L’erbio emette vicino alla banda delle telecomunicazioni, utilizzata dalle fibre ottiche a bassa perdita. Per questo, interfacce spin-fotone multiplexabili e a banda larga potrebbero in futuro fornire numerosi nodi o canali controllabili individualmente per collegamenti quantistici in fibra. Si tratta però di un’applicazione prospettica: il lavoro non dimostra ancora una rete quantistica a lunga distanza.
Un secondo gruppo, della National Cheng Kung University e della National Tsing Hua University, ha sviluppato una teoria che include la propagazione e descrive in un sistema aperto le sorgenti Raman di fotoni basate sul protocollo DLCZ. Il modello combina il trattamento di Heisenberg-Langevin del rumore quantistico e della dinamica atomica con la propagazione dei campi ottici descritta dalle equazioni di Maxwell-Schrödinger, mantenendo anche la redistribuzione della popolazione indotta dall’impulso di scrittura.
Il quadro teorico prevede congiuntamente l’emissione Stokes nel tempo, la creazione e l’evoluzione dell’onda di spin collettiva, la forma temporale del fotone anti-Stokes recuperato e le correlazioni incrociate Stokes–anti-Stokes risolte nel tempo, in condizioni realistiche.
Il risultato centrale, confermato sperimentalmente, riguarda il diverso andamento di coincidenze vere e accidentali. Le coincidenze realmente correlate crescono approssimativamente in modo lineare con il numero medio di eccitazioni dell’onda di spin, mentre quelle accidentali aumentano più rapidamente, in modo approssimativamente quadratico. Di conseguenza, la correlazione normalizzata tra le coppie di fotoni diventa più forte quando si riduce il numero medio di eccitazioni. Nei test riportati, impulsi di scrittura più brevi hanno rafforzato le correlazioni.
Il modello offre così ai progettisti uno strumento quantitativo per scegliere durata e intensità degli impulsi di scrittura e lettura, momento del recupero e finestre temporali di rivelazione. L’obiettivo è massimizzare il tasso di coppie utili annunciate, limitando al contempo gli eventi accidentali e quelli legati a eccitazioni multiple. Il controllo classico del recupero dimostrato nello studio può inoltre consentire di attivare o suddividere temporalmente il pacchetto d’onda anti-Stokes, facilitando l’abbinamento dei modi temporali tra memorie e nodi remoti della rete.
Il risultato di Monaco è una strategia sui materiali e sull’interfaccia fotonica: invece di forzare l’emissione in una risonanza stretta, riduce le possibilità di decadimento indesiderate. Il risultato taiwanese è invece una teoria per controllare la sorgente e la memoria. Insieme, i due approcci indicano come costruire interfacce compatibili con le telecomunicazioni e dotate di più canali, regolando anche i modi temporali e le correlazioni dei fotoni destinati ai ripetitori quantistici.
Lo studio sul protocollo DLCZ è stato pubblicato come preprint su arXiv; le sue affermazioni sperimentali devono quindi essere considerate risultati preliminari in attesa della revisione tra pari indipendente.