Al 20 agosto, i futures sul grano di Chicago erano saliti di oltre il 17% dall'inizio di luglio, mentre gli attacchi interrompevano i flussi russi e ucraini nel Mar Nero. Le esportazioni ucraine di cereali sono diminuite del 75% nelle prime due settimane di agosto e Kyiv ha ridotto l'obiettivo per la stagione 2026/2...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How have escalating Russian strikes on Ukrainian Black Sea ports and merchant shipping—following Ukraine’s Operation MoLoChKa against Russia. Article summary: The disruption has become a two-sided Black Sea supply shock at the peak of the marketing season: Russian attacks have sharply constrained Ukraine’s exports, while Ukraine’s Aug. 12 strike temporarily halted major Russia. Topic tags: general, news, general web, government. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with
La crisi del grano nel Mar Nero non riguarda più soltanto la capacità ucraina di esportare. Gli attacchi russi ai porti ucraini e alle navi mercantili hanno ridotto drasticamente le spedizioni proprio durante il picco del raccolto 2026; il 12 agosto, inoltre, un attacco ucraino ha temporaneamente fermato importanti terminal russi a Novorossijsk. Il risultato è uno shock logistico che rende il mercato più stretto e costoso, senza che sia ancora possibile quantificare con certezza una perdita permanente di tonnellate a livello globale.
La Russia ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture portuali ucraine e alle navi civili battenti bandiera straniera nell'area di Odessa. Secondo Reuters, nel solo mese di luglio l'Ucraina ha registrato 35 attacchi contro navi ferme in porto, 22 in mare e 67 contro strutture portuali. Alla fine di luglio, gli armatori avevano smesso di inviare navi nell'area di Odessa, anche se il corridoio non era stato formalmente chiuso.
L'interruzione è arrivata nel momento peggiore per i produttori ucraini: la raccolta del grano era al culmine e i magazzini e le vie di trasporto interne erano già sotto pressione. Le esportazioni ucraine di cereali sono diminuite, secondo quanto riferito, del 75% nelle prime due settimane di agosto.
Il conflitto ha poi colpito direttamente le infrastrutture russe. Il 12 agosto, un importante attacco ucraino con droni e missili ha danneggiato gli impianti cerealicoli di Novorossijsk, uno dei principali hub russi per le esportazioni sul Mar Nero. Due grandi terminal hanno sospeso le attività, secondo fonti del settore citate da Reuters; altre ricostruzioni hanno segnalato danni anche a un terzo terminal.
La durata del blocco russo è rimasta incerta. Le informazioni disponibili confermano quindi una rilevante interruzione nel breve periodo, ma non consentono di stabilire quante forniture siano state perse in modo definitivo dal mercato mondiale.
Kyiv ha ridotto fino al 12% l'obiettivo ufficiale per le esportazioni di cereali nella stagione 2026/27: dalla precedente previsione di 43 milioni di tonnellate a 38–40 milioni. Il ministro dell'Agricoltura ha attribuito la revisione agli attacchi russi alla rete portuale meridionale.
Una stima separata ha portato a circa 29,6 milioni di tonnellate le esportazioni complessive di prodotti agricoli ucraini nella stagione, il 54% in meno rispetto alla precedente previsione di 64,4 milioni. Si tratta però di uno scenario riportato da una fonte specifica, non di una previsione condivisa da tutto il settore.
Il problema interno non è soltanto la perdita di entrate da esportazione. Il grano che non riesce a raggiungere i porti si accumula nelle aree di produzione, occupa lo spazio disponibile nei silos e riduce il potere contrattuale degli agricoltori. Reuters ha riferito di prezzi riconosciuti agli agricoltori in calo, capacità di stoccaggio limitata e crescente pressione sulla liquidità, nonostante l'aumento dei prezzi internazionali del frumento.
Si crea così uno squilibrio particolarmente dannoso: il Paese può avere grano da vendere, ma non disporre di una logistica sicura e abbastanza economica per trasformarlo rapidamente in ricavi, prima dell'arrivo dei raccolti successivi.
L'Ucraina sta valutando percorsi ferroviari, stradali e fluviali sul Danubio, compreso un possibile collegamento ferroviario attraverso la Moldova verso il porto rumeno di Costanza. Queste rotte riducono l'esposizione agli attacchi in mare, ma hanno capacità più limitate e possono essere più costose o più lente rispetto alle spedizioni effettuate con grandi navi.
Il ministero ucraino dell'Agricoltura ha dichiarato che le rotte alternative non avrebbero raggiunto la capacità necessaria prima della fine di agosto e che avrebbero potuto gestire soltanto circa la metà dei volumi normalmente movimentati dai porti del Mar Nero colpiti dagli attacchi.
Una sospensione marittima che inizialmente appare temporanea può quindi trasformarsi in un problema stagionale: magazzini interni, vagoni ferroviari, valichi di frontiera e chiatte finiscono per competere tutti insieme per una capacità insufficiente.
Il punto più solido emerso dalle fonti è il rischio di ritardi e deviazioni, non una cifra affidabile sulle tonnellate definitivamente scomparse dal mercato globale. I carichi arrivano più tardi, i premi assicurativi e i noli aumentano e gli acquirenti devono rivolgersi a origini più lontane o già impegnate con altri clienti.
Al 20 agosto, i futures sul grano a Chicago erano aumentati di oltre il 17% dall'inizio di luglio, secondo Reuters. Il 12 agosto, dopo l'attacco a Novorossijsk, i futures di Chicago sono saliti di circa il 3%, mentre gli operatori valutavano il rischio che anche le spedizioni russe potessero subire interruzioni, oltre a quelle ucraine.
Sono aumentate anche le quotazioni fisiche dei fornitori alternativi. Nel rapporto del 19 agosto, il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha riferito che le offerte all'export statunitensi erano salite insieme ai futures e alla volatilità legata alle difficoltà commerciali nel Mar Nero. Il grano Hard Red Winter è aumentato di 26 dollari in un mese, raggiungendo 321 dollari per tonnellata; il Soft Red Winter è salito di 13 dollari a 268 dollari e l'Hard Red Spring di 24 dollari a 301 dollari.
Il grano australiano destinato all'Asia era quotato intorno a 315–320 dollari per tonnellata il 20 agosto. S&P Global Commodity Insights aveva valutato il 31 luglio il grano australiano Premium White a 289 dollari per tonnellata, 18 dollari in più rispetto all'inizio del mese.
Questi prezzi non sono perfettamente confrontabili: cambiano il contenuto proteico, la qualità, il nolo, il punto di consegna e le condizioni contrattuali. Nel complesso, però, indicano la direzione dello shock. Quando il grano del Mar Nero diventa più difficile da caricare o assicurare, gli acquirenti pagano di più per forniture affidabili e spesso devono sostenere anche costi di trasporto più elevati.
Secondo le ricostruzioni disponibili, gli acquisti estivi di grano destinati all'Asia e già in ritardo ammontano a circa 2–2,5 milioni di tonnellate. Una fonte ha stimato che il volume rappresentasse il 30%–50% del fabbisogno d'importazione di alcuni mulini; non è però possibile ricavare dalle evidenze disponibili una percentuale affidabile per tutti gli acquisti asiatici a rischio.
L'Indonesia starebbe cercando alternative in Australia, Argentina e Romania dopo che circa 600.000 tonnellate già acquistate nella regione sono state messe a rischio. Anche Bangladesh, Thailandia e Vietnam sono stati indicati nei resoconti come esposti alle interruzioni delle forniture russe e ucraine, ma le fonti non permettono di stabilire con precisione il livello attuale di dipendenza di ciascun Paese.
La risposta pratica è diversificare gli approvvigionamenti, rivolgendosi tra gli altri a Stati Uniti, Australia e Argentina. Diversificare può evitare una carenza fisica immediata, ma non elimina lo shock dei costi: tratte più lunghe, minore disponibilità di navi, assicurazioni contro i rischi di guerra e maggiori esigenze di finanziamento fanno aumentare il prezzo del grano consegnato.
Egitto e Indonesia sono indicati come grandi acquirenti particolarmente vulnerabili alla contrazione delle forniture dal Mar Nero. Un rapporto separato ha affermato che l'Egitto ha acquistato da Russia e Ucraina più di quattro quinti del grano importato nella prima metà del 2026. Il dato va letto come una stima riferita a quel periodo, non come una quota strutturale e permanente.
Le informazioni disponibili non sono sufficienti per fornire percentuali altrettanto precise sull'esposizione attuale di Algeria, Bangladesh, Giordania, Thailandia o Vietnam. Per ciascun Paese contano il momento degli acquisti, le scorte esistenti, la produzione interna, i contratti con i fornitori e le decisioni governative.
