Le dichiarazioni hanno così messo in collisione due percorsi diplomatici distinti. I colloqui Iran-Oman potrebbero portare a una rotta in cui Teheran avrebbe un ruolo significativo nel controllo delle navi dirette verso il Golfo. Gli Stati Uniti, invece, hanno rivendicato il controllo della via d’acqua e stanno cercando un accordo separato con l’Iran.
La rivelazione di Trump suggerisce che Washington stia comunicando direttamente con una delle principali strutture di sicurezza iraniane, mentre l’Oman continua a svolgere il proprio ruolo di intermediario. Le informazioni disponibili non chiariscono chi partecipi al canale, quale forma abbia o quale autorità negoziale possieda: la sua portata resta quindi incerta.
Anche il linguaggio usato da Trump indica una posizione negoziale fortemente coercitiva. Il presidente ha chiesto all’Iran di «issare bandiera bianca» e ha ribadito di non lavorare con una tabella di marcia prestabilita, senza però segnalare un compromesso imminente.
Trump ha indicato come obiettivo centrale degli Stati Uniti impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare. Separatamente, ha dichiarato che, dopo aver sconfitto Teheran, potrebbe proclamare lo Stretto di Hormuz territorio statunitense «molto presto». L’Iran ha respinto l’affermazione, considerandola insostenibile sul piano legale e politico.
Le due posizioni rimandano dunque a obiettivi diversi. Il primo riguarda la non proliferazione e la capacità nucleare iraniana. Il secondo implica una rivendicazione molto più ampia su una via d’acqua internazionale attraversata, prima della crisi, da circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas.
Le informazioni disponibili non indicano che l’intesa proposta tra Iran e Oman trasferirebbe la sovranità dello Stretto a uno dei due Paesi. Descrivono invece un corridoio commerciale negoziato e procedure per la gestione del traffico marittimo.
Iran e Oman hanno dichiarato di aver raggiunto un’intesa sulle coordinate geografiche di una rotta commerciale attraverso lo Stretto e di stare preparando un annuncio congiunto. Secondo le ricostruzioni successive, il percorso sarebbe temporaneo, con una durata possibile di due-quattro mesi, e potrebbe passare nelle acque territoriali iraniane, lasciando a Teheran il controllo delle navi in ingresso nel Golfo.
Secondo informazioni diffuse da media legati allo Stato iraniano, l’intesa vieterebbe inoltre il transito alle navi statunitensi e israeliane e prevederebbe sanzioni per i trasgressori. Questi elementi sono stati riportati come parte della posizione iraniana, non come condizioni accettate da Washington.
Per Teheran, tuttavia, la sola intesa con l’Oman non sarebbe sufficiente a riaprire completamente Hormuz. Le autorità iraniane hanno sostenuto che gli Stati Uniti dovrebbero prima revocare il blocco navale e le sanzioni, ritirare le proprie forze dalla regione, fermare gli attacchi, sbloccare gli asset iraniani congelati e risarcire i danni di guerra. L’Iran ha inoltre negato di condurre negoziati diretti con Washington finché queste condizioni non saranno soddisfatte, affermando che i messaggi passano attraverso intermediari.
L’importanza dell’Oman non dipende soltanto dalla sua posizione geografica. Il Paese si affaccia sul lato meridionale dello Stretto di Hormuz e da tempo svolge il ruolo di intermediario diplomatico tra Washington e Teheran. Questa posizione gli conferisce sia una funzione pratica in qualsiasi accordo sulla navigazione, sia la possibilità di trasmettere messaggi tra governi che sostengono di non negoziare direttamente.
Per questo la minaccia di Trump è particolarmente significativa. Minacciare militarmente l’Oman rischia di indebolire uno dei pochi canali in grado di comunicare con entrambe le parti e, allo stesso tempo, colpisce un Paese coinvolto nell’intesa sulla nuova rotta. Il risultato potrebbe essere rendere più difficile una riapertura negoziata proprio mentre Washington, Teheran e Mascate portano avanti piani in parte sovrapposti ma in conflitto tra loro.
La posta in gioco non riguarda soltanto la regione. Lo Stretto è uno dei principali colli di bottiglia energetici del mondo: prima della crisi, vi transitava circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto. La ripresa del traffico dipenderà quindi non solo dagli aspetti tecnici della rotta discussa da Iran e Oman, ma anche dalle controversie irrisolte tra Stati Uniti e Iran su sanzioni, pressione militare, risarcimenti e controllo dell’accesso allo Stretto.