze più lunghe: da 2 a un minimo di 4 miliardi di dollari per operazione. Il programma riguarda i segmenti con scadenza tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, e sarebbe dovuto partire il 9 settembre.
L’annuncio aveva inizialmente fatto scendere i rendimenti a lunga scadenza e sostenuto il rimbalzo delle Borse asiatiche nella seduta precedente. Il sollievo, però, si è rivelato temporaneo. Gli investitori si sono chiesti se operazioni di queste dimensioni siano sufficienti a contrastare pressioni più profonde, tra cui l’inflazione, l’enorme quantità di debito pubblico da assorbire e la domanda degli investitori privati.
I rendimenti sono quindi tornati a salire. Giovedì il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,70%, mentre anche quello trentennale è aumentato: un segnale che i mercati considerano il piano del Tesoro soprattutto un intervento di liquidità, non una soluzione ai problemi fiscali e inflazionistici di fondo.
Petrolio e tensioni con l’Iran hanno riacceso i timori sull’inflazione
A complicare il quadro sono stati i prezzi del petrolio. Le tensioni irrisolte legate all’Iran e l’assenza di una svolta diplomatica rapida hanno mantenuto elevati i costi energetici. All’inizio della settimana il Brent era salito oltre 91 dollari al barile, dopo la scadenza del cessate il fuoco e il ridimensionamento delle speranze di una soluzione negoziale in tempi brevi.
L’energia più costosa può far aumentare l’inflazione generale e ridurre il potere d’acquisto delle famiglie. Può inoltre comprimere i margini delle aziende, aumentando i costi degli input, e rendere le banche centrali più caute nel tagliare i tassi. Per le azioni è una combinazione sfavorevole: prospettive di crescita più deboli insieme a tassi di attualizzazione più elevati.
Il Giappone ha dovuto fare i conti anche con la politica monetaria interna
I dati sull’inflazione giapponese hanno aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione per il mercato obbligazionario. L’inflazione generale è salita all’1,9% a luglio, dall’1,6% di giugno, mentre quella core — che esclude gli alimenti freschi ma include l’energia — è aumentata all’1,8%.
Dati separati sui prezzi all’ingrosso hanno mostrato un’inflazione alla produzione annua del 7,2% a luglio, mantenendo vive le aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, la banca centrale giapponese, a settembre. Una BOJ meno accomodante aumenterebbe la possibilità di rendimenti domestici più alti e aggiungerebbe pressione sulle valutazioni delle azioni giapponesi, già penalizzate dal sell-off globale sulle obbligazioni.
I dati non rendevano comunque certo un rialzo dei tassi. L’inflazione core restava sotto l’obiettivo del 2% della BOJ e tempi e dimensioni di un eventuale intervento dipendevano dai dati successivi e dalla valutazione della banca centrale.
I prossimi appuntamenti decisivi per i mercati
Nel breve periodo, la direzione delle Borse dipendeva soprattutto dalla stabilizzazione dei rendimenti e dei prezzi del petrolio. Tre eventi erano particolarmente importanti:
Il simposio di Jackson Hole: i commenti dei responsabili della politica monetaria potevano chiarire come le banche centrali valutino l’inflazione persistente, i rendimenti a lunga scadenza e il futuro percorso dei tassi.
I risultati di Nvidia: la trimestrale era attesa come un test per capire se gli utili legati all’intelligenza artificiale potessero continuare a sostenere valutazioni elevate nel settore tecnologico anche con rendimenti obbligazionari in aumento.
L’inflazione core PCE negli Stati Uniti: questo indicatore, seguito con particolare attenzione dalla Federal Reserve, poteva modificare le aspettative sui futuri tassi. Un dato più debole avrebbe favorito rendimenti inferiori; una lettura più alta avrebbe potuto prolungare la pressione sugli asset rischiosi.
La lettura più utile della seduta era quindi intermarket: le obbligazioni segnalavano costi di finanziamento a lungo termine più elevati, il petrolio manteneva vivi i timori sull’inflazione e le azioni dovevano giustificare valutazioni già ambiziose. Un calo delle tensioni legate all’Iran, dati rassicuranti sui prezzi o una stabilizzazione dei Treasury avrebbero potuto favorire un recupero. In assenza di questi segnali, i mercati giapponese, sudcoreano e gli altri listini con una forte componente tecnologica restavano particolarmente vulnerabili.
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