Secondo Limacher, il progetto è stato bloccato perché «la guerra in Iran» sta ritardando l’operazione . Le fonti disponibili presentano dunque il conflitto come il fattore che ha fatto cambiare priorità a Riyadh, anche se non è stata comunicata una decisione ufficiale dettagliata né da Aramco né da Aston Martin.
La sospensione si inserisce in un quadro finanziario più difficile per il regno. La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, ha complicato le esportazioni dei Paesi del Golfo . Nel primo mese della guerra, le perdite giornaliere degli esportatori petroliferi del Golfo sono state stimate in quasi 2 miliardi di dollari
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L’Arabia Saudita ha potuto attenuare in parte l’impatto utilizzando infrastrutture e oleodotti diretti verso il Mar Rosso, ma il settore energetico ha comunque subito una forte contrazione .
I dati del secondo trimestre del 2026 mostrano quanto sia pesante lo shock. Il prodotto interno lordo saudita è sceso del 4,8% su base annua, il peggior calo dal periodo della pandemia di COVID-19; l’attività petrolifera è diminuita del 24,7% . L’FMI ha osservato che il conflitto ha frenato anche l’economia non petrolifera e la fiducia, pur descrivendo il sistema saudita come relativamente resiliente
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Anche le prospettive di crescita sono state riviste al ribasso. BNP Paribas ha ridotto la previsione per il 2026 dal 4,6% iniziale allo 0,8%, citando l’impatto delle maggiori spese pubbliche e militari .
L’aumento dei prezzi del petrolio ha contribuito a sostenere le entrate e a ridurre il disavanzo trimestrale a circa 9 miliardi di dollari, ma il miglioramento è stato limitato dall’impennata della spesa di bilancio legata al conflitto .
Aramco non è un’azienda saudita qualunque: è il principale gigante petrolifero del Paese e una società controllata dallo Stato. In una fase in cui Riyadh deve gestire contemporaneamente minori esportazioni, rotte commerciali interrotte e maggiori costi militari, un ampliamento della sponsorizzazione di una squadra di Formula 1 rappresenta una spesa discrezionale facilmente rinviabile.
Il congelamento non implica necessariamente l’uscita dell’Arabia Saudita dalla Formula 1 o la fine del rapporto con Aston Martin. Indica piuttosto che, almeno per il 2027, i nuovi milioni destinati a rafforzare la presenza saudita nella squadra non hanno più la stessa priorità di prima .
Per Aston Martin, la conseguenza è un’incertezza sulle risorse aggiuntive attese per lo sviluppo del progetto sportivo. Per Riyadh, invece, la scelta riflette una più ampia revisione delle priorità finanziarie: in tempo di guerra, anche un investimento strategico e di grande visibilità come la sponsorizzazione in F1 può finire in attesa.