Tra gli obiettivi figurano impianti di estrazione del gas e altre infrastrutture energetiche. I danni non rischiano di tradursi soltanto in una riduzione temporanea dell’elettricità: possono frenare la produzione interna di gas, interrompere le attività e aumentare la necessità di riparazioni e forniture sostitutive proprio mentre si avvicina la stagione del riscaldamento.
Kyiv descrive la campagna russa contro le reti elettriche, il riscaldamento e il gas come un tentativo di «trasformare l’inverno in un’arma». La missione ONU per il monitoraggio dei diritti umani ha inoltre documentato attacchi sistematici e ripetuti alle infrastrutture energetiche durante l’inverno 2025-26, collegandoli a diffuse interruzioni dei servizi essenziali.
In un episodio separato, un attacco russo con droni contro una miniera del gruppo DTEK, nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, ha provocato un incendio. Un dipendente è morto e un altro è rimasto ferito; la società ha segnalato anche danni significativi alle strutture della miniera.
L’episodio mostra perché gli impianti energetici sono obiettivi civili anche quando hanno un legame con l’economia di guerra. Miniere, centrali, giacimenti di gas e reti di distribuzione richiedono la presenza di lavoratori in condizioni pericolose. Colpirli significa mettere a rischio vite umane, posti di lavoro e servizi essenziali.
Il fronte terrestre è rimasto nel complesso stagnante, mentre gli attacchi a lunga distanza sono diventati più frequenti e si sono estesi geograficamente. Secondo gli analisti citati dalla CNN, la campagna ucraina prende sempre più di mira raffinerie russe, petroliere, sottostazioni elettriche e infrastrutture logistiche, oltre a siti legati alle attività militari nei territori occupati.
La Russia continua invece a combinare droni e missili balistici contro le città e le infrastrutture critiche ucraine. Le due campagne puntano quindi su fattori simili di resistenza nazionale: carburante, elettricità, catene di approvvigionamento, capacità industriale e fiducia della popolazione.
Questo modifica il significato strategico del conflitto. L’assenza di grandi avanzate sul terreno non indica che la guerra stia rallentando. La pressione si sta spostando nelle reti produttive e nelle aree urbane, dove le conseguenze si fanno sentire anche a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Le autorità russe hanno affermato di aver abbattuto o neutralizzato 822 droni ucraini durante un attacco notturno. Si tratta di una dichiarazione del governo russo che non può essere verificata integralmente in modo indipendente, anche se diversi resoconti hanno descritto l’incursione come una delle più grandi condotte dall’Ucraina nel corso dell’anno. È stato colpito anche un magazzino di Wildberries.
La campagna ucraina con i droni mira sempre più all’economia e alla rete logistica russa. Un deposito di Wildberries a Ekaterinburg, negli Urali, è stato colpito a oltre 2.000 chilometri dal confine tra Russia e Ucraina, secondo le autorità locali e la società. Altri resoconti hanno riferito di attacchi ripetuti alla rete distributiva del colosso dell’e-commerce, che Kyiv considera legata alla logistica militare.
Gli attacchi hanno avuto anche un effetto evidente sulla sicurezza interna russa. Funzionari russi hanno riferito che un attacco con droni su una spiaggia di Gelendzhik ha ucciso sette persone, tra cui tre bambini, e ne ha ferite 40. Le circostanze dell’episodio e l’obiettivo originario del drone restano oggetto di contestazione nei resoconti.
Il festival internazionale di musica militare della Torre Spasskaja, a Mosca, è stato rinviato al 2027. Gli organizzatori hanno citato circostanze indipendenti dalla loro volontà, mentre diversi resoconti hanno collegato la decisione all’aumento della minaccia dei droni nella capitale.
La missione ONU per il monitoraggio dei diritti umani ha verificato 437 morti civili e 2.610 feriti in Ucraina nel luglio 2026. Il numero dei morti è stato del 70% superiore a quello del luglio 2025 e il bilancio mensile è risultato il più alto dal maggio 2022.
