La nuova iniziativa amplia quindi la proposta sulla privacy ai casi d'uso basati sui modelli più avanzati, proprio quelli in cui le verifiche di sicurezza possono entrare maggiormente in tensione con i requisiti di riservatezza. Per gli impieghi regolamentati o particolarmente sensibili — dalla sanità alla finanza, dagli studi legali alla difesa e al software proprietario — la valutazione di un fornitore non riguarda più soltanto la qualità del modello.
Le procedure di acquisto prendono sempre più in considerazione la conservazione dei dati, il loro eventuale impiego per l'addestramento, l'accesso umano, la cancellazione, la possibilità di audit e il funzionamento dei sistemi di sicurezza. In una gara tra modelli comparabili, la governance della privacy può diventare il fattore decisivo.
Anthropic rimane il principale punto di riferimento commerciale della mossa di OpenAI. L'azienda afferma che gli input e gli output dei suoi prodotti commerciali — tra cui Claude for Work e l'API — non vengono usati per addestrare i modelli per impostazione predefinita. L'utilizzo può avvenire se il cliente invia esplicitamente un feedback o autorizza in altro modo Anthropic a usare i dati.
È importante distinguere questa politica per i clienti aziendali da quella rivolta ai consumatori. La più discussa finestra di conservazione fino a cinque anni riguarda gli utenti consumer che consentono l'uso delle loro conversazioni o sessioni di programmazione per migliorare Claude. La promessa di OpenAI, dunque, non dimostra che Anthropic utilizzi normalmente i dati enterprise per l'addestramento: cerca piuttosto di differenziarsi sui tempi di conservazione e sulle modalità con cui viene svolto il trattamento di sicurezza.
La pressione commerciale è concreta. Secondo documenti destinati agli investitori, Anthropic ha registrato nel secondo trimestre del 2026 ricavi preliminari superiori a 11,5 miliardi di dollari, contro i 787 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente: una crescita di oltre quattordici volte.
A fine luglio, il suo run rate annualizzato — una proiezione dei ricavi su base annua, non un bilancio certificato — avrebbe superato i 65 miliardi di dollari, rispetto ai circa 40 miliardi recentemente comunicati per OpenAI. I dati sono preliminari e non costituiscono un confronto diretto tra bilanci sottoposti ad audit. Mostrano però perché OpenAI stia cercando vantaggi che vadano oltre le prestazioni dei modelli.
Con Zero Data Retention e Private Safety Processing, l'azienda prova a presentare la privacy non come un limite alla sicurezza, ma come parte della sua offerta di sicurezza per le imprese.