Il governo yemenita ha dichiarato di aver condotto 181 operazioni contro posizioni degli Houthi nelle 24 ore precedenti al 16 agosto, usando droni, artiglieria e lanciarazzi. Gli attacchi degli Houthi hanno colpito campi per sfollati e quartieri residenziali di Marib, con due morti e 14 feriti secondo le autorità lo...
Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What happened in Yemen during the latest escalation of fighting: how many military operations did Yemeni armed forces conduct against Houthi. Article summary: Yemen’s August escalation has revived nationwide combat after years of relative front-line calm and is being treated by the UN as the gravest risk of a return to full-scale war since the April 2022 truce. The available r. Topic tags: general, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts w
La nuova escalation in Yemen non riguarda più soltanto le linee del fronte tra il governo riconosciuto internazionalmente e gli Houthi. I combattimenti hanno raggiunto aree civili, infrastrutture portuali strategiche e rotte commerciali internazionali.
Il dato più significativo è quello annunciato il 16 agosto dall’esercito del governo yemenita: 181 operazioni contro le posizioni degli Houthi nelle 24 ore precedenti. A comunicarlo è stato il portavoce del ministero della Difesa, il colonnello Majid al-Nazili, secondo cui le forze governative hanno impiegato droni, artiglieria e lanciarazzi. L’esercito ha sostenuto di aver colpito postazioni militari, depositi di armi, veicoli e altri siti utilizzati per lanciare attacchi, causando morti e feriti tra i combattenti Houthi e distruggendo parte dell’equipaggiamento.
Si tratta però di cifre e risultati rivendicati dalla parte governativa, che non sono stati verificati in modo indipendente.
Secondo il resoconto militare, le operazioni hanno preso di mira personale Houthi, armamenti, depositi e fonti di fuoco dislocati su diversi fronti. La combinazione di droni, artiglieria e lanciarazzi descrive una campagna coordinata, non un singolo attacco isolato.
L’azione è arrivata dopo una serie di attacchi Houthi contro le forze governative e le aree sotto il loro controllo, in particolare nelle province di Marib e Hadramawt. Nei giorni precedenti, al-Nazili aveva già annunciato operazioni contro uomini e mezzi Houthi lungo più assi di contatto.
Uno dei segnali più preoccupanti è l’avvicinamento degli attacchi alle popolazioni civili. Il 7 agosto missili balistici e droni Houthi hanno colpito campi per sfollati e quartieri residenziali di Marib. Secondo le autorità locali citate dalle agenzie di stampa, il bilancio è stato di due morti e 14 feriti. L’esercito yemenita ha dichiarato di aver reagito colpendo le forze Houthi su diversi fronti.
Altre ricostruzioni hanno riferito di almeno 12 ulteriori attacchi missilistici Houthi nelle province di Marib e Hadramawt, dopo un’offensiva precedente che, secondo fonti governative, avrebbe ucciso almeno 30 soldati e ferito 15 persone. Anche questi numeri provengono da parti coinvolte nel conflitto e devono quindi essere considerati con cautela.
Marib è un obiettivo particolarmente sensibile: rappresenta una delle principali roccaforti del governo e ospita un numero elevato di persone sfollate. Se gli attacchi continueranno, il rischio è che la ripresa dei combattimenti provochi nuove vittime civili e ulteriori spostamenti di popolazione, invece di restare limitata alle postazioni militari.
Sulla costa occidentale, il porto di Mokha — al-Makha in arabo — è diventato il simbolo più evidente della nuova fase del conflitto. Il direttore dello scalo ha dichiarato che il porto è stato colpito da oltre 25 missili nell’arco di diversi giorni. Gli attacchi avrebbero causato sette morti, danni alle infrastrutture e perdite stimate in circa 16 milioni di dollari. Le operazioni commerciali e marittime sono state sospese.
Le fonti non concordano sul numero dei feriti: una ricostruzione parla di 35 persone, un’altra di 30 nell’ultimo attacco. Le informazioni disponibili sostengono quindi una forchetta compresa tra 30 e 35 feriti, non un bilancio unico e incontestato.
Gli Houthi hanno affermato di aver mirato a truppe saudite, depositi di armi e mezzi militari nei pressi di Mokha, utilizzando missili balistici e droni. Le autorità governative hanno respinto questa versione, sostenendo che i colpi abbiano raggiunto strutture civili ed economiche, incluso il porto. Poiché si tratta di dichiarazioni contrapposte in tempo di guerra, l’obiettivo effettivo e l’entità completa dei danni non possono essere stabiliti indipendentemente sulla base delle informazioni disponibili.
Mokha non è importante soltanto per il fronte locale. Il porto si trova vicino a Bab al-Mandab, lo stretto che collega il Mar Rosso al golfo di Aden e rappresenta uno dei passaggi cruciali per la navigazione internazionale. La sua chiusura mette sotto pressione il commercio yemenita e alimenta il timore che gli attacchi terrestri possano compromettere un corridoio marittimo molto più ampio.
L’inviato speciale dell’ONU per lo Yemen, Hans Grundberg, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza che il Paese si trova davanti al rischio più grave di tornare a un conflitto su larga scala dalla tregua negoziata dalle Nazioni Unite nel 2022. L’attività militare è aumentata lungo fronti che erano rimasti relativamente congelati e gli attacchi hanno provocato vittime sia tra i combattenti sia tra i civili.
Grundberg ha inoltre avvertito che la ripresa degli attacchi Houthi contro le navi commerciali nel Mar Rosso e nel golfo di Aden potrebbe trascinare lo Yemen ancora più dentro il conflitto regionale. Il problema, dunque, non è soltanto il numero dei raid: l’escalation si sviluppa contemporaneamente lungo i fronti interni, contro infrastrutture portuali e sulle rotte marittime internazionali.
