Nel complesso, il team ha studiato 24 ensemble costruiti con sette raccolte pubbliche di immagini, con dataset che andavano da 256 a oltre 160.000 immagini. Per ogni caso ha generato un’immagine originale e un’intera «universo controfattuale»: versioni ottenute omettendo, una alla volta, le diverse unità candidate del training set. La massima differenza rispetto all’immagine iniziale è stata definita raggio controfattuale, una misura dell’effetto causale massimo prodotto dalla rimozione di una singola unità.
Con l’aumentare delle dimensioni del dataset, il raggio controfattuale diminuiva. In altre parole, eliminare una sola immagine tendeva a produrre differenze sempre più piccole, fino a non generare alcun cambiamento apprezzabile nell’output.
A scale sufficientemente grandi, lo stesso fenomeno poteva riguardare non soltanto una singola immagine, ma intere categorie: per esempio tutte le opere di un artista o tutte le fotografie che ritraggono una certa persona. Anche rimuovere l’intero gruppo poteva lasciare l’immagine generata sostanzialmente invariata.
Nel linguaggio dello studio, si tratta di una non-attribuzione nel senso controfattuale testato. Se la rimozione di una determinata unità non modifica l’output, a quella unità non può essere assegnata la responsabilità causale di quell’output secondo la misura adottata dai ricercatori.
Il risultato potrebbe rendere più difficile sostenere, in alcune controversie, una teoria dell’infrazione basata sull’idea che un’uscita specifica sia stata causata direttamente dalle opere di un artista identificato o dalla copia del suo stile. Se anche l’intero corpus dell’artista può essere rimosso senza alterare in modo significativo l’output, dimostrare un contributo causale diretto e specifico diventa più complesso.
Questo, però, non decide le cause legali e non introduce una regola sul copyright. Una controversia può riguardare anche la copia non autorizzata durante l’addestramento, la sostanziale somiglianza tra un’immagine generata e un’opera protetta, l’accesso ai materiali, il danno al mercato, i termini contrattuali o altri elementi che non dipendono dal fatto che una singola immagine fosse indispensabile per una specifica generazione.