La cifra è stata comunicata dal direttore finanziario di UMG, Matt Ellis, durante la conference call sui risultati del secondo trimestre, il 30 luglio 2026. Ellis ha spiegato che la società ha venduto «poco meno di un terzo» della quota che intende dismettere, pari al 50% della propria partecipazione in Spotify.
Il piano annunciato il 29 aprile prevede infatti la vendita di metà della partecipazione di UMG nella piattaforma di streaming. La quota complessiva, stimata in circa 2,7 miliardi di euro, dovrebbe generare proventi totali vicini a 1,4 miliardi di dollari. UMG possiede circa 6,49 milioni di azioni Spotify, equivalenti a circa il 3,1% della società.
Il meccanismo dei pagamenti agli artisti nasce da una clausola inserita nel contratto firmato da Swift con UMG e Republic Records nel novembre 2018. La cantante chiese che qualsiasi vendita delle azioni Spotify da parte dell’etichetta producesse una distribuzione di denaro a tutti gli artisti UMG, su base non recuperabile.
In pratica, le somme non vengono trattate come anticipi da recuperare attraverso le royalty future. Non possono quindi essere semplicemente utilizzate per compensare eventuali saldi ancora dovuti dagli artisti all’etichetta.
All’epoca Swift scrisse sui social: «Come parte del mio nuovo contratto con Universal Music Group, ho chiesto che qualsiasi vendita delle loro azioni Spotify comportasse una distribuzione di denaro ai loro artisti, non recuperabile. Hanno generosamente accettato».
La cantante definì quella richiesta «la condizione che contava più di qualsiasi altro punto dell’accordo».
Le stime del settore indicano che agli artisti potrebbe spettare circa il 28% dei proventi. Applicata ai 403 milioni di euro incassati nella prima tranche, la percentuale equivarrebbe a circa 130-131 milioni di dollari. I pagamenti dovrebbero comparire nei rendiconti delle royalty tra la metà e la fine del 2026.
La condivisione dei proventi derivanti dalle partecipazioni nelle piattaforme di streaming non è stata inventata da Swift. Nel febbraio 2016, Warner Music Group aveva annunciato che avrebbe condiviso con i propri artisti i ricavi ottenuti da un’eventuale vendita delle azioni Spotify.
Quando Warner cedette l’intera partecipazione nel 2018 per 504 milioni di dollari, accreditò 126 milioni di dollari sui conti degli artisti, pari al 25% del ricavato.
Nello stesso periodo, Sony Music vendette metà delle proprie azioni Spotify per 768 milioni di dollari e distribuì agli artisti circa 250 milioni, ovvero il 32,5%, indipendentemente dal fatto che avessero già recuperato o meno gli anticipi ricevuti.
La differenza decisiva nella trattativa di Swift riguardava proprio questo punto: la cantante volle che l’impegno di UMG fosse scritto nel contratto e che i pagamenti fossero effettivamente non recuperabili. Nel modello adottato da Warner, invece, i proventi potevano essere utilizzati per compensare i saldi ancora non recuperati dagli artisti.
Per Universal, la cessione della quota Spotify rientra in una strategia finanziaria più ampia. A marzo 2026 la società aveva annunciato il suo primo programma di riacquisto di azioni, del valore di 500 milioni di euro, dopo il calo del titolo seguito alla quotazione. Il programma è stato completato il 24 luglio, con il riacquisto di circa 26,7 milioni di azioni a un prezzo medio vicino ai 18 euro.
Il 29 aprile UMG ha portato a 1 miliardo di euro l’autorizzazione complessiva al buyback, indicando la vendita delle azioni Spotify come una delle principali fonti di finanziamento.
| Componente del programma | Importo | Stato |
|---|---|---|
| Primo programma, annunciato a marzo 2026 | 500 milioni di euro | Completato il 24 luglio 2026 |
| Riacquisto da fondi Pershing Square, giugno 2026 | 250 milioni di euro | Completato |
| Autorizzazione ampliata, aprile 2026 | 1 miliardo di euro complessivi | In corso, finanziato principalmente dalla vendita di Spotify |
| Programma aggiuntivo, agosto 2026 | 250 milioni di euro | Avviato il 6 agosto 2026 |
La manovra si colloca anche nel confronto con Pershing Square, il fondo dell’investitore attivista Bill Ackman, che aveva presentato una proposta di acquisizione di UMG da circa 65 miliardi di dollari. Il piano di Ackman prevedeva, tra le altre cose, la liquidazione della partecipazione in Spotify. Il consiglio di amministrazione di UMG ha scelto invece di procedere autonomamente, stabilendo tempi e modalità della vendita.
Nel secondo trimestre del 2026 UMG ha registrato una crescita dei ricavi del 5,3%, sostenuta soprattutto dall’aumento degli abbonamenti ai servizi di streaming. Allo stesso tempo, l’utile netto è stato appesantito dai costi legali, comprese le cause legate all’intelligenza artificiale, e dalle spese associate ai programmi di riacquisto di azioni. Dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo ha perso circa il 25%.
Le fonti disponibili non dettagliano i termini dell’accordo specifico tra UMG e Spotify sulla musica generata dall’intelligenza artificiale. Il quadro generale, però, è quello di un settore in cui le grandi etichette stanno portando avanti cause legali e, al tempo stesso, valutando accordi di licenza per stabilire come utilizzare i contenuti generati dall’IA e come remunerare gli artisti.
La vendita delle azioni Spotify consente quindi a UMG di sostenere la propria politica di restituzione del capitale agli azionisti proprio mentre l’industria musicale affronta questa fase di transizione. Per gli artisti, invece, la conseguenza più concreta è l’arrivo di pagamenti straordinari resi possibili da una richiesta contrattuale avanzata da Taylor Swift otto anni fa.