La svolta tedesca è arrivata dopo l’appello di Itamar Ben Gvir a uccidere ogni notte 30 40 palestinesi a Gaza, anche se non rappresentano una minaccia immediata. Il governo di Friedrich Merz ha definito quelle parole disumane e contrarie al diritto internazionale; il vicecancelliere Lars Klingbeil ha chiesto di valu...
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Il cambio di tono della Germania è arrivato dopo le ultime dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale. In un podcast, Ben-Gvir ha sostenuto che Israele dovrebbe eseguire ogni notte uccisioni mirate di 30-40 persone nella Striscia di Gaza, precisando che il riferimento non riguardava soltanto individui che rappresentassero una minaccia immediata.
Il ministro ha inoltre affermato che a Gaza ci sono persone «non degne di vivere» e «nemmeno umane». Parole che hanno suscitato indignazione internazionale e che Berlino ha interpretato come un appello alla violenza e a uccisioni non giustificate dal diritto internazionale.
Il portavoce aggiunto del governo tedesco ha dichiarato che il cancelliere Friedrich Merz «condanna fermamente» le parole di Ben-Gvir, definendole «disumane», contrarie al diritto internazionale e «inaccettabili».
La presa di posizione è significativa perché la Germania era stata precedentemente annoverata tra i Paesi che impedivano un consenso europeo sulle sanzioni individuali contro il ministro israeliano. La nuova condanna non equivale ancora a una decisione formale del governo tedesco a favore dell’inserimento di Ben-Gvir in una lista di sanzioni, ma segnala un evidente irrigidimento politico.
Anche il vicecancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha detto che l’Unione europea dovrebbe prendere seriamente in considerazione sanzioni contro Ben-Gvir. «Sono dichiarazioni che il governo tedesco non può accettare in alcun modo», ha affermato, descrivendo il linguaggio del ministro come disumano.
Il segnale più netto è arrivato però da Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare CDU/CSU, la formazione conservatrice di riferimento di Merz. Hardt ha chiesto esplicitamente all’UE di sanzionare Ben-Gvir. La sua posizione è politicamente rilevante all’interno della maggioranza conservatrice, anche se non rappresenta da sola una decisione ufficiale del governo o dell’Unione.
Le nuove parole sulle uccisioni mirate si aggiungono ad altre posizioni di Ben-Gvir che avevano già provocato forti reazioni all’estero. Il ministro ha sostenuto l’intensificazione degli attacchi a Gaza, appoggiato l’idea di insediamenti israeliani nella Striscia e promosso quella che lui e altri esponenti del governo israeliano descrivono come «emigrazione volontaria» dei palestinesi.
I critici considerano queste proposte parte di un progetto di sfollamento della popolazione palestinese. L’appello a uccidere anche persone che non costituiscono una minaccia immediata ha però spinto la controversia oltre il terreno delle dichiarazioni sull’assetto territoriale, apparendo come un sostegno a uccisioni al di fuori della necessità militare immediata.
Nel giugno 2025 Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno annunciato sanzioni e altre misure restrittive contro Ben-Gvir e il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich. I cinque governi hanno citato le ripetute accuse di incitamento alla violenza contro le comunità palestinesi in Cisgiordania.
Nei rispettivi ordinamenti, le misure comprendevano il divieto d’ingresso e restrizioni finanziarie, tra cui il congelamento dei beni.
Anche altri Paesi europei hanno adottato divieti d’ingresso nazionali: la Francia ha vietato l’ingresso a Ben-Gvir, mentre l’Irlanda ha annunciato un divieto per Ben-Gvir e Smotrich. Queste iniziative nazionali non costituiscono però una sanzione comune dell’UE.
La questione si scontra con una regola procedurale decisiva: le misure restrittive adottate nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune dell’UE richiedono l’unanimità. In pratica, tutti i 27 governi devono essere d’accordo; anche un solo Paese contrario può bloccare la decisione.
A giugno l’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, aveva confermato che molti Stati membri sostenevano l’ipotesi di sanzioni, ma che non esisteva il consenso necessario.
I ministri degli Esteri dell’UE dovrebbero tornare sulla questione durante la riunione informale Gymnich prevista in Irlanda l’1 e 2 settembre. L’incontro offrirà un’occasione per discutere nuovamente possibili sanzioni contro singoli esponenti israeliani e altre restrizioni, ma non comporterà automaticamente l’approvazione di misure.
L’esito dipenderà da due fattori: se la Germania trasformerà la sua condanna più dura in un sostegno formale all’inserimento di Ben-Gvir nella lista europea e se gli Stati membri ancora scettici accetteranno di rimuovere il loro veto. Le valutazioni diplomatiche disponibili indicano che, prima dei colloqui di settembre, un accordo unanime resta tutt’altro che certo.
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La svolta tedesca è arrivata dopo l’appello di Itamar Ben Gvir a uccidere ogni notte 30 40 palestinesi a Gaza, anche se non rappresentano una minaccia immediata.
La svolta tedesca è arrivata dopo l’appello di Itamar Ben Gvir a uccidere ogni notte 30 40 palestinesi a Gaza, anche se non rappresentano una minaccia immediata. Il governo di Friedrich Merz ha definito quelle parole disumane e contrarie al diritto internazionale; il vicecancelliere Lars Klingbeil ha chiesto di valutare seriamente sanzioni UE.
Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno già imposto misure nazionali contro Ben Gvir e Bezalel Smotrich, ma per una sanzione dell’UE serve l’unanimità dei 27 Stati membri.