Il calo del greggio ha inoltre ridotto i timori di una nuova fiammata dell’inflazione. Di conseguenza, l’indice del dollaro è rimasto sotto quota 100 e i mercati hanno attenuato le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, la banca centrale statunitense .
In altre parole, un’energia meno costosa viene considerata un fattore disinflazionistico: se i prezzi del petrolio scendono, la Fed avrebbe meno ragioni per mantenere una politica monetaria ancora più restrittiva .
Il rally non equivale a una soluzione definitiva. Gli analisti hanno sottolineato diversi punti di fragilità.
Il memorandum di cessate il fuoco firmato a giugno aveva iniziato a perdere efficacia a causa della ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e dei contrasti sui diritti di transito nello Stretto di Hormuz . Alla vigilia dei nuovi colloqui, inoltre, una nave è stata colpita nello Stretto, un episodio che ha ricordato quanto la situazione restasse volatile .
La giornalista della BBC Lyse Doucet ha descritto il quadro successivo all’intesa come una condizione di “né guerra né pace”: una tregua intermittente che potrebbe facilmente trasformarsi di nuovo in un conflitto aperto .
Anche il ritorno alla normalità dei trasporti marittimi non è garantito. Reuters ha avvertito che una calma così fragile potrebbe non impedire nuove fiammate, lasciando incerti i tempi e l’entità della ripresa del traffico delle petroliere .
Un ostacolo centrale riguarda il significato stesso dell’intesa. I negoziatori statunitensi e iraniani hanno continuato a fornire interpretazioni diverse sulle modalità di ingresso e uscita delle navi da Hormuz . Il controllo delle rotte di transito è una questione strategica fondamentale e, se non venisse chiarita, potrebbe compromettere l’attuazione dell’accordo.
Gli investitori ricordano inoltre che un accordo di pace raggiunto nel giugno 2026 si era già sgretolato nel giro di poche settimane. In quel contesto, il presidente Donald Trump aveva dichiarato a un certo punto che l’intesa era “finita”, mentre riprendevano gli scambi di droni e razzi .
Per questo l’entusiasmo del 5 agosto è apparso più come un rimbalzo di sollievo che come una celebrazione di una pace ormai consolidata.
La seduta ha mostrato quanto rapidamente i premi per il rischio geopolitico possano ridursi quando emerge la prospettiva di una de-escalation. Ma ha anche ricordato il rovescio della medaglia: gli stessi premi possono tornare altrettanto velocemente se i negoziati falliscono o se un nuovo incidente interrompe il traffico nello Stretto.
Il calo del petrolio e il rialzo delle azioni riflettono quindi una speranza concreta, ma non ancora una certezza. Finché Washington e Teheran non risolveranno i contrasti sul controllo di Hormuz e sui termini politici dell’intesa, la calma dei mercati resterà appesa a un filo.