Il punteggio potrebbe influenzare ciò che viene catturato, conservato, messo in evidenza oppure ignorato. Invece di trattare ogni fotogramma allo stesso modo, il sistema introdurrebbe un livello editoriale personalizzato nell’esperienza dell’utente: sarebbe l’IA a decidere che cosa merita attenzione.
Il sistema descritto potrebbe generare registrazioni etichettate, organizzare i filmati attorno a persone o azioni riconosciute e creare file di riepilogo o altri contenuti personalizzati. Chi indossa gli occhiali potrebbe così ricevere una clip già montata di una cena, di una conversazione o di un evento senza dover selezionare ogni singola registrazione.
È questa la promessa di prodotto suggerita dal brevetto: una fotocamera che funziona in parte come fotografo e montatore autonomo. Ma è anche il nodo sulla privacy, perché il sistema potrebbe selezionare e conservare momenti che coinvolgono persone mai consenzienti a entrare in un archivio multimediale generato dall’IA.
La domanda contempla anche funzioni legate alla tutela della privacy, tra cui la possibilità di sfocare le persone che non dovrebbero essere identificabili. Il fatto stesso che questa opzione compaia nel documento mostra che il problema è stato considerato.
Il testo, tuttavia, non chiarisce alcuni punti decisivi:
Un video finale con i volti oscurati non eliminerebbe necessariamente l’impatto sulla privacy se il sistema avesse già rilevato e analizzato un volto, trasformandolo in un modello biometrico.
Il brevetto è particolarmente significativo perché arriva dopo alcune segnalazioni sul software degli occhiali Meta. Secondo i ricercatori citati nei report, nell’app Meta AI che accompagna gli occhiali erano presenti componenti inattivi di riconoscimento facciale, indicati internamente come “NameTag”. Il codice comprendeva sistemi per il rilevamento e il riconoscimento dei volti, oltre a una funzione pensata per attivare avvisi come “Person recognized”.
La funzione non era disponibile al pubblico come prodotto per consumatori. Dopo l’attenzione suscitata dalle segnalazioni, il codice rilevante è stato rimosso con un aggiornamento dell’app. La natura delle prove resta quindi diversa: il brevetto descrive un’ampia architettura tecnica, mentre l’analisi dell’app avrebbe individuato componenti software più concreti. Nessuno dei due elementi, sulla base delle informazioni disponibili, dimostra che Meta abbia attivato sugli occhiali in commercio il riconoscimento degli sconosciuti.
Altri report hanno collegato il lavoro interno di Meta a una licenza per tecnologie di riconoscimento facciale e liveness detection fornite da Rank One Computing, azienda che vende soluzioni anche a clienti governativi, militari e delle forze dell’ordine.
Una licenza non prova che la tecnologia sia stata distribuita agli utenti e non spiega come funzionerebbe un’eventuale funzione commerciale. Indica però la valutazione o lo sviluppo di una tecnologia biometrica specifica, andando oltre il solo concetto astratto contenuto in un brevetto.
Considerati insieme, il brevetto, il codice NameTag segnalato e il rapporto con un fornitore biometrico mostrano un’attività di esplorazione. La conclusione più prudente resta comunque circoscritta: gli elementi indicano capacità e sviluppo, non un lancio pubblico confermato.
Meta aveva annunciato in passato la chiusura del sistema di riconoscimento facciale esteso di Facebook e la cancellazione di oltre un miliardo di modelli facciali. In seguito, secondo la documentazione riassunta nelle fonti disponibili, l’azienda ha accettato un accordo da 650 milioni di dollari per chiudere una causa collettiva intentata da utenti dell’Illinois.
Nel 2024 Meta ha inoltre raggiunto con il Texas un accordo da 1,4 miliardi di dollari in una causa relativa alle accuse di acquisizione e utilizzo non autorizzati di dati biometrici dei residenti, in violazione delle norme statali.
Questo precedente spiega perché un nuovo sistema biometrico inserito in occhiali dall’aspetto ordinario susciti più attenzione di una funzione fotografica tradizionale. Con uno smartphone, in genere, è più facile capire quando qualcuno sta scattando una foto. Gli occhiali intelligenti possono rendere la registrazione meno evidente, più continua e più semplice da usare nelle normali situazioni sociali.
Il riconoscimento facciale trasformerebbe il problema da “qualcuno potrebbe star registrando” a “qualcuno potrebbe identificare e profilare le persone riprese”. L’ufficio del senatore statunitense Edward Markey ha avvertito che la combinazione tra l’enorme patrimonio di dati di Meta e le telecamere degli occhiali potrebbe collegare i volti a nomi, luoghi di lavoro o profili personali, creando rischi di stalking, molestie e intimidazioni mirate.
Organizzazioni per i diritti civili, la tutela delle vittime di violenza domestica, i diritti riproduttivi, le persone LGBTQ+ e le comunità immigrate hanno chiesto a Meta di abbandonare i piani segnalati per il riconoscimento facciale sugli occhiali. Il timore è che abusatori, stalker o altri soggetti malintenzionati possano identificare di nascosto le persone negli spazi pubblici.
Il formato degli occhiali amplifica il problema. Chi entra nel campo visivo di chi li indossa potrebbe non sapere se la telecamera sta registrando, se un modello di IA sta analizzando il suo volto o se il risultato viene conservato per un confronto futuro. È difficile parlare di consenso informato ogni volta che un passante attraversa l’inquadratura.
La lettura più solida delle informazioni disponibili si basa su tre livelli:
Questa distinzione dovrebbe restare al centro di ogni articolo sul brevetto. È scorretto presentare la domanda come la prova che Meta abbia già lanciato occhiali con riconoscimento facciale. Sarebbe però altrettanto riduttivo trattarla come un’ipotesi isolata, visto che si inserisce accanto a segnalazioni su software e attività di sviluppo.
La domanda politica e tecnologica, quindi, è quali garanzie sarebbero necessarie se questi elementi venissero un giorno combinati: consenso esplicito, tempi di conservazione molto limitati, protezioni efficaci per i passanti, strumenti reali per chiedere la cancellazione e limiti chiari agli utilizzi più sensibili. Finché Meta non spiegherà se e come un sistema del genere potrebbe funzionare, il brevetto va letto soprattutto come un’indicazione della direzione che potrebbero prendere le telecamere indossabili con IA, non come la conferma che quello scenario sia già una realtà per i consumatori.