Apple ridurrà inoltre al 26% la commissione standard sugli acquisti di beni e servizi digitali effettuati nell’App Store europeo e renderà più semplice l’utilizzo di sistemi di pagamento alternativi.
Per gli investitori, il punto non è soltanto la riduzione di alcune aliquote. Il nuovo schema rende più prevedibile l’esposizione economica degli sviluppatori e può diminuire il rischio che il confronto con la Commissione europea sull’applicazione del Digital Markets Act, la legge sui mercati digitali, sfoci in sanzioni più pesanti o in interventi strutturali sul modello dell’App Store. Bloomberg ha descritto il cambiamento come un tentativo di chiudere la disputa sulla concorrenza in Europa.
La riforma, tuttavia, non equivale a un abbandono del modello economico di Apple. Anche quando un’app viene distribuita fuori dal negozio ufficiale, l’azienda conserverebbe una quota del valore generato attraverso la commissione del 5%. È proprio questo equilibrio — maggiore apertura, ma senza rinunciare del tutto alla monetizzazione — ad aver contribuito alla lettura positiva del mercato.
Un secondo elemento è arrivato dagli analisti. Redburn ha promosso Apple a Buy e indicato un obiettivo di prezzo di 400 dollari, sostenendo che l’enorme base installata e l’integrazione tra dispositivi e servizi potrebbero trasformare Apple in uno dei principali canali di distribuzione dell’AI.
La tesi rialzista non richiede necessariamente che Apple sostenga gli stessi giganteschi investimenti infrastrutturali dei grandi operatori cloud. Un assistente Siri più utile, personalizzato e profondamente integrato nel sistema operativo potrebbe permettere all’azienda di valorizzare la propria base utenti con un’intensità di capitale relativamente più contenuta.
A questa prospettiva si aggiunge l’eventualità di un iPhone pieghevole, visto come possibile nuovo ciclo hardware di fascia alta. Per ora si tratta di un’opzione sul futuro, non di una previsione certa: il mercato non ha ancora la garanzia che il prodotto esista nei tempi attesi, né che possa raggiungere volumi sufficienti.
Il quadro operativo ha aiutato gli investitori a guardare oltre le incognite di lungo periodo. Nel terzo trimestre fiscale Apple ha registrato ricavi per 109,4 miliardi di dollari, in aumento del 16% su base annua, mentre l’utile diluito per azione è salito del 29% a 2,02 dollari. Il dato sull’utile includeva un effetto positivo di 0,11 dollari legato ai rimborsi dei dazi.
I ricavi dell’iPhone hanno raggiunto 54,3 miliardi di dollari, con una crescita del 22%, mentre il segmento Servizi è arrivato a 30,7 miliardi, in aumento del 12%.
Questi numeri hanno offerto al mercato una conferma concreta: il principale motore dell’azienda resta solido prima ancora di considerare l’eventuale contributo di un iPhone pieghevole o di nuovi servizi basati sull’AI.
Il rialzo è apparso soprattutto idiosincratico, cioè legato a fattori propri della società, più che a un semplice movimento generalizzato dei titoli tecnologici. Le cronache di mercato hanno infatti descritto Apple in progresso di quasi il 3% nonostante un contesto meno favorevole per il comparto tech.
Non è però possibile attribuire con sicurezza quel guadagno alla seduta del 20 agosto: i dati intraday disponibili mostrano un titolo quasi invariato nella mattinata di quel giorno.
Mancano inoltre dati sufficientemente consolidati per fornire un confronto preciso, nella stessa seduta, tra Apple, S&P 500, Nasdaq e ciascuna delle altre sei società del gruppo delle “Magnifiche Sette”. Un confronto indicativo riguarda il 18 agosto: Apple sarebbe stata l’unica componente del gruppo a chiudere in rialzo mentre il Nasdaq-100 perdeva il 2%. Si tratta di una seduta diversa, ma il dato rafforza l’idea di una dinamica in larga parte specifica dell’azienda.
Con un rapporto prezzo/utili vicino a 36 volte gli utili passati, Apple deve continuare a generare una crescita convincente. Il mercato sembra scontare una combinazione di sostenuta domanda per l’iPhone, monetizzazione credibile dell’AI e una possibile nuova fase di espansione dei dispositivi premium.
Se il prossimo ciclo dell’iPhone fosse debole o il lancio delle funzioni AI venisse rinviato, oppure producesse ricavi inferiori alle attese, il multiplo potrebbe ridursi rapidamente.
La tesi ribassista resta sul tavolo. Jefferies ha declassato Apple a Underperform e ha ridotto il target a 263,66 dollari, citando le preoccupazioni sull’andamento dell’iPhone e sulla capacità dell’azienda di continuare ad aumentare il prezzo medio di vendita dei dispositivi.
La banca d’affari ha anche segnalato, sulla base di verifiche nella filiera produttiva, la possibile cancellazione di un iPhone completamente in vetro. Si tratta però di un’indiscrezione riportata da analisti e fonti della catena di fornitura, non di una decisione confermata pubblicamente da Apple.
Un dispositivo pieghevole potrebbe aprire una nuova fascia di mercato, ma dovrebbe affrontare problemi di rendimento produttivo, cerniere, pieghe dello schermo, resistenza, riparabilità, costi e disponibilità dei componenti.
Anche l’interesse dei consumatori per i pieghevoli è stato disomogeneo. Non si può quindi dare per scontato che un eventuale lancio generi abbastanza volumi o potere sui prezzi da compensare un rallentamento dell’iPhone tradizionale.
La spesa in conto capitale relativamente contenuta di Apple può proteggere i margini, ma comporta anche possibili compromessi. Un maggiore affidamento a modelli di AI sviluppati da terzi potrebbe ridurre la differenziazione, aumentare la dipendenza da partner esterni e sollevare questioni di privacy, governance ed economia del prodotto.
Una rivalutazione del titolo legata a Siri dipenderà dalla capacità di Apple di offrire funzioni davvero utili e personalizzate su larga scala, non dalla semplice integrazione di modelli realizzati da altre aziende.
La sostituzione della tariffa per installazione elimina uno degli aspetti più contestati, ma il nuovo sistema mantiene una commissione del 5% sulle transazioni al di fuori dell’App Store. Non è ancora chiaro se gli sviluppatori considereranno sostenibili i nuovi termini né se la Commissione europea li riterrà pienamente conformi al Digital Markets Act.
Critici come Epic Games e le associazioni dei consumatori sostengono che strutture basate su commissioni e condizioni contrattuali possano lasciare ad Apple un controllo sostanziale, anche quando la scelta appare formalmente più ampia.
Infine, modelli tariffari simili in mercati come Giappone e Brasile potrebbero trasformare la riforma europea in un precedente, ma anche alimentare nuove contestazioni regolamentari. Apple resta inoltre esposta negli Stati Uniti a cause e controlli riguardanti i collegamenti verso sistemi di pagamento esterni e le commissioni applicate.
Il rialzo ha incorporato due messaggi positivi: il rischio europeo appare più gestibile e il potenziale di AI e iPhone pieghevole potrebbe essere maggiore di quanto il mercato avesse riconosciuto.
Non è però una vittoria definitiva. La domanda centrale resta la stessa: Apple riuscirà a trasformare il proprio ecosistema in una nuova fonte di crescita abbastanza forte da giustificare una valutazione premium, mentre il modello economico dell’App Store e la capacità di innovare sull’iPhone sono sottoposti a crescente pressione?