La portata della strategia non si limita all’adesione formale a CIPS. Ecobank, uno dei principali gruppi bancari panafricani, ha negoziato con Bank of China l’introduzione di un servizio che permetta ai clienti di passare direttamente dalle valute locali allo yuan.
La Banca centrale della Libia e la Banca Popolare Cinese hanno raggiunto un accordo per facilitare l’ingresso delle banche libiche in CIPS. Il collegamento dovrebbe permettere pagamenti diretti in yuan, semplificare i trasferimenti e ridurre la dipendenza dal dollaro negli scambi bilaterali.
È importante però distinguere tra un accordo e un sistema già operativo: le fonti disponibili descrivono una partecipazione pianificata, non il completamento del collegamento da parte delle banche commerciali libiche.
Tripoli ha inoltre concordato di esplorare l’accesso al mercato obbligazionario cinese per diversificare i propri investimenti e le riserve in valuta estera. In questo contesto si parla di panda bond, cioè obbligazioni denominate in renminbi e collocate sul mercato cinese da emittenti stranieri. Le informazioni disponibili non confermano tuttavia una specifica emissione, né indicano importo o condizioni: al momento è più corretto parlare di un’intenzione o di un progetto, non di un’operazione già conclusa.
Anche l’Angola si prepara a entrare nella rete cinese. Banco de Fomento Angola (BFA) dovrebbe diventare la prima banca angolana a partecipare a CIPS, per rispondere alla crescente domanda di regolamenti diretti in yuan da parte della clientela. Il completamento del processo è previsto entro il prossimo anno, secondo una fonte citata da Reuters.
Il passo si inserisce in un quadro più ampio: la banca centrale angolana ha aggiunto lo yuan alle valute che gli istituti commerciali possono utilizzare per soddisfare i requisiti di riserva in valuta forte, accanto a dollaro, euro e rand sudafricano.
L’espansione finanziaria cinese procede insieme a una politica commerciale pensata per aumentare i flussi tra le due sponde. Dal 1° maggio 2026 Pechino ha eliminato i dazi sulle importazioni provenienti da 53 Paesi africani. Un rapporto del Congressional Research Service descrive inoltre un accesso senza dazi esteso a tutti i Paesi africani tranne l’Eswatini, nel quadro delle condizioni previste dagli accordi con la Cina.
Più commercio significa più fatture, pagamenti, prestiti commerciali e necessità di capitale circolante che possono essere denominati e regolati in renminbi. Secondo il Congressional Research Service, nel 2025 il commercio tra Cina e Africa ha raggiunto un valore pari a quattro volte quello tra Stati Uniti e Africa.
I dati doganali cinesi indicano inoltre una crescita degli scambi sino-africani di quasi il 18% nell’ultimo anno considerato. L’abolizione dei dazi non obbliga automaticamente le aziende a usare lo yuan, ma amplia il bacino di transazioni in cui la valuta cinese può diventare una scelta pratica.
L’uso del renminbi sta entrando anche nei flussi finanziari interni dei Paesi africani.
La conversione può ridurre il costo del servizio del debito se i finanziamenti in yuan offrono condizioni più favorevoli. Ma non elimina il rischio finanziario: sposta semplicemente l’esposizione valutaria dal dollaro al renminbi e può aumentare la dipendenza dalle condizioni monetarie e finanziarie cinesi.
La strategia cinese ha una dimensione commerciale, ma anche geopolitica. CIPS offre un canale alternativo ai circuiti di pagamento basati sul dollaro e riduce la necessità di utilizzare intermediari esterni per le transazioni con la Cina.
Per i Paesi africani, i possibili vantaggi includono:
Per Pechino, invece, il ritorno è una maggiore presenza del renminbi nei commerci, nelle riserve e nei bilanci pubblici africani. Si rafforzano inoltre i rapporti tra le imprese del continente e il sistema bancario cinese.
L’espansione di CIPS non equivale a una sostituzione del dollaro in Africa. La valuta statunitense continua a svolgere un ruolo centrale nelle riserve, nella finanza internazionale e nei commerci con partner diversi dalla Cina. Inoltre, il controllo dei capitali e la gestione strettamente regolata del renminbi ne limitano la piena convertibilità internazionale.
Anche la politica dei dazi ha un limite importante. L’accesso senza tariffe può aumentare le esportazioni africane verso la Cina, ma da solo non corregge la struttura degli scambi: molti Paesi africani vendono soprattutto materie prime e acquistano manufatti cinesi a maggior valore aggiunto. La riduzione del divario richiederebbe investimenti in capacità produttiva, trasformazione locale, logistica, standard, credito e diversificazione delle esportazioni verso il mercato cinese. Le fonti confermano l’ampliamento dell’accesso tariffario e la crescita del commercio, ma non quantificano in modo indipendente il deficit strutturale né attribuiscono una stima precisa a un singolo analista.
Il risultato più probabile, quindi, non è un’Africa “de-dollarizzata” in tempi brevi, ma un sistema più articolato: il dollaro resta dominante, mentre lo yuan conquista spazio nei corridoi commerciali, nei pagamenti fiscali, nella gestione del debito e nelle relazioni finanziarie con la Cina.