Secondo l’ONU, a luglio missili e droni a lunga distanza sono rimasti la principale causa delle vittime civili. Le cifre rappresentano minimi verificati e non un conteggio completo di tutte le persone uccise, ma rendono chiaro un punto: una linea del fronte relativamente immobile non ha reso la guerra più sicura per i civili.
Gli attacchi alle infrastrutture e le vittime civili sono inoltre strettamente collegati. Un bombardamento contro un impianto energetico può uccidere o ferire direttamente i lavoratori, interrompere riscaldamento ed elettricità e costringere la popolazione a vivere in condizioni più rischiose. Allo stesso modo, gli attacchi contro obiettivi industriali e logistici in Russia portano le conseguenze della guerra in aree finora meno esposte.
La capacità dell’Ucraina di resistere alla campagna russa con missili balistici è limitata dalla scarsità di intercettori per i sistemi Patriot di fabbricazione statunitense. Secondo i resoconti, il Patriot è l’unico sistema di difesa aerea ucraino in grado di contrastare alcuni dei più avanzati missili balistici russi, rendendo le scorte di intercettori un fattore essenziale per proteggere le città.
Il problema difensivo è particolarmente squilibrato. I droni possono essere affrontati con una gamma più ampia di sistemi, mentre i missili balistici arrivano più rapidamente e sono più difficili da intercettare. Quando le scorte diminuiscono, la Russia può sfruttare le falle nella protezione anche senza conquistare nuovo terreno.
La prossima fase del conflitto dipenderà quindi non soltanto dalle avanzate territoriali. Saranno determinanti anche la velocità con cui ciascuna parte riuscirà a produrre e lanciare droni e missili, la capacità dell’Ucraina di rifornirsi di intercettori e la possibilità di riparare o proteggere le infrastrutture energetiche e i centri abitati più rapidamente di quanto vengano colpiti.
Tra gli obiettivi figurano impianti di estrazione del gas e altre infrastrutture energetiche. I danni non rischiano di tradursi soltanto in una riduzione temporanea dell’elettricità: possono frenare la produzione interna di gas, interrompere le attività e aumentare la necessità di riparazioni e forniture sostitutive proprio mentre si avvicina la stagione del riscaldamento.
Kyiv descrive la campagna russa contro le reti elettriche, il riscaldamento e il gas come un tentativo di «trasformare l’inverno in un’arma». La missione ONU per il monitoraggio dei diritti umani ha inoltre documentato attacchi sistematici e ripetuti alle infrastrutture energetiche durante l’inverno 2025-26, collegandoli a diffuse interruzioni dei servizi essenziali.
In un episodio separato, un attacco russo con droni contro una miniera del gruppo DTEK, nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, ha provocato un incendio. Un dipendente è morto e un altro è rimasto ferito; la società ha segnalato anche danni significativi alle strutture della miniera.
L’episodio mostra perché gli impianti energetici sono obiettivi civili anche quando hanno un legame con l’economia di guerra. Miniere, centrali, giacimenti di gas e reti di distribuzione richiedono la presenza di lavoratori in condizioni pericolose. Colpirli significa mettere a rischio vite umane, posti di lavoro e servizi essenziali.
Il fronte terrestre è rimasto nel complesso stagnante, mentre gli attacchi a lunga distanza sono diventati più frequenti e si sono estesi geograficamente. Secondo gli analisti citati dalla CNN, la campagna ucraina prende sempre più di mira raffinerie russe, petroliere, sottostazioni elettriche e infrastrutture logistiche, oltre a siti legati alle attività militari nei territori occupati.
La Russia continua invece a combinare droni e missili balistici contro le città e le infrastrutture critiche ucraine. Le due campagne puntano quindi su fattori simili di resistenza nazionale: carburante, elettricità, catene di approvvigionamento, capacità industriale e fiducia della popolazione.
