In concreto, il partner potrebbe aiutare Visa e i suoi clienti istituzionali a:
Questa configurazione permetterebbe a Visa di proporre un servizio compatibile con più stablecoin, senza legare l’intero livello di regolamento a un solo token o emittente. Visa manterrebbe la piattaforma e il rapporto operativo con i clienti, mentre il partner fornirebbe le funzioni di mercato e di esecuzione necessarie per completare le transazioni.
Secondo le informazioni disponibili, Visa richiederebbe al partner licenze per operare come exchange di asset digitali negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e a Singapore. Un requisito che copre tutti e quattro i mercati restringe drasticamente il numero di società ammissibili.
Visa non sta cercando soltanto un’azienda capace di trasferire token sul piano tecnico. Serve una controparte con accesso conforme alle regole di diversi mercati finanziari, controlli operativi adeguati al regolamento e liquidità sufficiente per l’attività istituzionale.
La richiesta riflette anche la frammentazione normativa che rende complessa la costruzione di pagamenti globali in stablecoin. Un operatore autorizzato in un Paese potrebbe non poter svolgere la stessa attività in un altro. La copertura di quattro giurisdizioni dovrebbe ridurre questo attrito regolamentare e operativo mentre le stablecoin si avvicinano a casi d’uso più ampi, come pagamenti transfrontalieri e gestione della tesoreria.
Open USD è sviluppata da Open Standard, un consorzio che riunisce più di 140 aziende, tra cui Visa, Mastercard e Coinbase. Il progetto prevede una stablecoin ancorata al dollaro e un ecosistema condiviso, invece di un token controllato esclusivamente da un singolo emittente.
Il modello annunciato comprende emissione e rimborso gratuiti per le imprese e una distribuzione dei proventi delle riserve tra i partner dell’ecosistema, al netto dei costi di gestione. In questo contesto, liquidità e regolamento diventano essenziali: un consorzio ampio ha bisogno di infrastrutture capaci di collegare istituzioni, wallet, valute e stablecoin differenti senza costringere ogni partecipante a costruire da zero il proprio sistema di trading e regolamento.
Il nuovo partner sarebbe quindi il livello di esecuzione di OUSD. Non sostituirebbe la governance di Open Standard né la piattaforma di Visa, ma contribuirebbe a trasformare il progetto consortile in un asset che le istituzioni possano scambiare e regolare all’interno di mercati regolamentati.
A luglio Visa ha lanciato la Visa Stablecoin Platform, un ambiente gestito dall’azienda e pensato per banche, fintech e società attive nel settore crypto. La piattaforma consente di accedere a funzioni legate all’emissione, alla custodia, al trasferimento e al rimborso delle stablecoin, iniziando da Open USD.
La divisione dei compiti appare quindi abbastanza chiara:
La ricerca di Visa mostra che possedere la piattaforma non elimina la necessità di controparti specializzate. Al contrario, il loro ruolo può diventare ancora più importante: una piattaforma istituzionale funziona soltanto se ha accesso affidabile a liquidità, exchange e infrastrutture di regolamento.
L’operazione BVNK mostra una strada: Mastercard ha scelto di acquistare l’infrastruttura e integrarla nella propria rete. Visa, stando alla ricerca di un nuovo partner e al lancio della Visa Stablecoin Platform, sembra invece voler controllare l’interfaccia istituzionale e affidare l’esecuzione sul mercato a specialisti autorizzati.
La differenza è significativa perché la competizione sulle stablecoin riguarda sempre meno soltanto i token. I livelli strategici comprendono:
Chi controlla una parte maggiore di questa catena può rendere le stablecoin più semplici da utilizzare per le istituzioni e mantenere al tempo stesso un rapporto più stretto con il cliente. La domanda decisiva, dunque, non è più soltanto quale dollaro digitale vincerà, ma chi controllerà i binari che ne consentono l’utilizzo.
Il modello consortile di Open USD prova a distribuire governance e proventi delle riserve tra un ampio gruppo di partecipanti. Potrebbe risultare interessante per le aziende che non vogliono dipendere interamente da un solo emittente per accesso, ricavi o direzione strategica.
Tuttavia, questo modello non sostituisce automaticamente le stablecoin già affermate. L’adozione dipenderà ancora da liquidità, integrazioni, accettazione regolamentare e disponibilità di banche, commercianti, exchange e fornitori di pagamenti a sostenere OUSD nelle transazioni reali.
La ricerca di Visa mette in luce proprio questa difficoltà. Una stablecoin può contare su oltre 140 aziende sostenitrici e avere comunque bisogno di infrastrutture specializzate per la conversione e il regolamento tra giurisdizioni. Il successo di Open USD dipenderà quindi non solo dalla governance, ma anche dalla possibilità per le istituzioni di utilizzarla in modo affidabile insieme agli altri dollari digitali.
La richiesta di proposte di Visa mostra quanto rapidamente le stablecoin stiano passando da prodotti sperimentali basati su blockchain a componenti dell’infrastruttura dei pagamenti. L’acquisizione di BVNK da parte di Mastercard ha sottratto a Visa un fornitore strategicamente importante, spingendo la società a cercare un sostituto regolamentato in quattro mercati.
Nel frattempo, la Visa Stablecoin Platform offre a Visa un modo per gestire l’accesso istituzionale alle stablecoin, mentre Open USD le fornisce un asset sostenuto da un consorzio.
La vera partita non è più semplicemente quale stablecoin vincerà. È chi controllerà i binari regolamentamentati, la liquidità, i processi di regolamento e le interfacce con i clienti attorno al denaro tokenizzato.