La portata della strategia non si limita all’adesione formale a CIPS. Ecobank, uno dei principali gruppi bancari panafricani, ha negoziato con Bank of China l’introduzione di un servizio che permetta ai clienti di passare direttamente dalle valute locali allo yuan.
La Banca centrale della Libia e la Banca Popolare Cinese hanno raggiunto un accordo per facilitare l’ingresso delle banche libiche in CIPS. Il collegamento dovrebbe permettere pagamenti diretti in yuan, semplificare i trasferimenti e ridurre la dipendenza dal dollaro negli scambi bilaterali.
È importante però distinguere tra un accordo e un sistema già operativo: le fonti disponibili descrivono una partecipazione pianificata, non il completamento del collegamento da parte delle banche commerciali libiche.
Tripoli ha inoltre concordato di esplorare l’accesso al mercato obbligazionario cinese per diversificare i propri investimenti e le riserve in valuta estera. In questo contesto si parla di panda bond, cioè obbligazioni denominate in renminbi e collocate sul mercato cinese da emittenti stranieri. Le informazioni disponibili non confermano tuttavia una specifica emissione, né indicano importo o condizioni: al momento è più corretto parlare di un’intenzione o di un progetto, non di un’operazione già conclusa.
Anche l’Angola si prepara a entrare nella rete cinese. Banco de Fomento Angola (BFA) dovrebbe diventare la prima banca angolana a partecipare a CIPS, per rispondere alla crescente domanda di regolamenti diretti in yuan da parte della clientela. Il completamento del processo è previsto entro il prossimo anno, secondo una fonte citata da Reuters.
Il passo si inserisce in un quadro più ampio: la banca centrale angolana ha aggiunto lo yuan alle valute che gli istituti commerciali possono utilizzare per soddisfare i requisiti di riserva in valuta forte, accanto a dollaro, euro e rand sudafricano.
L’espansione finanziaria cinese procede insieme a una politica commerciale pensata per aumentare i flussi tra le due sponde. Dal 1° maggio 2026 Pechino ha eliminato i dazi sulle importazioni provenienti da 53 Paesi africani. Un rapporto del Congressional Research Service descrive inoltre un accesso senza dazi esteso a tutti i Paesi africani tranne l’Eswatini, nel quadro delle condizioni previste dagli accordi con la Cina.
Più commercio significa più fatture, pagamenti, prestiti commerciali e necessità di capitale circolante che possono essere denominati e regolati in renminbi. Secondo il Congressional Research Service, nel 2025 il commercio tra Cina e Africa ha raggiunto un valore pari a quattro volte quello tra Stati Uniti e Africa.
I dati doganali cinesi indicano inoltre una crescita degli scambi sino-africani di quasi il 18% nell’ultimo anno considerato. L’abolizione dei dazi non obbliga automaticamente le aziende a usare lo yuan, ma amplia il bacino di transazioni in cui la valuta cinese può diventare una scelta pratica.
L’uso del renminbi sta entrando anche nei flussi finanziari interni dei Paesi africani.
La conversione può ridurre il costo del servizio del debito se i finanziamenti in yuan offrono condizioni più favorevoli. Ma non elimina il rischio finanziario: sposta semplicemente l’esposizione valutaria dal dollaro al renminbi e può aumentare la dipendenza dalle condizioni monetarie e finanziarie cinesi.
La strategia cinese ha una dimensione commerciale, ma anche geopolitica. CIPS offre un canale alternativo ai circuiti di pagamento basati sul dollaro e riduce la necessità di utilizzare intermediari esterni per le transazioni con la Cina.
Per i Paesi africani, i possibili vantaggi includono:
Per Pechino, invece, il ritorno è una maggiore presenza del renminbi nei commerci, nelle riserve e nei bilanci pubblici africani. Si rafforzano inoltre i rapporti tra le imprese del continente e il sistema bancario cinese.
L’espansione di CIPS non equivale a una sostituzione del dollaro in Africa. La valuta statunitense continua a svolgere un ruolo centrale nelle riserve, nella finanza internazionale e nei commerci con partner diversi dalla Cina. Inoltre, il controllo dei capitali e la gestione strettamente regolata del renminbi ne limitano la piena convertibilità internazionale.
Anche la politica dei dazi ha un limite importante. L’accesso senza tariffe può aumentare le esportazioni africane verso la Cina, ma da solo non corregge la struttura degli scambi: molti Paesi africani vendono soprattutto materie prime e acquistano manufatti cinesi a maggior valore aggiunto. La riduzione del divario richiederebbe investimenti in capacità produttiva, trasformazione locale, logistica, standard, credito e diversificazione delle esportazioni verso il mercato cinese. Le fonti confermano l’ampliamento dell’accesso tariffario e la crescita del commercio, ma non quantificano in modo indipendente il deficit strutturale né attribuiscono una stima precisa a un singolo analista.
Il risultato più probabile, quindi, non è un’Africa “de-dollarizzata” in tempi brevi, ma un sistema più articolato: il dollaro resta dominante, mentre lo yuan conquista spazio nei corridoi commerciali, nei pagamenti fiscali, nella gestione del debito e nelle relazioni finanziarie con la Cina.