La dirigenza ha reagito alzando a poco più del 40% la previsione di crescita dei ricavi in dollari per l’intero 2026 e portando gli investimenti programmati a una forchetta compresa tra 60 e 64 miliardi di dollari.
La revisione ha un significato strategico: TSMC non considera l’attuale domanda di chip per l’AI una semplice fiammata ciclica legata alle scorte. La vede invece come una domanda abbastanza persistente da giustificare nuova capacità produttiva all’avanguardia.
TSMC ha annunciato un ulteriore investimento di 100 miliardi di dollari in Arizona, portando a 265 miliardi l’impegno complessivo previsto negli Stati Uniti. Il piano ampliato dovrebbe includere nuove fabbriche di wafer e capacità di packaging avanzato, con strutture destinate anche ai processi a 2 nanometri e a tecnologie ancora più avanzate.
Le ragioni principali sono tre:
L’investimento, dunque, è al tempo stesso economico e strategico. TSMC segue i propri clienti, difende la sua posizione nella filiera dell’AI e costruisce negli Stati Uniti una presenza abbastanza grande da avere un peso reale.
La filiale TSMC Arizona ha registrato un utile di circa 36,066 miliardi di nuovi dollari taiwanesi nel primo semestre 2026, in aumento del 662,8% rispetto ai 4,728 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il risultato dei primi sei mesi del 2026 supera inoltre i 16,141 miliardi guadagnati nell’intero 2025.
La svolta è rilevante perché l’operazione aveva accumulato circa 1,25 miliardi di dollari di perdite operative dall’avvio dei lavori nel 2021. La prima fabbrica dell’Arizona ha quindi dimostrato che un sito statunitense può diventare redditizio quando aumentano i volumi produttivi, migliorano i prezzi di vendita e cresce l’esperienza operativa.
Il dato va però letto con cautela. Il risultato del primo semestre comprende anche proventi da investimento legati alla struttura proprietaria di TSMC; non dimostra quindi che ogni futura fabbrica dell’Arizona raggiungerà immediatamente l’economia di uno stabilimento maturo a Taiwan.
Il percorso dell’Arizona non è stato lineare. Nel secondo trimestre l’utile è sceso dell’8,2% rispetto ai primi tre mesi, a circa 17,259 miliardi di nuovi dollari taiwanesi, pur rimanendo nettamente superiore a quello di un anno prima.
La pressione è arrivata dall’aumento del deprezzamento, legato all’installazione di nuove apparecchiature e all’incremento della capacità. È un passaggio normale, ma delicato, nell’espansione dei semiconduttori: i costi aumentano prima che ogni nuova linea produttiva raggiunga un livello di utilizzo maturo.
Costruzione degli impianti, assunzioni, installazione dei macchinari e avvio del packaging avanzato possono pesare sui margini prima che la capacità aggiuntiva esprima tutto il suo potenziale di ricavi.
A livello consolidato, TSMC è rimasta altamente redditizia, con un margine lordo del 67,7% nel secondo trimestre. La società ha tuttavia previsto una moderazione dei margini con l’avvio dei nuovi processi tecnologici. Il calo trimestrale dell’Arizona non mette quindi in discussione l’espansione: mostra piuttosto che crescita della capacità e redditività dovranno essere gestite insieme.
La posizione di TSMC nel 2026 si comprende meglio osservando la divisione dei ruoli:
È questo equilibrio a spiegare perché l’annuncio sull’Arizona sia arrivato insieme a utili record, e non come risposta a una fase di debolezza. TSMC sta sfruttando il boom dell’AI per ampliare verso l’esterno il proprio nucleo taiwanese: mantiene concentrate a Taiwan le competenze di maggior valore e costruisce negli Stati Uniti una piattaforma manifatturiera più grande per i clienti che stanno alimentando la prossima ondata di domanda.