L’episodio, reso noto il 6 agosto, segna un ulteriore peggioramento della sicurezza per il traffico commerciale nella regione, dove Russia e Ucraina stanno estendendo la guerra dei droni alle rotte marittime.
La Emil è una portarinfuse per carichi secchi di proprietà della società di navigazione tedesca Johann M. K. Blumenthal GmbH & Co. KG, con sede ad Amburgo. La nave naviga però sotto bandiera della Liberia, una pratica comune nel trasporto marittimo internazionale .
Al momento dell’attacco si trovava a circa 21 miglia nautiche, pari a circa 39 chilometri, da Odessa . Diversi droni l’hanno colpita più volte, provocando un incendio e danneggiando diversi sistemi tecnici . La nave ha perso sia la propulsione sia la capacità di governare la rotta: è rimasta quindi senza possibilità di manovra e alla deriva.
Secondo le ricostruzioni disponibili, un altro drone avrebbe colpito la Emil mentre l’equipaggio era già impegnato nell’evacuazione . Gli 11 membri dell’equipaggio, nessuno dei quali era cittadino tedesco, sono stati portati in salvo e risultano illesi .
La seconda nave colpita quella notte è stata la Mera Queen, mercantile battente bandiera della Guinea-Bissau . Secondo le autorità regionali di Odessa, l’attacco ha ucciso un marinaio e ne ha feriti altri tre . La nave trasportava grano, stando alle informazioni riportate dalle autorità ucraine .
Il bilancio rende l’incidente particolarmente grave: mentre l’equipaggio della Emil è riuscito a salvarsi, l’attacco contro la Mera Queen ha avuto conseguenze mortali.
Il ministero della Difesa russo ha confermato gli attacchi attraverso il proprio canale Telegram il 6 agosto. Secondo Mosca, i droni avrebbero colpito due navi da carico a sud e a est di Odessa .
La Russia sostiene che le imbarcazioni stessero trasportando materiale militare destinato all’Ucraina. Il ministero ha inoltre collegato gli attacchi a un’operazione più ampia contro le infrastrutture logistiche utilizzate, secondo la sua ricostruzione, per immagazzinare o distribuire componenti per droni e beni a duplice uso, cioè materiali utilizzabili sia in ambito civile sia militare .
Nello stesso contesto, Mosca ha dichiarato di aver colpito sette centri logistici dentro e nei dintorni di Kyiv . Tuttavia, non ha fornito prove pubblicamente verificabili a sostegno dell’accusa secondo cui le due navi trasportassero rifornimenti militari .
Ucraina. Le autorità ucraine hanno condannato gli attacchi come una nuova escalation contro la navigazione mercantile civile. Il governatore della regione di Odessa ha comunicato il bilancio di un morto e tre feriti sulla Mera Queen .
Kyiv ha però intensificato a sua volta la propria campagna di droni navali contro obiettivi legati alla Russia: secondo Reuters, nel solo luglio 2026 unità ucraine hanno colpito oltre 180 obiettivi marittimi, comprese imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov .
Germania. L’attacco alla Emil è stato inizialmente riportato dal quotidiano tedesco Bild e successivamente confermato da Deutsche Welle . Al momento delle ultime ricostruzioni, il governo tedesco non aveva annunciato una risposta militare formale. L’episodio ha però riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare la protezione delle navi commerciali nel Mar Nero .
Gli attacchi del 5 agosto non sono un episodio isolato. Rientrano in un deterioramento molto più rapido della sicurezza marittima, diventato evidente tra luglio e agosto 2026.
Il caso Emil mostra come la distinzione tra obiettivi militari e traffico commerciale stia diventando sempre più fragile nel Mar Nero. Una nave di proprietà tedesca, ma registrata in Liberia e con un equipaggio internazionale, è stata colpita in acque al largo di un importante porto ucraino. Una seconda nave civile ha subito vittime.
Russia e Ucraina accusano le imbarcazioni colpite di sostenere lo sforzo bellico dell’avversario, mentre le navi mercantili e i loro equipaggi si trovano esposti a una nuova forma di rischio: essere danneggiati, fermati o affondati in base a valutazioni militari difficili da verificare pubblicamente.
La Emil, rimasta senza propulsione e alla deriva, e la Mera Queen, con il suo bilancio di vittime, sono il simbolo di questa fase più pericolosa della guerra: nel Mar Nero non è più soltanto il controllo dei porti a essere conteso, ma anche la sicurezza delle rotte commerciali e delle persone che le percorrono.