Ecco cosa prevedeva il Memorandum di giugno, perché la revoca delle sanzioni è una svolta e quali sono i punti di attrito che ora minacciano qualsiasi accordo definitivo.
Il 17 giugno 2026, il presidente Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno firmato un Memorandum di 14 punti . I punti centrali erano:
A un certo punto, circolavano almeno tre versioni diverse del Memorandum — tutte con elementi simili sulla riapertura dello stretto, lo sblocco delle sanzioni e i negoziati nucleari, ma con differenze sulla sequenza e la portata .
Il 7 luglio 2026, tre navi commerciali sono state colpite da proiettili nello Stretto di Hormuz o nelle sue vicinanze: una metaniera, una superpetroliera e una terza nave . Gli Stati Uniti hanno risposto revocando la licenza generale del Tesoro che autorizzava le vendite di petrolio iraniano, con una data di chiusura effettiva fissata al 17 luglio . Contemporaneamente, il Comando Centrale USA ha annunciato attacchi contro i sistemi di difesa aerea iraniani, le reti di comando e controllo, i radar costieri, le capacità missilistiche antinave e oltre 60 imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione .
Perché è importante: Lo sblocco delle sanzioni petrolifere era il principale incentivo economico per l'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. Revocando la licenza, Washington ha segnalato di considerare gli attacchi alle petroliere come una violazione sostanziale del cessate il fuoco . Il Tesoro USA ha dichiarato che "l'Iran raccoglierà benefici solo se mostrerà buona condotta" . L'Iran ha risposto che "non ci saranno colloqui se Trump non fermerà le azioni militari" .
Anche prima dell'escalation del 7 luglio, i negoziati procedevano a rilento. Quattro controversie restano irrisolte:
A partire dal 6-7 agosto 2026, la Commissione per la Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano sta esaminando un disegno di legge preliminare che:
L'Iran sostiene inoltre di aver raggiunto un accordo con l'Oman su una rotta marittima proposta che escluderebbe le navi statunitensi e israeliane . Gli Stati Uniti hanno respinto categoricamente qualsiasi accordo che limiti la libertà di navigazione. Un funzionario USA ha dichiarato alla CNBC: "Le rotte temporanee saranno senza impedimenti — niente approvazioni o permessi, niente pedaggi o tariffe. Lo Stretto di Hormuz è una via d'acqua internazionale e nessuna parte controlla le corsie o la capacità di transitarvi" .
A un certo punto, circolavano almeno tre versioni diverse del Memorandum — tutte con elementi simili sulla riapertura dello stretto, lo sblocco delle sanzioni e i negoziati nucleari, ma con differenze sulla sequenza e la portata . Questo ha alimentato le accuse che ogni parte operasse sulla base di una diversa interpretazione di ciò che era stato concordato.
L'Iran chiede anche lo sblocco dei suoi asset all'estero, una richiesta rimasta irrisolta anche al momento della firma del Memorandum di giugno . I colloqui a Doha il 1° luglio si sono conclusi senza segni di progresso verso una pace duratura, con entrambe le parti che si accusavano reciprocamente di aver ritirato impegni già considerati risolti .
Dopo la revoca delle sanzioni e gli attacchi USA del 7 luglio, la leadership iraniana ha dichiarato che "non ci saranno colloqui se Trump non fermerà le azioni militari" . I mediatori del Qatar e del Pakistan stanno lavorando per ripristinare il cessate il fuoco, riferendo "progressi" al 4 agosto, ma la disputa centrale su chi controlli lo Stretto e con quali regole resta irrisolta .
La revoca delle sanzioni petrolifere statunitensi segna una grave battuta d'arresto per il Memorandum di giugno. Un accordo definitivo per la riapertura dello Stretto di Hormuz è bloccato dalla richiesta iraniana di escludere le navi USA e israeliane, dall'insistenza di Teheran sullo sblocco degli asset congelati e dalle reciproche recriminazioni per le violazioni del cessate il fuoco. I tentativi di mediazione di Qatar, Pakistan e Oman proseguono, ma il futuro dell'accordo rimane incerto. Per i mercati energetici globali, la posta in gioco è enorme: lo Stretto di Hormuz è il passaggio per circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali .