Neom è sostanzialmente fermo dopo oltre 50 miliardi di dollari di spesa; nel bilancio 2026 2030 sono previsti circa 16 miliardi per terminare o rinegoziare accordi con i contractor. Il ridimensionamento va oltre i semplici ritardi: la complessità ingegneristica e i costi di una città lineare specchiata nel deserto s...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What does the Wall Street Journal investigation reveal about Saudi Arabia’s Neom megaproject— including the more than $50 billion already sp. Article summary: The investigation portrays Neom not as a completed futuristic city being modestly revised, but as a sweeping retrenchment: after more than $50 billion in spending, construction has reportedly halted or been wound down ac. Topic tags: general, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts w
L’inchiesta del Wall Street Journal descrive Neom non come una città futuristica sottoposta a una semplice revisione, ma come un progetto entrato in una vera fase di ritirata. L’Arabia Saudita avrebbe già speso oltre 50 miliardi di dollari, mentre in diverse aree i lavori sono stati sospesi o ridotti. Il regno si prepara inoltre a spendere altri miliardi per sciogliere impegni contrattuali già sottoscritti.
La domanda, ormai, non è più se Neom verrà costruita esattamente come annunciato. È capire quali parti potranno essere salvate, quali verranno ridimensionate e che fine faranno le strutture già parzialmente realizzate nel deserto.
Neom è stato lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman come uno dei progetti di punta di Vision 2030, il programma con cui l’Arabia Saudita punta a diversificare la propria economia e a ridurre la dipendenza dal petrolio. Il piano originale presentava Neom come uno sviluppo da circa 500 miliardi di dollari, finanziato soprattutto dal Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano saudita.
Il suo elemento più noto, The Line, doveva essere una città lineare lunga 170 chilometri, racchiusa in una struttura dalle facciate a specchio. Secondo le informazioni riportate, i lavori sono stati congelati almeno fino al 2030.
Anche Trojena, il resort di montagna previsto all’interno di Neom, ha accumulato ritardi. I Giochi asiatici invernali del 2029, che avrebbero dovuto svolgersi proprio lì, sono stati rinviati, indebolendo ulteriormente la tabella di marcia iniziale.
Il budget di Neom per il periodo 2026-2030 includerebbe circa 60 miliardi di riyal sauditi, pari a circa 16 miliardi di dollari, destinati alla cessazione dei contratti e all’uscita dagli accordi con le imprese appaltatrici. La cifra proviene da informazioni raccolte da fonti a conoscenza del bilancio del progetto.
Questo non equivale a un’annullamento formale dell’intero progetto. Indica però che ridurre o rinegoziare alcune componenti di Neom avrà un costo molto elevato. I contratti pluriennali possono prevedere penali e altri obblighi: fermare i lavori, quindi, non significa interrompere automaticamente le spese.
Si crea così una situazione finanziaria insolita: l’Arabia Saudita deve pagare somme ingenti per ridurre i propri impegni, mentre deve ancora fare i conti con il costo delle opere già realizzate o lasciate a metà.
Le difficoltà non erano soltanto gestionali. La forma di The Line concentrava in un’unica struttura continua le sfide normalmente distribuite su un’intera regione urbana.
Un’opera di questo tipo avrebbe richiesto di coordinare scavi, fondazioni, movimenti strutturali, reti di servizio, trasporti, acqua, raffreddamento, logistica di cantiere e manutenzione a lungo termine in un ambiente desertico complesso. La facciata specchiata e la scala estrema del progetto aggiungevano ulteriori difficoltà progettuali e costruttive.
Questi problemi non sono indipendenti. Una soluzione può aggravare un’altra: fondazioni più profonde o più estese aumentano gli scavi; una struttura più lunga rende più complessa la distribuzione di acqua, energia e trasporti; sistemi pensati per mantenere confortevole un ambiente fortemente controllato in un clima caldo comportano maggiori consumi energetici e costi di manutenzione.
L’ambizione fisica del progetto si è così trasformata in una complessità e in costi crescenti. Il Wall Street Journal ha descritto l’esito come lo scontro tra costi straordinari e realtà finanziaria.
Neom si è trovato a competere per i capitali con altre priorità dell’Arabia Saudita, proprio mentre i costi e i rischi di consegna diventavano più difficili da contenere. Il budget iniziale, da solo, non poteva garantire la sostenibilità economica delle componenti più ambiziose man mano che progetti, contratti e scadenze cambiavano.
Le informazioni disponibili indicano quindi un cambio di strategia: invece di portare avanti ogni elemento alla scala e alla velocità annunciate, Riyadh sta rivalutando quali opere possano giustificare ulteriori investimenti. L’attenzione si sposta da una visione unica e totalizzante verso un portafoglio più ristretto o selettivo di sviluppi.
La distinzione è importante. Un ritardo presuppone che il progetto resti sostanzialmente intatto, ma proceda più lentamente. La combinazione di lavori congelati, contratti cancellati o rielaborati, traguardi rinviati e di un budget specifico per uscire dagli accordi suggerisce invece un ridimensionamento molto più profondo.
Per ora, il destino delle opere incompiute resta incerto. Le notizie disponibili parlano di contratti cancellati, sospesi o rinegoziati, mentre le dichiarazioni ufficiali non hanno sempre definito questi cambiamenti come cancellazioni vere e proprie. Secondo l’inchiesta, Neom, il governo saudita e il PIF non hanno inoltre fornito risposte sostanziali alle domande sullo stato complessivo del progetto.
Le strutture già parzialmente realizzate potrebbero quindi seguire strade diverse:
Non esiste una tabella di marcia pubblica e completa che stabilisca quale destino avrà ciascuna delle principali strutture. È quindi prematuro descrivere ogni parte di Neom come definitivamente abbandonata. Ma è altrettanto fuorviante sostenere che il progetto della megacittà originaria proceda normalmente.
Neom potrebbe continuare a esistere come contenitore di investimenti e sviluppo regionale anche se la visione iniziale non verrà più perseguita come una megacittà integrata. Nel breve periodo, la questione centrale sarà capire se i singoli progetti possano avere una sostenibilità commerciale senza dipendere dal completamento di The Line nella sua forma originale.
Le evidenze disponibili consentono una conclusione prudente: Neom non è semplicemente in ritardo. La sua scala, la sequenza di realizzazione e il calendario originari sono stati rinviati in modo sostanziale, mentre l’Arabia Saudita assorbe costi elevati per ridurre gli impegni e riallocare le risorse.
La ritirata di Neom ripropone una lezione ricorrente dei megaprogetti: la visione può attirare investimenti e attenzione internazionale, ma alla fine sono i vincoli fisici, gli obblighi contrattuali, i costi operativi e la concorrenza per il capitale a stabilire che cosa sia davvero possibile costruire.
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Neom è sostanzialmente fermo dopo oltre 50 miliardi di dollari di spesa; nel bilancio 2026 2030 sono previsti circa 16 miliardi per terminare o rinegoziare accordi con i contractor.
Neom è sostanzialmente fermo dopo oltre 50 miliardi di dollari di spesa; nel bilancio 2026 2030 sono previsti circa 16 miliardi per terminare o rinegoziare accordi con i contractor. Il ridimensionamento va oltre i semplici ritardi: la complessità ingegneristica e i costi di una città lineare specchiata nel deserto si sono scontrati con le altre priorità finanziarie dell’Arabia Saudita.
Anche Trojena è in ritardo e i Giochi asiatici invernali del 2029 previsti nel resort sono stati rinviati, segnando l’abbandono della tabella di marcia originaria di Neom.