Il 29 luglio, Trump e Netanyahu si sono incontrati a Washington per esaminare tutte le opzioni — diplomazia, pressione economica e forza — ma secondo fonti israeliane il premier non ha indicato una preferenza per l'azione unilaterale, segno che Israele mantiene aperta ogni possibilità . Israele, inoltre, avrebbe dovuto partecipare a un maxi-attacco USA poi cancellato a fine luglio: un segnale di stretta coordinazione operativa, ma anche della prontezza israeliana ad agire anche da sola .
Dal 28 febbraio, l'Iran ha lanciato centinaia di missili contro Israele. Nei primi 40 giorni di guerra (fino alla tregua dell'8 aprile) si sono contati 650 attacchi missilistici, la maggior parte con munizioni a grappolo . Le autorità israeliane hanno registrato 16 morti nel solo mese di marzo .
L'attacco più grave è avvenuto il 1° marzo a Beit Shemesh, con un missile balistico iraniano che ha ucciso 9 persone (tra cui tre fratelli adolescenti) e ferito altre 27 . Un bilancio complessivo (aggiornato a marzo 2026) parla di circa 69 israeliani uccisi e oltre 9.100 feriti; sul fronte iraniano si stimano tra 3.400 e 6.000 morti e tra 15.000 e 26.500 feriti, con 17 soldati USA uccisi e 548 feriti . Nelle ultime settimane non si registrano nuovi grandi attacchi missilistici contro Israele, ma la tregua resta fragile.
Il CENTCOM ha condotto bombardamenti quotidiani contro obiettivi iraniani. Il 7 luglio, le forze USA hanno colpito oltre 80 bersagli, tra cui navi da guerra, depositi di droni e missili, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea . I raid sono proseguiti per 12 notti consecutive fino al 23 luglio .
A fine luglio, il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper, ha suggerito di fermare la campagna di bombardamenti attorno allo Stretto di Hormuz, ritenendola ormai inefficace . Il 3 agosto, Trump ha dichiarato di aver cancellato un attacco pianificato contro l'Iran che sarebbe stato "il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale", aggiungendo che Washington e Teheran si stavano avviando verso nuovi negoziati — smentiti però da Teheran .
Il Qatar è il mediatore principale tra Washington e Teheran. Il 22 maggio una delegazione qatariota era a Teheran per gettare le basi di un accordo . I colloqui indiretti procedono a rilento: a fine giugno, l'Iran ha rifiutato di incontrare direttamente gli inviati USA, e le posizioni sono distanti su arricchimento dell'uranio e controllo dello Stretto di Hormuz .
Al 4-5 agosto, il Qatar conferma che la mediazione è "in corso" e che una bozza per una risoluzione a breve termine sta circolando tra le parti, con "progressi positivi" . Tuttavia, USA e Iran continuano a smentirsi a vicenda sull'effettivo stato dei negoziati .
Lo Stretto di Hormuz resta il punto caldo. Le minacce iraniane hanno di fatto bloccato il traffico commerciale nella via d'acqua strategica, e i raid USA hanno colpito le capacità navali iraniane proprio lì . Una base militare USA in Arabia Saudita è stata presa di mira durante l'escalation dell'8 giugno, allargando il conflitto .
Lo stallo di fondo resta: Israele vuole impedire all'Iran di ottenere armi nucleari; Teheran rifiuta di limitare l'arricchimento senza la fine delle sanzioni; e gli USA sono divisi tra il ruolo di garanti della sicurezza israeliana e la volontà di evitare una guerra prolungata. Se la finestra diplomatica si chiudesse, il ritorno a scontri pesanti è un pericolo concreto .