Il portavoce aggiunto del governo tedesco ha dichiarato che il cancelliere Friedrich Merz «condanna fermamente» le parole di Ben-Gvir, definendole «disumane», contrarie al diritto internazionale e «inaccettabili».
La presa di posizione è significativa perché la Germania era stata precedentemente annoverata tra i Paesi che impedivano un consenso europeo sulle sanzioni individuali contro il ministro israeliano. La nuova condanna non equivale ancora a una decisione formale del governo tedesco a favore dell’inserimento di Ben-Gvir in una lista di sanzioni, ma segnala un evidente irrigidimento politico.
Anche il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha detto che l’Unione europea dovrebbe prendere seriamente in considerazione sanzioni contro Ben-Gvir. «Sono dichiarazioni che il governo tedesco non può accettare in alcun modo», ha affermato, descrivendo il linguaggio del ministro come disumano.
Il segnale più netto è arrivato però da Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare CDU/CSU, la formazione conservatrice di riferimento di Merz. Hardt ha chiesto esplicitamente all’UE di sanzionare Ben-Gvir. La sua posizione è politicamente rilevante all’interno della maggioranza conservatrice, anche se non rappresenta da sola una decisione ufficiale del governo o dell’Unione.
Le nuove parole sulle uccisioni mirate si aggiungono ad altre posizioni di Ben-Gvir che avevano già provocato forti reazioni all’estero. Il ministro ha sostenuto l’intensificazione degli attacchi a Gaza, appoggiato l’idea di insediamenti israeliani nella Striscia e promosso quella che lui e altri esponenti del governo israeliano descrivono come «emigrazione volontaria» dei palestinesi.
I critici considerano queste proposte parte di un progetto di sfollamento della popolazione palestinese. L’appello a uccidere anche persone che non costituiscono una minaccia immediata ha però spinto la controversia oltre il terreno delle dichiarazioni sull’assetto territoriale, apparendo come un sostegno a uccisioni al di fuori della necessità militare immediata.
Nel giugno 2025 Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno annunciato sanzioni e altre misure restrittive contro Ben-Gvir e il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich. I cinque governi hanno citato le ripetute accuse di incitamento alla violenza contro le comunità palestinesi in Cisgiordania.
Nei rispettivi ordinamenti, le misure comprendevano il divieto d’ingresso e restrizioni finanziarie, tra cui il congelamento dei beni.
Anche altri Paesi europei hanno adottato divieti d’ingresso nazionali: la Francia ha vietato l’ingresso a Ben-Gvir, mentre l’Irlanda ha annunciato un divieto per Ben-Gvir e Smotrich. Queste iniziative nazionali non costituiscono però una sanzione comune dell’UE.
La questione si scontra con una regola procedurale decisiva: le misure restrittive adottate nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune dell’UE richiedono l’unanimità. In pratica, tutti i 27 governi devono essere d’accordo; anche un solo Paese contrario può bloccare la decisione.
A giugno l’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, aveva confermato che molti Stati membri sostenevano l’ipotesi di sanzioni, ma che non esisteva il consenso necessario.
I ministri degli Esteri dell’UE dovrebbero tornare sulla questione durante la riunione informale Gymnich prevista in Irlanda l’1 e 2 settembre. L’incontro offrirà un’occasione per discutere nuovamente possibili sanzioni contro singoli esponenti israeliani e altre restrizioni, ma non comporterà automaticamente l’approvazione di misure.
L’esito dipenderà da due fattori: se la Germania trasformerà la sua condanna più dura in un sostegno formale all’inserimento di Ben-Gvir nella lista europea e se gli Stati membri ancora scettici accetteranno di rimuovere il loro veto. Le valutazioni diplomatiche disponibili indicano che, prima dei colloqui di settembre, un accordo unanime resta tutt’altro che certo.
Il portavoce aggiunto del governo tedesco ha dichiarato che il cancelliere Friedrich Merz «condanna fermamente» le parole di Ben-Gvir, definendole «disumane», contrarie al diritto internazionale e «inaccettabili».
La presa di posizione è significativa perché la Germania era stata precedentemente annoverata tra i Paesi che impedivano un consenso europeo sulle sanzioni individuali contro il ministro israeliano. La nuova condanna non equivale ancora a una decisione formale del governo tedesco a favore dell’inserimento di Ben-Gvir in una lista di sanzioni, ma segnala un evidente irrigidimento politico.
Anche il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha detto che l’Unione europea dovrebbe prendere seriamente in considerazione sanzioni contro Ben-Gvir. «Sono dichiarazioni che il governo tedesco non può accettare in alcun modo», ha affermato, descrivendo il linguaggio del ministro come disumano.
Il segnale più netto è arrivato però da Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare CDU/CSU, la formazione conservatrice di riferimento di Merz. Hardt ha chiesto esplicitamente all’UE di sanzionare Ben-Gvir. La sua posizione è politicamente rilevante all’interno della maggioranza conservatrice, anche se non rappresenta da sola una decisione ufficiale del governo o dell’Unione.
Le nuove parole sulle uccisioni mirate si aggiungono ad altre posizioni di Ben-Gvir che avevano già provocato forti reazioni all’estero. Il ministro ha sostenuto l’intensificazione degli attacchi a Gaza, appoggiato l’idea di insediamenti israeliani nella Striscia e promosso quella che lui e altri esponenti del governo israeliano descrivono come «emigrazione volontaria» dei palestinesi.
I critici considerano queste proposte parte di un progetto di sfollamento della popolazione palestinese. L’appello a uccidere anche persone che non costituiscono una minaccia immediata ha però spinto la controversia oltre il terreno delle dichiarazioni sull’assetto territoriale, apparendo come un sostegno a uccisioni al di fuori della necessità militare immediata.
Nel giugno 2025 Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno annunciato sanzioni e altre misure restrittive contro Ben-Gvir e il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich. I cinque governi hanno citato le ripetute accuse di incitamento alla violenza contro le comunità palestinesi in Cisgiordania.
Nei rispettivi ordinamenti, le misure comprendevano il divieto d’ingresso e restrizioni finanziarie, tra cui il congelamento dei beni.
Anche altri Paesi europei hanno adottato divieti d’ingresso nazionali: la Francia ha vietato l’ingresso a Ben-Gvir, mentre l’Irlanda ha annunciato un divieto per Ben-Gvir e Smotrich. Queste iniziative nazionali non costituiscono però una sanzione comune dell’UE.
La questione si scontra con una regola procedurale decisiva: le misure restrittive adottate nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune dell’UE richiedono l’unanimità. In pratica, tutti i 27 governi devono essere d’accordo; anche un solo Paese contrario può bloccare la decisione.
A giugno l’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, aveva confermato che molti Stati membri sostenevano l’ipotesi di sanzioni, ma che non esisteva il consenso necessario.
I ministri degli Esteri dell’UE dovrebbero tornare sulla questione durante la riunione informale Gymnich prevista in Irlanda l’1 e 2 settembre. L’incontro offrirà un’occasione per discutere nuovamente possibili sanzioni contro singoli esponenti israeliani e altre restrizioni, ma non comporterà automaticamente l’approvazione di misure.
L’esito dipenderà da due fattori: se la Germania trasformerà la sua condanna più dura in un sostegno formale all’inserimento di Ben-Gvir nella lista europea e se gli Stati membri ancora scettici accetteranno di rimuovere il loro veto. Le valutazioni diplomatiche disponibili indicano che, prima dei colloqui di settembre, un accordo unanime resta tutt’altro che certo.