La combinazione delle due operazioni è più indicativa della sola vendita di Nvidia. Sembra segnalare uno spostamento dal principale beneficiario mediatico dei chip per l’IA verso il comparto delle memorie, sempre più centrale nell’architettura dei sistemi IA su larga scala. La dichiarazione fotografa le posizioni a fine giugno 2026 e non rappresenta quindi una visione aggiornata in tempo reale del portafoglio.
Greenwoods Asset Management ha apportato una modifica ancora più evidente alle partecipazioni azionarie statunitensi dichiarate. Il gestore ha liquidato le posizioni in Nvidia e Meta e ha riportato anche l’uscita da Amazon e Alibaba, aprendo al contempo nuove posizioni in ASML, Applied Materials e Applied Optoelectronics.
Si tratta di società attive in segmenti diversi ma complementari: apparecchiature per la produzione di chip e networking ottico. Il risultato è un portafoglio meno concentrato sulle aziende che monetizzano applicazioni IA o servizi cloud e più orientato verso i fornitori che rendono possibile l’aumento della capacità produttiva dei semiconduttori e dei data center.
Il valore complessivo del portafoglio azionario statunitense dichiarato da Greenwoods è però diminuito sensibilmente durante il trimestre. Le operazioni non vanno quindi lette come un semplice passaggio, dollaro per dollaro, dai giganti tecnologici ai titoli hardware: le dichiarazioni mostrano sia una riduzione delle dimensioni del portafoglio comunicato sia una riallocazione delle posizioni rimanenti.
Oriental Harbor Investment ha adottato un approccio meno netto. Il fondo ha ridotto Nvidia di circa 202.000 azioni e ha tagliato la posizione in Alphabet, ma entrambe le società restavano partecipazioni significative a fine trimestre. Secondo le ricostruzioni basate sulla dichiarazione del secondo trimestre, il gestore ha inoltre aperto posizioni in Intel, SanDisk, AMD, Marvell Technology, Arm, Broadcom e Lumentum.
La posizione in SanDisk è stata indicata a circa 176 milioni di dollari, mentre Intel è diventata una delle maggiori partecipazioni del portafoglio. Il quadro è quindi più correttamente descritto come un riequilibrio e un ampliamento dell’esposizione all’IA, non come un rifiuto generalizzato di Nvidia o dei grandi operatori cloud.
Le dichiarazioni suggeriscono che alcuni gestori potrebbero vedere un rapporto rischio-rendimento più interessante nei segmenti meno affollati della filiera IA. Memorie, storage, connettività, componenti ottici e apparecchiature per semiconduttori consentono di partecipare agli investimenti nei data center senza puntare esclusivamente sulle maggiori piattaforme tecnologiche.
Si tratta però di un’interpretazione delle scelte di portafoglio, non di una previsione certa sull’andamento dei mercati. Le dichiarazioni mostrano cosa era detenuto a fine trimestre, ma non stabiliscono quale settore i gestori si aspettino che sovraperformi in futuro.
La riduzione dell’esposizione ai grandi operatori cloud può essere compatibile anche con una maggiore cautela sui rendimenti degli enormi investimenti nell’infrastruttura IA. Le società cloud e le piattaforme devono impegnare capitali ingenti prima che siano pienamente chiari tempi e durata dei ricavi generati dall’IA.
I fornitori di hardware offrono un’esposizione diversa: possono beneficiare degli ordini di componenti e apparecchiature necessari ad ampliare la capacità, anche mentre gli investitori restano incerti sulla velocità con cui gli utenti finali riusciranno a trasformare l’IA in ricavi.
Le dichiarazioni, da sole, non possono dimostrare che questa sia stata la motivazione di ogni singola operazione. Rivelano il posizionamento, non la tesi d’investimento interna dei gestori né le discussioni che hanno preceduto le scelte.
La conclusione più ampia è che la narrazione d’investimento sull’IA potrebbe stare diventando più articolata. Invece di trattare l’IA come un’unica scommessa dominata da Nvidia e dai grandi operatori cloud, i gestori stanno separando la filiera in calcolo, memoria, storage, networking, connettività ottica e apparecchiature per la produzione.
È un approccio basato sui colli di bottiglia: con l’espansione dei cluster IA, la prossima opportunità potrebbe trovarsi nei componenti necessari per costruirli e collegarli. Le dichiarazioni del secondo trimestre, tuttavia, non dimostrano che questa strategia sia destinata a sovraperformare stabilmente le megacap tecnologiche. Mostrano uno spostamento nelle posizioni azionarie long dichiarate per il trimestre terminato il 30 giugno 2026.
Le dichiarazioni 13F sono utili per individuare le principali partecipazioni azionarie quotate negli Stati Uniti e i cambiamenti da un trimestre all’altro, ma vengono pubblicate con ritardo. Non offrono un quadro completo della strategia di un gestore: posizioni short, derivati, investimenti non statunitensi e operazioni effettuate dopo la data di riferimento non sono rappresentati nello stesso modo.
La lettura più solida dei dati non è quindi: «I fondi cinesi stanno vendendo l’IA». È piuttosto che diversi gestori influenti stanno esprimendo la propria esposizione all’IA in modo diverso: dalla scommessa concentrata sulle piattaforme più visibili a un insieme più ampio di fornitori legati a memoria, capacità produttiva, hardware di calcolo, networking e infrastrutture ottiche.
La domanda successiva non riguarda tanto la continuità degli investimenti nell’IA, quanto il livello della catena di fornitura che riuscirà a catturare il valore economico della prossima fase di espansione.