Questo modifica il significato strategico del conflitto. L’assenza di grandi avanzate sul terreno non indica che la guerra stia rallentando. La pressione si sta spostando nelle reti produttive e nelle aree urbane, dove le conseguenze si fanno sentire anche a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Le autorità russe hanno affermato di aver abbattuto o neutralizzato 822 droni ucraini durante un attacco notturno. Si tratta di una dichiarazione del governo russo che non può essere verificata integralmente in modo indipendente, anche se diversi resoconti hanno descritto l’incursione come una delle più grandi condotte dall’Ucraina nel corso dell’anno. È stato colpito anche un magazzino di Wildberries.
La campagna ucraina con i droni mira sempre più all’economia e alla rete logistica russa. Un deposito di Wildberries a Ekaterinburg, negli Urali, è stato colpito a oltre 2.000 chilometri dal confine tra Russia e Ucraina, secondo le autorità locali e la società. Altri resoconti hanno riferito di attacchi ripetuti alla rete distributiva del colosso dell’e-commerce, che Kyiv considera legata alla logistica militare.
Gli attacchi hanno avuto anche un effetto evidente sulla sicurezza interna russa. Funzionari russi hanno riferito che un attacco con droni su una spiaggia di Gelendzhik ha ucciso sette persone, tra cui tre bambini, e ne ha ferite 40. Le circostanze dell’episodio e l’obiettivo originario del drone restano oggetto di contestazione nei resoconti.
Il festival internazionale di musica militare della Torre Spasskaja, a Mosca, è stato rinviato al 2027. Gli organizzatori hanno citato circostanze indipendenti dalla loro volontà, mentre diversi resoconti hanno collegato la decisione all’aumento della minaccia dei droni nella capitale.
La missione ONU per il monitoraggio dei diritti umani ha verificato 437 morti civili e 2.610 feriti in Ucraina nel luglio 2026. Il numero dei morti è stato del 70% superiore a quello del luglio 2025 e il bilancio mensile è risultato il più alto dal maggio 2022.
Secondo l’ONU, a luglio missili e droni a lunga distanza sono rimasti la principale causa delle vittime civili. Le cifre rappresentano minimi verificati e non un conteggio completo di tutte le persone uccise, ma rendono chiaro un punto: una linea del fronte relativamente immobile non ha reso la guerra più sicura per i civili.
Gli attacchi alle infrastrutture e le vittime civili sono inoltre strettamente collegati. Un bombardamento contro un impianto energetico può uccidere o ferire direttamente i lavoratori, interrompere riscaldamento ed elettricità e costringere la popolazione a vivere in condizioni più rischiose. Allo stesso modo, gli attacchi contro obiettivi industriali e logistici in Russia portano le conseguenze della guerra in aree finora meno esposte.
La capacità dell’Ucraina di resistere alla campagna russa con missili balistici è limitata dalla scarsità di intercettori per i sistemi Patriot di fabbricazione statunitense. Secondo i resoconti, il Patriot è l’unico sistema di difesa aerea ucraino in grado di contrastare alcuni dei più avanzati missili balistici russi, rendendo le scorte di intercettori un fattore essenziale per proteggere le città.
Il problema difensivo è particolarmente squilibrato. I droni possono essere affrontati con una gamma più ampia di sistemi, mentre i missili balistici arrivano più rapidamente e sono più difficili da intercettare. Quando le scorte diminuiscono, la Russia può sfruttare le falle nella protezione anche senza conquistare nuovo terreno.
La prossima fase del conflitto dipenderà quindi non soltanto dalle avanzate territoriali. Saranno determinanti anche la velocità con cui ciascuna parte riuscirà a produrre e lanciare droni e missili, la capacità dell’Ucraina di rifornirsi di intercettori e la possibilità di riparare o proteggere le infrastrutture energetiche e i centri abitati più rapidamente di quanto vengano colpiti.