La tregua del 2022 aveva ridotto i combattimenti pesanti su scala nazionale, ma non aveva risolto il conflitto politico. La nuova violenza rischia quindi di cancellare una fragile fase di relativa calma senza che sia stato raggiunto un accordo definitivo sulla gestione del Paese.
Il 20 luglio gli Houthi hanno annunciato quello che hanno definito un “embargo marittimo” o blocco navale contro le navi saudite. Il portavoce militare del gruppo ha presentato la misura come una ritorsione contro il presunto blocco saudita dei porti e degli aeroporti controllati dagli Houthi. Le autorità della coalizione guidata da Riyadh hanno avvertito che avrebbero risposto “con fermezza”.
Successivamente gli Houthi hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro la petroliera saudita NCC GHAZAL, sostenendo che la nave avesse violato il divieto di navigazione. Il gruppo ha dichiarato di averla costretta a ritirarsi. Le informazioni sulla sicurezza marittima hanno confermato un incidente che ha coinvolto una petroliera, ma non hanno verificato indipendentemente ogni dettaglio della versione Houthi.
Le conseguenze potenziali superano i confini dello Yemen e dell’Arabia Saudita. Secondo Reuters, una chiusura completa di Bab al-Mandab potrebbe mettere a rischio circa il 7% delle forniture mondiali di petrolio. Si tratta di una stima riferita a una possibile interruzione, non della descrizione di una perdita di approvvigionamenti già verificatasi.
Rashad al-Alimi, presidente del Consiglio di presidenza dello Yemen, ha dichiarato che le future azioni Houthi non resteranno senza risposta. Ha inoltre affermato che il gruppo non potrà più decidere da solo quando il Paese debba entrare in guerra o tornare alla pace.
Al-Alimi ha respinto l’idea di una nuova tregua temporanea o di un semplice cessate il fuoco. Al suo posto ha proposto una pace sostenibile fondata sul monopolio statale delle armi e della sovranità. Secondo la sua posizione, gli Houthi dovrebbero deporre le armi, partecipare alla vita politica e presentarsi alle elezioni come attore politico.
Questa linea riduce lo spazio per un rapido ritorno al modello della tregua precedente e mette in luce la disputa politica centrale: il futuro assetto della sicurezza yemenita potrà includere un movimento Houthi armato e autonomo oppure tutte le armi dovranno finire sotto il controllo dello Stato?
La ripresa dei combattimenti arriva mentre lo Yemen affronta bisogni umanitari enormi. Secondo l’ONU, più della metà della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare acuta e milioni di persone si trovano a livelli di privazione classificati come emergenza.
Anche la risposta umanitaria è frenata dalla mancanza di fondi. Il responsabile degli aiuti dell’ONU, Tom Fletcher, ha affermato che l’appello internazionale per lo Yemen era finanziato appena per circa il 20%. Le carenze stanno già costringendo le agenzie a ridurre le razioni, chiudere cliniche e interrompere servizi di protezione.
Le informazioni disponibili indicano un rischio crescente di fame, sfollamento e riduzione dell’accesso agli aiuti, soprattutto se gli attacchi continueranno a colpire porti e comunità lungo il fronte. Non dimostrano però che sia stata dichiarata una carestia su scala nazionale. Il pericolo immediato è che i combattimenti spingano comunità già vulnerabili da una situazione di crisi a livelli ancora più gravi di insicurezza alimentare.
Nel contesto più ampio del conflitto regionale, le autorità iraniane stavano ripulendo una fuoriuscita di petrolio al largo dell’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz. L’incidente non è avvenuto in Yemen, ma mostra come lo scontro regionale legato all’Iran stia producendo conseguenze ambientali oltre ai danni militari e umanitari.
Il numero che riassume la nuova escalation è 181 operazioni in 24 ore, annunciate dal portavoce militare yemenita, il colonnello Majid al-Nazili. L’esercito governativo sostiene di aver usato droni, artiglieria e lanciarazzi contro postazioni Houthi, depositi, veicoli e altre strutture militari. Le cifre sulle vittime e sulle distruzioni restano tuttavia rivendicazioni di una delle parti.
La situazione è particolarmente pericolosa per la sua ampiezza: i quartieri civili di Marib sono stati colpiti, il porto di Mokha ha sospeso le attività dopo oltre 25 attacchi missilistici e gli Houthi hanno esteso lo scontro alle navi legate all’Arabia Saudita. Con l’ONU che considera lo Yemen più vicino a una nuova guerra su larga scala di quanto non sia mai stato dalla tregua del 2022, l’escalation rischia di aggravare sia la crisi umanitaria interna sia l’instabilità attorno al Mar Rosso.
Studio Global AI
This page includes a source-backed answer you can continue inside Studio Global.
Il governo yemenita ha dichiarato di aver condotto 181 operazioni contro posizioni degli Houthi nelle 24 ore precedenti al 16 agosto, usando droni, artiglieria e lanciarazzi.
Il governo yemenita ha dichiarato di aver condotto 181 operazioni contro posizioni degli Houthi nelle 24 ore precedenti al 16 agosto, usando droni, artiglieria e lanciarazzi. Gli attacchi degli Houthi hanno colpito campi per sfollati e quartieri residenziali di Marib, con due morti e 14 feriti secondo le autorità locali; a Mokha sono stati riportati sette morti, tra 30 e 35 feriti e danni...
Il porto di Mokha ha sospeso le attività commerciali e marittime dopo oltre 25 attacchi missilistici, aumentando i timori per il traffico nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al Mandab.