Non si trattava di normali postazioni militari. Uno degli obiettivi era l’ufficio privato di Barzani; l’altro, l’abitazione del responsabile di Parastin, l’agenzia di sicurezza e intelligence della Regione del Kurdistan. L’episodio rappresenta quindi un attacco, o un tentativo di attacco, contro figure di primo piano della leadership politica e dell’apparato d’intelligence dell’entità autonoma curda.
Le autorità hanno riferito che non ci sono stati morti né feriti. Le fonti descrivono danni agli edifici colpiti, senza tuttavia fornire una valutazione dettagliata dell’entità delle distruzioni.
Barzani ha dichiarato che un’indagine condotta dalle autorità antiterrorismo curde ha concluso che i due siti erano stati presi di mira da attacchi con droni iraniani. Ha definito l’incidente una «pericolosa escalation» e una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità della Regione del Kurdistan.
Anche il presidente della Regione del Kurdistan, Nechirvan Barzani, ha condannato l’attacco e chiesto al governo federale iracheno di Baghdad di adempiere alla propria responsabilità costituzionale di proteggere la sicurezza del Paese.
Le informazioni disponibili documentano l’accusa delle autorità curde secondo cui i droni provenivano dall’Iran. Nelle prove fornite non compare però una dichiarazione iraniana che confermi la responsabilità dell’attacco, né viene chiarito il movente specifico di Teheran. La distinzione è importante per separare i fatti riportati dalle interpretazioni strategiche più ampie.
L’episodio arriva dopo una serie di attacchi riferiti contro gruppi dell’opposizione curda iraniana con basi nella Regione del Kurdistan iracheno. Il 28 luglio, un comandante dell’opposizione aveva dichiarato che almeno 14 attacchi con droni avevano colpito postazioni appartenenti a diverse organizzazioni curde; lo stesso resoconto riferiva che Teheran accusa questi gruppi di agire nell’interesse di Paesi occidentali e di Israele.
Il 12 agosto, altre fonti hanno riferito di attacchi iraniani con missili e droni contro postazioni dell’opposizione curda nella provincia di Erbil. Due giorni dopo, le autorità del Kurdistan hanno dichiarato che le forze della coalizione avevano intercettato almeno tre droni carichi di esplosivo sopra Erbil, prima che potessero causare danni.
Questi episodi fanno da contesto all’attacco più recente, ma non dimostrano da soli perché siano stati scelti proprio i siti di Pirmam. L’elemento più evidente è il profilo degli obiettivi: l’ultimo attacco avrebbe preso di mira sedi politiche e d’intelligence di alto livello del Governo regionale del Kurdistan, non soltanto campi dell’opposizione. Un’analisi collegata ai resoconti sostiene che gli attacchi contro la Regione siano proseguiti anche dopo il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, la portata complessiva della campagna — compresa la stima di oltre 1.000 attacchi iraniani o compiuti da gruppi filoiraniani — non può essere verificata in modo indipendente sulla base delle prove qui disponibili.
Lo scenario regionale resta controverso e in rapido mutamento. Una cronologia fornita dalle fonti indica che Stati Uniti e Iran avevano concordato un cessate il fuoco di due settimane l’8 aprile 2026, mentre un memorandum firmato successivamente il 17 giugno aveva istituito un periodo di 60 giorni per negoziare i termini finali. Secondo lo stesso resoconto, l’intesa è crollata dopo la ripresa degli attacchi a luglio.
Altri articoli riferiscono che gli attacchi contro i gruppi dell’opposizione curda sono proseguiti nonostante il precedente cessate il fuoco o gli accordi per la fine della guerra. A giugno, un gruppo dissidente curdo aveva denunciato un nuovo attacco iraniano contro il proprio campo vicino a Erbil, definendolo il primo episodio di questo tipo dopo un’intesa con Washington.
Nel complesso, i resoconti suggeriscono che il quadro del cessate il fuoco non abbia impedito la pressione sui gruppi curdi iraniani in Iraq. Non dimostrano però che l’attacco di Pirmam fosse formalmente collegato alla scadenza di uno specifico memorandum tra Stati Uniti e Iran.
L’attacco a Erbil si è verificato inoltre mentre cresceva la tensione, su un fronte distinto, intorno allo Stretto di Hormuz. Reuters ha riferito che il traffico nella via d’acqua sembrava essersi quasi fermato il 14 agosto, dopo che altre due navi erano state attaccate e gli Stati Uniti avevano minacciato di mantenere la pressione sull’Iran.
Altri resoconti forniti dalle fonti descrivono la richiesta iraniana di modifiche alla politica statunitense prima della completa riapertura dello stretto e riferiscono di navi regionali attaccate, o accusate di essere state attaccate, durante il transito. Le responsabilità e le circostanze precise variano a seconda dell’incidente e della fonte.
Il collegamento tra il raid con droni a Erbil e lo scontro marittimo è quindi strategico, non operativo e dimostrato. I due sviluppi mostrano una più ampia dinamica di pressione che coinvolge Iran, Stati Uniti, traffico commerciale nel Golfo, Kurdistan iracheno e gruppi dell’opposizione curda iraniana. Le prove disponibili non dimostrano però che tutti gli attacchi siano stati ordinati dalla stessa catena decisionale.
Riferito concordemente da più fonti:
Ancora incerto nei resoconti disponibili:
Il significato immediato dell’episodio è chiaro anche senza risolvere queste questioni: un attacco transfrontaliero con droni, attribuito dalle autorità curde all’Iran, avrebbe raggiunto l’ufficio privato del primo ministro della Regione del Kurdistan e la casa del suo principale responsabile dell’intelligence. Il bersaglio si è così spostato, almeno secondo i resoconti disponibili, verso il cuore politico e securitario del Governo regionale del Kurdistan.