Per i consumatori, il primo effetto non è necessariamente uno scaffale vuoto. Governi, importatori, commercianti e molini possono utilizzare le scorte, rinviare gli acquisti, cambiare origine o assorbire una parte dell'aumento. La pressione diventa più forte se le interruzioni durano per più cicli di acquisto o coincidono con scorte ridotte e minore spazio nei bilanci pubblici per finanziare i sussidi alimentari.
Con l'intensificarsi degli attacchi contro navi commerciali e porti, Kyiv ha proposto attraverso un intermediario che entrambe le parti smettessero di colpire gli obiettivi civili nel Mar Nero. La Russia ha respinto l'idea di un cessate il fuoco o di una moratoria limitata, lasciando il trasporto commerciale esposto a una nuova escalation.
In assenza di un accordo di sicurezza praticabile, armatori e assicuratori devono incorporare in ogni viaggio il rischio di danni, ritardi o abbandono del carico. Anche un porto operativo può quindi diventare poco utile se le navi non trovano una copertura assicurativa a prezzi sostenibili o se gli equipaggi non sono disposti a entrarvi.
Il rischio più serio per il mercato globale è l'indebolimento simultaneo dei due sistemi di esportazione. I porti ucraini sono stati limitati dagli attacchi russi, mentre il colpo a Novorossijsk ha dimostrato che anche i terminal russi sono vulnerabili. Un'interruzione prolungata su entrambi i fronti costringerebbe gli importatori a competere per una rosa più ristretta di fornitori alternativi, proprio mentre aumentano noli, assicurazioni e costi finanziari.
Il prezzo di grano, farina e pane potrebbe salire con un certo ritardo. L'entità dell'effetto dipenderebbe dalla durata dei blocchi, dalla quantità di grano già presente nei magazzini, dalla capacità dei porti alternativi di assorbire i carichi e dalla rapidità con cui gli acquirenti riuscirebbero a trovare navi e assicurazioni.
Un'eventuale chiusura o grave interruzione dello Stretto di Hormuz aggiungerebbe uno shock distinto a livello energetico e marittimo. Carburante e trasporti più costosi potrebbero rendere ancora più care le forniture sostitutive e ridurre la capacità degli importatori a basso reddito di finanziare programmi alimentari sovvenzionati. Le fonti disponibili, tuttavia, non consentono di stimare con precisione l'inflazione alimentare o l'insicurezza alimentare acuta che ne deriverebbero: molto dipenderebbe dalla durata e dall'ampiezza geografica della crisi.
Gli attacchi nel Mar Nero non hanno ancora prodotto una carenza globale di cereali dimostrata e quantificabile in tonnellate definitivamente perdute. Hanno però creato uno shock immediato di logistica e rischio durante la stagione del raccolto.
Le esportazioni ucraine sono crollate, la capacità dei terminal russi è stata colpita temporaneamente, le rotte alternative non possono sostituire rapidamente i volumi marittimi e gli acquirenti stanno pagando di più per assicurarsi grano proveniente da origini più lontane.
Se l'interruzione resterà temporanea, scorte e fornitori alternativi potrebbero contenere i danni. Se gli attacchi continueranno a colpire porti, navi e punti di passaggio strategici, il mercato dovrà affrontare un problema più persistente: costi più alti per il grano consegnato, bilanci alimentari più sotto pressione e maggiore vulnerabilità per i Paesi che dipendono dalle importazioni.
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Al 20 agosto, i futures sul grano di Chicago erano saliti di oltre il 17% dall'inizio di luglio, mentre gli attacchi interrompevano i flussi russi e ucraini nel Mar Nero.
Al 20 agosto, i futures sul grano di Chicago erano saliti di oltre il 17% dall'inizio di luglio, mentre gli attacchi interrompevano i flussi russi e ucraini nel Mar Nero. Le esportazioni ucraine di cereali sono diminuite del 75% nelle prime due settimane di agosto e Kyiv ha ridotto l'obiettivo per la stagione 2026/27 a 38–40 milioni di tonnellate.
Gli importatori si stanno rivolgendo a Stati Uniti, Australia, Argentina e altri fornitori, ma i carichi sostitutivi comportano spesso costi più elevati di trasporto, assicurazione e finanziamento.