L’episodio è particolarmente rilevante perché si è verificato vicino a un importante hub di esportazione, non durante una navigazione isolata. Inoltre, la Skiros appartiene alla classe Suezmax, una categoria di grandi petroliere in grado di trasportare circa 1 milione di barili. Si tratta quindi di un avvertimento diretto per armatori e noleggiatori coinvolti nei normali traffici petroliferi del Mar Nero.
La Skiros è stata indicata come la seconda petroliera associata a IMS a essere attaccata. Il caso precedente riguardava la Bourda, una nave Aframax di proprietà greca e battente bandiera liberiana, colpita da droni marittimi ucraini vicino a Taman il 1° agosto mentre, secondo le notizie, si dirigeva a caricare petrolio russo. Windward ha descritto la Bourda come una delle prime navi confermate colpite al di fuori della flotta ombra russa.
Considerati insieme, gli episodi della Bourda e della Skiros suggeriscono che i legami con la navigazione commerciale occidentale non siano più sufficienti a eliminare il pericolo legato ai traffici di petrolio russo. Bandiera, proprietario, società di gestione, noleggiatore, carico, rotta e vicinanza a un porto nel mirino possono contribuire a determinare l’esposizione di una nave.
Questo non significa che ogni imbarcazione collegata a società occidentali sia deliberatamente presa di mira. Mostra però che, nei pressi dei terminal russi del Mar Nero, il confine operativo tra il rischio della flotta ombra e quello della navigazione commerciale convenzionale è diventato meno affidabile.
Gli attacchi fanno parte di una sequenza più ampia di operazioni contro navi e infrastrutture portuali nell’area di Novorossiysk. I droni ucraini avevano già provocato sospensioni temporanee dei carichi al terminal CPC e all’impianto petrolifero russo di Sheskharis, che movimenta circa 700.000 barili al giorno.
L’impatto è stato concreto, ma intermittente. Novorossiysk ha ripreso i carichi di petrolio il 17 agosto: una petroliera Suezmax ha iniziato a imbarcare greggio kazako KEBCO e un’altra spedizione di KEBCO era attesa a seguire. Il porto gestisce anche i tipi di greggio russi Urals e Siberian Light.
La sequenza è significativa: la campagna ha prodotto ritardi, chiusure temporanee, deviazioni e maggiore rischio, senza creare un blocco permanente. Le infrastrutture possono riaprire, ma ogni interruzione aumenta l’incertezza per proprietari del carico, terminal, operatori navali e acquirenti.
L’effetto più evidente a valle si è visto nelle forniture di greggio via mare alla Turchia. A luglio il Paese ha ricevuto circa 900.000 tonnellate di petrolio dai porti russi, contro circa 1,2 milioni di tonnellate a giugno. Le consegne dal Mar Nero si sono dimezzate su base mensile, scendendo a poco più di 300.000 tonnellate rispetto alle circa 600.000 di giugno.
Per agosto si prevedeva un ulteriore calo, fino a circa 200.000 tonnellate dai porti russi del Mar Nero. Le interruzioni hanno riguardato i tipi di greggio che la Turchia acquista abitualmente attraverso questa rotta, tra cui CPC Blend, KEBCO kazako e Urals russo.
I dati non indicano che tutto il petrolio di origine russa sia scomparso dal mercato turco. Mostrano piuttosto che gli attacchi e le interruzioni ai terminal stanno rendendo la rotta meno affidabile e più costosa. Gli acquirenti possono reagire rinviando gli ordini, utilizzando le scorte, sostituendo i tipi di greggio o cercando forniture alternative.
L’attacco alla Skiros è avvenuto in un contesto di crescente preoccupazione per la sicurezza delle navi civili che operano vicino alla costa russa del Mar Nero. Dopo i precedenti attacchi contro petroliere al terminal CPC o nelle sue vicinanze, la Grecia ha invitato le navi commerciali battenti bandiera greca a rafforzare le misure di sicurezza.
La Turchia ha chiesto separatamente a Russia e Ucraina di proteggere la navigazione dopo che la nave Ro-Ro di proprietà turca Nadezhda è stata colpita vicino a Novorossiysk. Tre membri dell’equipaggio sono rimasti gravemente feriti e l’intero equipaggio è stato evacuato.
L’episodio della Nadezhda amplia la questione oltre il trasporto di petrolio. Portacontainer, navi Ro-Ro, portarinfuse e altre imbarcazioni commerciali possono trovarsi in pericolo semplicemente operando vicino a un porto o a una rotta coinvolta nella campagna. Questo aumenta la probabilità di procedure di sicurezza più rigide, ritardi, cambi di rotta e maggiore prudenza nella scelta degli scali.
Una nave può restare a galla e, allo stesso tempo, diventare molto più costosa da utilizzare. Secondo le informazioni sul mercato delle petroliere, gli armatori hanno aggiunto premi di rischio ai noli per il Mar Nero dopo la serie di attacchi.
Anche le assicurazioni contro i rischi di guerra erano aumentate sensibilmente dopo precedenti attacchi a petroliere: per gli scali nei porti del Mar Nero i premi erano indicati intorno all’1% del valore della nave, contro lo 0,6-0,8% precedente.
Nordic American Tankers ha riferito che una delle proprie navi era stata attaccata, ma aveva raggiunto una zona sicura; l’equipaggio era illeso e i danni alla nave risultavano lievi.
Questi costi possono propagarsi lungo tutta la catena: gli armatori possono chiedere noli più elevati, gli assicuratori possono ricalcolare il prezzo delle traversate, i noleggiatori possono cercare tonnellaggio alternativo e gli acquirenti possono pagare di più per una consegna affidabile. Il risultato è un bacino più ristretto e costoso di navi disposte a fare scalo nei terminal esposti del Mar Nero.
L’attacco alla Skiros, da solo, non ha fermato le esportazioni russe di petrolio. La sua importanza è cumulativa. Insieme agli attacchi contro altre petroliere e alle chiusure temporanee dei terminal, dimostra come una campagna di droni possa esercitare pressione economica senza chiudere definitivamente una rotta.
Gli effetti si trasmettono attraverso diversi canali:
La conclusione è quindi prudente, ma rilevante: nel 2026 la campagna di droni ucraina sta rendendo più difficili e costose le esportazioni marittime russe, trasferendo il rischio su armatori, equipaggi, assicuratori, trader, importatori e operatori portuali. La ripresa dei carichi dimostra che la rotta resta aperta; l’attacco alla Skiros dimostra quanto sia diventato più pericoloso utilizzarla.