Sempre secondo quanto riferito, il progetto avrebbe utilizzato tecnologia concessa in licenza da Groq. L’ipotesi sarebbe coerente con precedenti indiscrezioni secondo cui Nvidia stava lavorando a una variante della tecnologia di Groq per l’inferenza destinata al mercato cinese.
Il chip avrebbe inoltre rispettato i controlli statunitensi sulle esportazioni senza una riduzione della potenza di calcolo grezza. Gli ingegneri avrebbero invece modificato il software per renderlo compatibile con i processori disponibili in Cina, dopo che il sistema di nuova generazione Vera Rubin è diventato soggetto a restrizioni statunitensi.
Questi elementi restano però affermazioni contenute nel rapporto e non specifiche tecniche confermate da Nvidia. Non risulta annunciato alcun prodotto, data di lancio o calendario di consegne per la presunta LPU cinese.
La posizione pubblica di Nvidia contraddice direttamente la roadmap descritta da The Information. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato: «Il resoconto di The Information sulla LPU di Nvidia è errato. Oggi non abbiamo vendite di LPU sul mercato cinese e nella nostra roadmap non è previsto alcun prodotto LPU specifico per la Cina».
La distinzione è importante: da una parte c’è un piano attribuito a fonti interne dall’inchiesta giornalistica; dall’altra c’è la smentita esplicita dell’azienda. Al momento, quindi, il presunto chip non può essere considerato un prodotto Nvidia confermato.
Anche se il progetto venisse confermato in futuro, rappresenterebbe una strategia mirata e prodotto per prodotto, non un ritorno all’accesso ampio di cui Nvidia disponeva in passato nel mercato cinese.
Secondo Reuters, gli Stati Uniti avevano autorizzato circa dieci aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance, ad acquistare l’acceleratore Nvidia H200. Al momento di quel rapporto, tuttavia, nessuna consegna era stata effettuata nonostante le autorizzazioni statunitensi.
Notizie successive hanno riferito che ByteDance e Tencent hanno ricevuto ciascuna circa 10.000 processori H200 nelle settimane precedenti, mentre le autorità cinesi avrebbero richiesto che la maggior parte dell’hardware restasse fuori dalla Cina continentale.
Nvidia ha inoltre proposto ai clienti cinesi il proprio processore centrale Vera per i data center AI, comunicando che gli ordini potevano essere effettuati e che il chip avrebbe potuto essere disponibile già ad agosto, secondo fonti citate da Reuters.
Il quadro che emerge è quello di una società alla ricerca di varchi regolamentari specifici, non di un accesso libero ai suoi sistemi AI più avanzati.
L’inferenza è la fase in cui i modelli AI vengono utilizzati concretamente: per rispondere alle domande, generare codice o offrire servizi agli utenti. Con la diffusione dei chatbot e delle applicazioni basate sull’AI, la domanda di hardware ottimizzato per questo tipo di carico di lavoro è diventata sempre più strategica.
Reuters ha riferito che la domanda per i chip Ascend di Huawei è aumentata dopo il lancio di un modello DeepSeek ottimizzato per l’hardware dell’azienda cinese. Le principali società internet del Paese si sarebbero affrettate a effettuare nuovi ordini.
L’integrazione tra chip e software è il punto chiave. La collaborazione tra DeepSeek e Huawei sul modello V4 è stata descritta da Reuters come un segnale della spinta cinese verso un ecosistema AI più autosufficiente. Un’altra inchiesta Reuters ha rilevato che Huawei ha fornito 812.000 degli 1,65 milioni di chip AI spediti da produttori cinesi nel 2025.
In questo contesto, una LPU progettata per la Cina avrebbe avuto una logica commerciale: consentire a Nvidia di mantenere un punto d’appoggio nel settore dell’inferenza mentre le alternative locali diventano più competitive e meglio integrate con i modelli cinesi. Ma la logica del progetto non è una prova della sua esistenza, soprattutto dopo la smentita di Nvidia.
La disputa sulla LPU fotografa il difficile equilibrio di Nvidia in Cina. I controlli statunitensi limitano i prodotti che l’azienda può esportare; le autorità cinesi decidono se quelli autorizzati possono entrare nel Paese e dove possono essere utilizzati; nel frattempo, produttori locali come Huawei conquistano clienti, partnership software e quote di mercato.
Il presunto chip sarebbe stato quindi una mossa circoscritta sull’inferenza, non il segnale di un ritorno alla precedente posizione dominante di Nvidia. La conclusione più solida, per ora, è più prudente: l’azienda sta cercando diversi percorsi regolamentati per restare presente in Cina, ma nega espressamente che una LPU specifica per quel mercato faccia parte della sua roadmap.
Sempre secondo quanto riferito, il progetto avrebbe utilizzato tecnologia concessa in licenza da Groq. L’ipotesi sarebbe coerente con precedenti indiscrezioni secondo cui Nvidia stava lavorando a una variante della tecnologia di Groq per l’inferenza destinata al mercato cinese.
Il chip avrebbe inoltre rispettato i controlli statunitensi sulle esportazioni senza una riduzione della potenza di calcolo grezza. Gli ingegneri avrebbero invece modificato il software per renderlo compatibile con i processori disponibili in Cina, dopo che il sistema di nuova generazione Vera Rubin è diventato soggetto a restrizioni statunitensi.
Questi elementi restano però affermazioni contenute nel rapporto e non specifiche tecniche confermate da Nvidia. Non risulta annunciato alcun prodotto, data di lancio o calendario di consegne per la presunta LPU cinese.
La posizione pubblica di Nvidia contraddice direttamente la roadmap descritta da The Information. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato: «Il resoconto di The Information sulla LPU di Nvidia è errato. Oggi non abbiamo vendite di LPU sul mercato cinese e nella nostra roadmap non è previsto alcun prodotto LPU specifico per la Cina».
La distinzione è importante: da una parte c’è un piano attribuito a fonti interne dall’inchiesta giornalistica; dall’altra c’è la smentita esplicita dell’azienda. Al momento, quindi, il presunto chip non può essere considerato un prodotto Nvidia confermato.
Anche se il progetto venisse confermato in futuro, rappresenterebbe una strategia mirata e prodotto per prodotto, non un ritorno all’accesso ampio di cui Nvidia disponeva in passato nel mercato cinese.
Secondo Reuters, gli Stati Uniti avevano autorizzato circa dieci aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance, ad acquistare l’acceleratore Nvidia H200. Al momento di quel rapporto, tuttavia, nessuna consegna era stata effettuata nonostante le autorizzazioni statunitensi.
Notizie successive hanno riferito che ByteDance e Tencent hanno ricevuto ciascuna circa 10.000 processori H200 nelle settimane precedenti, mentre le autorità cinesi avrebbero richiesto che la maggior parte dell’hardware restasse fuori dalla Cina continentale.
Nvidia ha inoltre proposto ai clienti cinesi il proprio processore centrale Vera per i data center AI, comunicando che gli ordini potevano essere effettuati e che il chip avrebbe potuto essere disponibile già ad agosto, secondo fonti citate da Reuters.
Il quadro che emerge è quello di una società alla ricerca di varchi regolamentari specifici, non di un accesso libero ai suoi sistemi AI più avanzati.
L’inferenza è la fase in cui i modelli AI vengono utilizzati concretamente: per rispondere alle domande, generare codice o offrire servizi agli utenti. Con la diffusione dei chatbot e delle applicazioni basate sull’AI, la domanda di hardware ottimizzato per questo tipo di carico di lavoro è diventata sempre più strategica.
Reuters ha riferito che la domanda per i chip Ascend di Huawei è aumentata dopo il lancio di un modello DeepSeek ottimizzato per l’hardware dell’azienda cinese. Le principali società internet del Paese si sarebbero affrettate a effettuare nuovi ordini.
L’integrazione tra chip e software è il punto chiave. La collaborazione tra DeepSeek e Huawei sul modello V4 è stata descritta da Reuters come un segnale della spinta cinese verso un ecosistema AI più autosufficiente. Un’altra inchiesta Reuters ha rilevato che Huawei ha fornito 812.000 degli 1,65 milioni di chip AI spediti da produttori cinesi nel 2025.
In questo contesto, una LPU progettata per la Cina avrebbe avuto una logica commerciale: consentire a Nvidia di mantenere un punto d’appoggio nel settore dell’inferenza mentre le alternative locali diventano più competitive e meglio integrate con i modelli cinesi. Ma la logica del progetto non è una prova della sua esistenza, soprattutto dopo la smentita di Nvidia.
La disputa sulla LPU fotografa il difficile equilibrio di Nvidia in Cina. I controlli statunitensi limitano i prodotti che l’azienda può esportare; le autorità cinesi decidono se quelli autorizzati possono entrare nel Paese e dove possono essere utilizzati; nel frattempo, produttori locali come Huawei conquistano clienti, partnership software e quote di mercato.
Il presunto chip sarebbe stato quindi una mossa circoscritta sull’inferenza, non il segnale di un ritorno alla precedente posizione dominante di Nvidia. La conclusione più solida, per ora, è più prudente: l’azienda sta cercando diversi percorsi regolamentati per restare presente in Cina, ma nega espressamente che una LPU specifica per quel mercato faccia parte della sua roadmap.